Il kitsch ieri e oggi. Secondo Gillo Dorfles

Una mostra in Triennale per aggiornare il dibattito sul Kitsch come categoria estetica e per celebrare il saggio del 1968 scritto dal decano della critica Gillo Dorfles. Eppure non tutta la mostra tiene, e rischia di tracimare le buoni intenzioni nel loro contrario. A Milano, fino al 26 agosto.

Corrado Bonomi - Piccoli uomini. Benito - 2002

Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto. Con questo titolo, nel 1968 Gillo Dorfles (Trieste, 1910) licenziava per Mazzotta uno dei suoi saggi più riconosciuti, destinato a diventare un vero e proprio testo di riferimento per chiunque volesse confrontarsi con il tema denso del kitsch e del cattivo gusto. Partendo da questo fondamentale lavoro, i curatori della mostra (Aldo Colonetti, Franco Origoni, Luigi Sansone e Anna Steiner) hanno tentato un percorso filologico per mostrare l’attualità dell’indagine di Dorfles e insieme per esibire le contaminazioni del cattivo gusto nelle produzioni artistiche.
Sono tre sostanzialmente le sezioni della mostra: nella prima troviamo alcuni autori che storicamente hanno coscientemente metabolizzato i segni del kitsch, restituendolo in forma intellettualizzata e consapevole. Pittori come l’eccentrica Adriana Bisi Fabri, Salvador Dalí, Gianfilippo Usellini, il metafisico Alberto Savinio e il patafisico Enrico Baj.

Lampada animalier – Collezione privata Elio Fiorucci – photo Matteo Girola

Si prosegue poi con una carrellata di autori contemporanei, quali Ontani, Antonio Fomez, Leonard Steckfus, Corrado Bonomi, Limbania Fieschi, e ancora Carla Tolomeo con le sue inquietanti sedute, Vannetta Cavallotti, entità collettive come Cracking Art Group, The Bounty Killart ed entità ambigue come Felipe Cardena. Accanto a questi, un’intera sala è dedicata alla ricerca artistica di Rutger Van der Velde: incomprensibile tutto questo peso per un singolo artista le cui opere certamente rimarcano la tesi, ma non aggiungono nuovi elementi al precedente display di artisti.
È così che speranzosi si attraversa il corridoio, investito da videoproiezioni interattive, verso l’ultima sala che ospita la “giostra del kitsch”, corredata da una galleria di oggetti che dovrebbero documentare lo stato brado, e perciò autentico, del cattivo gusto. Ma è proprio in questa scarsa selezione che la mostra svela il suo punto debole. Ciò che rende piacevolmente perverso il tema è questo aspetto totalizzante e immersivo del kitsch: gli oggetti, la paccottiglia che amiamo collezionare, certo, ma anche e soprattutto il loro collezionista.

Gianfilippo Usellini – Il cane barbone – 1970

Perché se da una parte ci sono le cose, non bisogna pur tuttavia dimenticare uno dei passaggi fondamentali di questo linguaggio e della sua stessa esistenza: “l’uomo kitsch”, già analizzato da Clement Greenberg nel suo studio del 1939, ossia ciascuno di noi che con i suoi atteggiamenti, i suoi sentimentalismi e moralismi uniti alla mancanza di cultura, produce kitsch e se ne circonda. Concetto peraltro ampiamente scandagliato da Dorfles nel suo saggio, laddove analizzava istanze della vita come il sesso, la politica e l’amore.
Una mostra così meritava dunque una selezione e delle risorse molto superiori a quelle messe in scena, approfondendo maggiormente l’aspetto sociale e le trasformazioni del nostro gusto dal ‘68 a oggi. In questa stanza che più delle altre doveva illustrare gli effetti tangibili del kitsch quotidiano, avremmo voluto vedere scelte più coraggiose e insieme scientifiche: accanto ai soliti nani da giardino, sarebbe stato bello trovare per esempio i divani-Fiat 500 disegnati da Lapo Elkann, oppure alcune trasmissioni televisive o interi palinsesti, provocando quell’effetto spiazzante di riconoscimento del cattivo gusto mimetizzato in ciò che ci circonda tutti i giorni.

Kicco – Saratoga Dalí – 2004

E persino sarebbe stato bello vedere, con l’ironia di cui senz’altro Dorfles è capace, uno dei suoi stessi quadri, per chiudere il cerchio tra l’oggetto in esame e lo studioso stesso. Del resto, Dorfles stesso avverte: “È necessario conoscerlo, anche frequentarlo, e perché no, qualche volta utilizzarlo”.

Riccardo Conti

Milano // fino al 26 agosto 2012
Gillo Dorfles. Kitsch – oggi il kitsch
a cura di Gillo Dorfles con Aldo Colonetti, Franco Origoni, Luigi Sansone e Anna Steiner
TRIENNALE
Viale Alemagna 6
02 724341
[email protected]
www.triennale.it

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Riccardo Conti
Riccardo Conti (Como, 1979) è critico d’arte e free lance editor per numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali occupandosi principalmente di cultura visiva e sperimentazione audio e video. Ha curato diverse mostre per gallerie e spazi privati ed è autore di alcuni format televisivi riguardanti arti visive e cultura contemporanea. Ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, e tenuto seminari presso altre università ed istituzioni quali NABA, IULM, e KHIO di Oslo, attualmente insegna presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ed è docente di Visual Culture e Video Culture presso IED moda Lab. Dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • pietrosergio mauri

    fantasticamente complimenti !

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