Là dove ti porta il pop. Con Plamen Dejanoff

L’utopia sociale di cambiare il volto di una città: come l’architettura si presta alla realizzazione di un progetto artistico rivolto al pubblico. Tutto questo in Bulgaria, ma anche a Bologna. “Planets of Comparison” è l’ambizioso progetto di Plamen Dejanoff che il MAMbo ospita fino al 9 settembre.

Plamen Dejanoff, The Bronze House, 2007-2012

Sembra che un’esplosione si sia abbattuta nella Sala delle Ciminiere del MAMbo: in piedi resta solo la struttura portante di uno scarno edificio, mentre a terra sono sparsi vari elementi decorativi del pavimento e della facciata. Non è uno scenario post-atomico, piuttosto la presentazione dell’ambizioso progetto Planets of Comparison di Plamen Dejanoff (Veliko Tarnovo, 1970).
Nei suoi primi lavori c’è una costante riflessione sulla società globalizzata e tardo capitalista. Dejanoff infatti s’intrufola nelle pieghe del marketing più agguerrito, strizzando l’occhio a Jeff Koons ed Andy Warhol, ma anche al Realismo Capitalista di Sigmar Polke e compagni. Punto forte delle sue azioni è il rapporto disincantato e scanzonato verso il mondo del lusso e dei beni accessori, universo entro il quale fa convergere anche l’arte.
O almeno così sembra fino al 2006, quando parte il progetto Planets of Comparison e Dejanoff, acquisiti alcuni lotti di terreno nella sua città natale, decide di realizzarvi un centro culturale pubblico. L’operazione espositiva è semplice: vengono presentati al pubblico i modelli in scala, i moduli in bronzo che costituiranno l’infrastruttura degli edifici, i suoi elementi decorativi e, come corollario, alcuni oggetti simil-pop e kitsch da vendersi per finanziare la fondazione che sovrintende il progetto. I musei che ospitano il percorso (già MAK e MUMOK a Vienna, Kunstverein ad Amburgo, FRAC Champagne-Ardenne a Reims) non solo fungono da cassa di risonanza dell’evento, ma partecipano fattivamente al fund raising.

Plamen Dejanoff, The Bronze House, 2007-2012

Dejanoff cura tutto il processo realizzativo: dalla progettazione alla sponsorizzazione dell’evento, fino alla creazione dei modelli architettonici. Insomma, l’artista diventa una figura ibrida: comunicatore, manager, curatore e architetto al servizio di un’opera d’arte totale.
L’arte poi non cede di un passo di fronte al funzionalismo architettonico: ognuno degli elementi costitutivi della struttura (e qui il riferimento alla Colonna infinita di Brancusi diventa palese) viene fatto a mano e ricalca i principi decorativi tipici della tradizione bulgara. Nella Bronze House nulla si piega alla serialità dei prodotti in commercio, ogni dettaglio è oggetto di progettazione e realizzazione individuale.
Sembra una svolta radicale nella carriera di Dejanoff: da una politica economica del brand che coinvolge ogni aspetto della vita dell’artista a un’estrema attenzione alle necessità pubbliche e identitarie dell’arte. Come andrà a finire la sfida?


Elena Tonelli


Bologna // fino al 9 settembre 2012
Plamen Dejanoff – The Bronze House
a cura di Gianfranco Maraniello
MAMBO
Via Don Minzoni 14
051 6496611
[email protected]
www.mambo-bologna.org

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Elena Tonelli
Nata a Trento nel 1985, dopo il diploma classico si è laureata in Storia e Tutela dei Beni Culturali nell’Ateneo di Padova con una tesi sulla critica tedesca a Fernand Léger (2008). Trasferita a Bologna per seguire la magistrale in Arti Visive, curriculum contemporaneo, si è laureata, di nuovo a pieni voti, con una tesi su Wolf Vostell (2011). Attualmente sta seguendo il primo anno della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici sempre presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre interessata all’arte e agli eventi culturali, con particolare riferimento ai loro risvolti contemporanei, Elena ha collaborato con diversi Enti pubblici per l’organizzazione di eventi culturali e mostre. Nel 2008 presso la Galleria Civica Cavour per la mostra Novecento al museo (Padova), nel 2010 supporto per l’evento Draft. Performing Videoart and Music (Bologna, a cura di Silvia Grandi) e per la mostra ART//TUBE, L’arte alla prova della creativita’ amatoriale (Padova, a cura di Guido Bartorelli).