Umani sotto osservazione

Al Pav di Torino l’artista Etienne De France costruisce il racconto di un mammifero marino scomparso. La Rhytina di Stellar era capace di captare le comunicazioni umane e di sfuggire alle ricerche. In mostra fino al 24 giugno.

Etienne De France - Tales of a Sea Cow - veduta della mostra presso il PAV, Torino 2012

Nella prima metà del XVIII secolo, il letterato francese Benoît De Maillet dava alle stampe un’opera scritta in forma di dialogo, il Telliamed, in cui, attraverso l’interpretazione dei dati dell’anatomia comparata, si giungeva a una prima, apparente, teoria evoluzionistica. Secondo Maillet, un tempo la Terra era completamente ricoperta d’acqua e tutte le specie, compreso l’uomo, sarebbero derivate da reciproci antenati acquatici. A testimonianza di ciò, nel Telliamed si citavano gli innumerevoli avvistamenti di “uomini marini”, più di quindici episodi che spazierebbero tra il 592 e il 1720.
A quasi quattrocento anni da quell’ultimo avvistamento, l’artista Etienne De France (Parigi, 1984; vive a Reykjavik) segue il cammino di Maillet, mettendosi sulle tracce di una specie estinta di mammifero marino, un fantasma che avrebbe abitato i mari gelidi del Nord Atlantico: la Rhytine di Stellar. A differenza del letterato settecentesco, che era convintissimo della veracità dei numerosi avvistamenti di uomini marini e che, su di essi, basava molta della sua teoria proto-evoluzionistica, il giovane artista trapiantato in Islanda mette in mostra, al Pav di Torino, un racconto, una metafora squisitamente poetica che prende sì le mosse da un’ipotetica riscoperta della Rhytine di Stellar, ma se ne distanzia immediatamente immergendola in una geniale e minuziosa finzione artistica che prende in esame il travagliato rapporto dell’uomo con gli animali e la natura in genere.

Etienne De France - Tales of a Sea Cow - veduta della mostra presso il PAV, Torino 2012

Tales of a Sea Cow, a cura della critica francese Annick Bureaud, raccoglie svariate testimonianze, tanto suggestive quanto artefatte, dell’esistenza del mammifero acquatico scomparso, come il calco del muso, con tanto di vibrisse capaci di captare i segnali delle comunicazioni radio, che gli permettono di anticipare i movimenti dell’uomo. “Siamo sotto osservazione della Rhytine”, sostiene l’artista ipotizzando uno sguardo e uno studio reciproci tra uomini e animali. “Anch’essi ci ascoltano e ci osservano. Dobbiamo smettere di pensare in modo gerarchico. Siamo tutti parassiti e l’uomo è solo un parassita più sviluppato di altri”.

Andrea Rodi

Torino // fino al 24 giugno 2012
Etienne De France – Tales of a Sea Cow
a cura di Annick Bureaud
PAV
Via Giordano Bruno 31
011 3182235
[email protected]
www.parcoartevivente.it

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Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.