Alice Schivardi. L’altro che racconta

Sintesi di suoni e parole, trova consonanza nei ricami, segni e disegni sciorinati su carta da schizzo. Una complessa installazione, quella di Alice Schivardi, per raccontare storie del vivere collettivo e riscoprire la propria identità. A Roma, da The Gallery Apart, fino al 28 luglio.

Alice Schivardi - Ad immagine e somiglianza - 2012 - courtesy The Gallery Apart, Roma

Siamo il prodotto delle storie che abbiamo ascoltato e delle tante che ancora dobbiamo ascoltare”, afferma Daniel Taylor. Per lo scrittore statunitense, è la narrazione a modellare la visione di noi stessi, del mondo e del posto che in esso occupiamo. Sul filo di questo concetto si dipana la mostra di Alice Schivardi (Erba, 1976; vive a Brescia e Roma). Una complessa installazione, sintesi di suoni sinusoidali e parole, che trova consonanza nei ricami, segni e disegni sciorinati su carta da schizzo lungo due pareti della galleria. Si traduce in esperienza uditiva e visiva al tempo stesso.
Ci accoglie un brusio diffuso da sei altoparlanti, che rimanda parole a stento riconoscibili, più nitide (voce narrante + suono) solo nel momento in cui ci si avvicina ai singoli amplificatori. Riemergono così, se si sceglie di ascoltarle, storie di vita di sei persone diverse per età, sesso e vissuto individuale, che l’artista ha raccolto e registrato lungo un percorso di incontri e scambio. Grazie al processo d’identificazione con “l’altro che racconta” si può, di fatto, esplicitare la nostra identità, un’identità relazionale, una sorta di costruzione collettiva, segnata da modi e forme della narrazione e, quindi, del contatto con sé e con l’altro.

Alice Schivardi – Equazione Uno – veduta della mostra presso The Gallery Apart, Roma 2012

Anche il ricorso al ricamo (mezzo che Schivardi utilizza da sempre, insieme al disegno, alla fotografia, al video, alla performance) è qui metafora della relazione. Si fa racconto muto: unione tra conscio e inconscio, lento e faticoso tentativo di ordinare il mondo, attraverso l’intrico dei fili colorati. La lunga striscia di carta acetata – dove l’artista ha catturato le sue suggestioni durante l’esperienza di storytelling -, pur conservando quasi valenza testimoniale di un antico rotulo illustrato, è anche schermo trasparente, filtro interiore che si interpone fra l’occhio e il reale.
“Vedere” ciò che si racconta, significa non limitarsi a inserire figure, pensieri, ricordi, scritte che riguardano esistenze individuali nella trama di un singolo vissuto, ma introdurle all’interno di una più estesa varietà di significati, forme e valori che compongono lo scenario del vivere collettivo. S’innescano così altri punti di domanda e riflessioni alternative per creare nuove storie, inattese immagini, visioni e prospettive.

Lori Adragna

Roma // fino al 28 luglio 2012
Alice Schivardi – Equazione Uno
THE GALLERY APART
Via di Monserrato 40
06 68809863
[email protected]
www.thegalleryapart.it

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Lori Adragna
Lori Adragna nata a Palermo, vive e lavora a Roma. Storico dell’arte con perfezionamento in simbologia (Arte e simboli nella psicologia junghiana). Critico e curatore indipendente, dal 1996 organizza mostre ed eventi culturali per spazi privati e pubblici tra cui: Museo Nazionale d’Arte orientale di Roma; Villa Piccolomini, Roma; Museo D'Annunzio, Pescara; Teatro Palladium, Università Roma Tre; Teatro Furio Camillo, Roma; Palazzo Sant’Elia, Palermo; Museo di Capodimonte, Napoli; Complesso monumentale di San Leucio, Caserta; Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma. In veste di consulente editoriale e artistico ha collaborato inoltre per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (realizzando cataloghi e mostre nel Complesso monumentale di S. Michele a Ripa). I suoi testi sono pubblicati su enciclopedie, libri, cataloghi, in Italia e all’Estero. Scrive come free lance per numerose riviste specializzate nel settore artistico.