L’arte si fa strada in città

A Zurigo l’arte pubblica diventa protagonista, tra quartieri residenziali ed ex-industriali. Fino al 23 settembre c’è “Art and the City”, che dissemina oltre quaranta installazioni nella zona occidentale della città.

Alex Hanimann, Vanessa, 2012 - Foto Stefania Facco

Il titolo è Art and the City e, come si può intuire, si tratta di un festival dedicato all’arte negli spazi pubblici. Più di quaranta installazioni e opere urbane invaderanno fino al 23 settembre 2012 il quartiere occidentale di Zurigo, trasformando la città in una grande galleria a cielo aperto. Il programma espositivo, sotto la curatela di Christoph Doswald, propone opere realizzate da artisti di fama internazionale: sculture, installazioni, performance e interventi in sedi non convenzionali che invitano lo spettatore a perdersi tra aree industriali e residenziali alla ricerca degli “ospiti estranei” nel paesaggio urbano di tutti giorni. Tra gli artisti presenti ci sono forti personalità, il cui lavoro, già negli anni Settanta, era teso a indagare i processi di trasformazione e metabolizzazione degli spazi, come Richard Tuttle, Fred Sandback, Yona Friedman e Charlotte Posenenske e artisti di nuova generazione impegnati a diversi livelli nell’indagine del contesto urbano, come Christian Jankowski, Los Carpinteros, Martin Creed e Oscar Tuazon.

Oscar Tuazon, A Lamp, 2012 – Courtesy the Artist and Galerie Eva Presenhuber, Zürich – Foto Stefania Facco

Quest’ultimo, con A Lamp (2012), propone un assemblaggio di frammenti provenienti dal relitto di una nave, che colpito dai riflessi delle scintillanti vetrate del grattacielo Prime Tower al quale si affianca, cattura lo sguardo del visitatore.
Durante il percorso si incontrano poi, a volte inaspettatamente, tra un cantiere e l’altro, opere di Subodh Gupta, Paul McCarthy, Beat Zoderer e Ai Weiwei. Interessante Tankstelle (2012), un distributore di benzina di legno costruito ai margini dell’autostrada, realizzato dal duo Michael Meier & Christoph Franz. Il luogo, abbandonato e privato della propria funzionalità, diventa simbolo di un futuro prossimo senza petrolio e ci conduce attraverso una sofisticata riflessione sulle conseguenze estetiche dell’ascesa e della caduta di una civiltà.
Scarsa la presenza degli italiani. Affascina l’artista vicentino Arcangelo Sassolino con Elisa, una scultura animata da un generatore idraulico che spinge a intervalli casuali un braccio meccanico contro il suolo. L’eleganza minimale e il non-colore dell’opera contrastano con il suono minaccioso e imprevedibile dell’urto e con la durezza dell’asfalto, dilaniato dalla potenza della macchina.

Stefania Facco

www.artandthecity.ch