Ogni cosa è illuminata

Quattro artisti in mostra a Roma all’Accademia Americana. Per tornare a ragionare sulla luce e sul suo orizzonte di senso. Si tratta di Francesco Carone, Chiara Camoni, Salvatore Arancio ed Emanuele Becheri. Il secondo atto della mostra è visibile fino al 10 luglio.

Brightlight / Darklight - veduta della mostra presso l'Accademia Americana, Roma 2012

All’Accademia Americana di Roma si torna a ragionare sulla luce e sul suo orizzonte di senso. Quattro artisti, due grandi sale, due doppie personali – dapprima un’idea di luce “diurna”, poi all’opposto un’idea di luce “notturna”.
Francesco Carone ha alterato l’illuminazione naturale applicando uno strato di creta sulla superficie vetrata di una grande finestra, come facevano gli scultori una volta. In queste condizioni ha poi invitato altri artisti a ritrarre sui muri una modella. Il chiaroscuro dei disegni così ottenuti risulta esacerbato due volte – dalla semioscurità “operativa” e dal fatto che detti interventi si offrono al visitatore in un contesto espositivo in cui la creta non è stata rimossa. La riflessione è ad alto tasso intellettuale, ma il progetto che ne discende si dimostra un po’ debole in termini di carica autostrutturante.
Chiara Camoni ha chiamato in causa l’aspetto sorgivo del fare arte e della creatività manuale, coinvolgendo bambini e anziani nella realizzazione di un corpus di sculturine in terracotta, che ha poi disposto in terra, componendo un paesaggio circolare, candido e affollato, di forme e presenze buffe e/o sorprendentemente preziose. L’opera cattura, ma vivendo già di suo della commistione straniante tra tenore intimista e appeal processuale, in chiave luministico-ambientale funziona in termini solo aggiuntivi e più che altro effettistici. Per la serie giovani Kiki Smith – e non futuri James Turrell – crescono.

Brightlight / Darklight – veduta della mostra presso l’Accademia Americana, Roma 2012

Nel suo video, Salvatore Arancio ha aggiunto un volo di neri uccelli alla coltre di nubi viste da sopra, che apre l’indimenticabile Dr. Strangelove di Stanley Kubrick. L’artista ha così impresso un’accelerazione gothic a un’immagine in movimento vertiginosa e “aperta”, col risultato inaspettato, ma tutto sommato anche poco cospicuo concettualmente, di rendere quest’ultima più marina che aerea. Si fa comunque apprezzare il tentativo di mettere insieme, con Kubrick, in nome del sublime, Caspar David Friedrich, Magritte e il Duchamp di L.H.O.O.Q.
Chi rompe un po’ gli schemi è Emanuele Becheri, il cui video ritrae le elucubrazioni immaginarie e il parossismo fisico, nel buio, di uno scheletro animato, spaventevole e meditabondo, che si rivela essere un piccolo burattino – il tutto associato a vocalizzi noise, all’apparenza efferati, trascinanti perché/benché a tratti inspiegabilmente fuori sincrono. L’artista dimostra qui di poter andare oltre un certo aplomb gothic-minimal, aggiungendo elementi ulteriori tra cui il grottesco, e di saper condurre senza sbrodolii impennate in direzione di un registro un po’ delirante, il che è abbastanza inconsueto per l’arte italiana.

Pericle Guaglianone

Roma // fino al 10 luglio 2012
Brightlight / Darklight
a cura di Ludovico Pratesi e Valentina Ciarallo
AMERICAN ACADEMY IN ROME
Via Angelo Masina 5
06 58461
[email protected]
www.aarome.org

 

CONDIVIDI
Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.
  • rodolfo cortese

    sicuramente una lettura giusta di un processo di mostra che prometteva bene per un pubblico che ha dato due volte fiducia al curatore recandosi fin laggiu.

    L’opera di camoni era già stata esposta e realizzata per la sua personale. Un artista giovane dovrebbe lavorare, anche in tempi di crisi, sempre ex novo, su ogni mostra, soprattutto in un’occasione come questa. Vedo una mano mal sana e commerciale del suo gallerista.

    Arancio su tutti non aveva senso di esserci. Un artista giovane che partecipa a mostre esterne tramite la sua gallerista è un artista semi morto. Meglio che resti a Londra.

    Per quanto riguarda Becheri bisognerebbe conoscere il suo lavoro precedente per capire che questo è un lavoro debole, finto e non finito che punta solo a innervosire in una sede prestigiosa come l’Accademia Americana.

    Carone senza dubbio ne esce vincente (ma solo perchè attorniato da morti) anche se quel classicismo dilettantesco-accademico della modella riprodotta sulle pareti lascia l’amaro in bocca.
    Carone torna a fare quello che sai fare…

  • mario

    affermare che la mostra sia debole è un eufemismo: mi chiedo la ragione di questi progetti che non portano nulla a nessuno (forse al gallerista? forse al curatore?) ma di certo non all’artista