Nell’oscurità del male nel mondo con Don McCullin

Anche i paesaggi paiono conservare le atmosfere buie delle esperienze vissute, la guerra, la povertà, le tante forme di violenza nel mondo. A Reggio Emilia, con Don McCullin, cinquant’anni di storia per Fotografia Europea. A Palazzo Magnani fino al 15 luglio.

Don McCullin - Quartiere di Bogside, Derry, 1971 © Don McCullin (Contact Press Images)

Forte il segno stilistico di Don McCullin (Londra, 1935): 160 le immagini in bianco e nero esposte, dove l’oscurità è la poetica dell’artista e il contenuto stesso, il male che affligge in così tante forme questo pianeta. Anche nell’assoluta bellezza dei panorami si svelano insieme aspetti foschi, torbidi, minacciosi.
Nell’ambito di Fotografia Europea, quest’anno dal titolo Vita comune, immagini per la cittadinanza, articolata in molteplici spazi della città, questa mostra possiede una sua particolare autonomia, omaggio a un grande autore/artista della fotografia dalla lunga esperienza che ha lasciato chiara, dolente memoria d’infiniti dolori.
Il contatto degli occhi è la chiave di tutto…”, racconta in un’intervista pubblicata nel bel catalogo. “Era così importante per me non offendere nessuno, chiedere il loro permesso, scattare le fotografie con dignità e rispetto”.
Da un continente all’altro, conflitti e paure, violenza, sopraffazioni, mancanza di cibo e acqua. La costruzione del muro di Berlino e la guerra del Vietnam, la carestia in Biafra e i Khmer Rossi in Cambogia, il massacro di Sabra e Shatila e le vittime dell’Aids, senzatetto e disoccupati… “Questo è sempre stato il mio scopo ultimo: mostrare la vergogna insita nella distruzione di esseri umani che non hanno commesso nessun crimine, non hanno nessuna colpa. Volevo ritrarre la dignità del loro dolore”.

Don McCullin – Un marine americano traumatizzato dai bombardamenti, Hue, 1968 © Don McCullin (Contact Press Images)

Altre poi le ricerche, legate anche all’amicizia con Bruce Chatwin, per le civiltà del passato, viaggi antropologici, popoli distanti nel tempo e nello spazio. Ma anche i paesaggi dell’Inghilterra e le nature morte.
Paiono comunque sempre prevalere gli aspetti tenebrosi, ombre drammatiche. “Qualcuno dice che i miei paesaggi somigliano a scene di guerra. Semplicemente, la campagna inglese d’inverno è brulla, nuda, umida, fredda, il gelo ti penetra fin dentro le ossa”: queste le scelte, la stagione del freddo, le ore di confine dell’alba e del tramonto…
Dimostranti trascinati a forza, grigi fumi dalle ciminiere all’alba, disoccupati che raccolgono carbone: inquietudini e tristezza anche nell’amata Inghilterra. Magnifiche le nature morte esposte a Reggio Emilia, che svelano un lungo dialogo con la storia dell’arte. Anche se Don McCullin difende la sua identità: “Benché io attinga sempre dai maestri della pittura e volessi diventare un pittore io stesso, non lo sono. E non sono neppure un artista. Sono un fotografo”.

Valeria Ottolenghi

Reggio Emilia // fino al 15 luglio 2012
Don McCullin – Fotografie della guerra e della pace, 1958/2011
a cura di Sandro Parmiggiani e Robert Pledge
PALAZZO MAGNANI
Corso Garibaldi 29
0522 444446
[email protected]
www.palazzomagnani.it

CONDIVIDI
Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.