Sintomi di psicosi contemporanee

Sovraccariche e a tratti disturbanti, le foto di Patrick Mimran riescono curiosamente seducenti. Radiografie dei mali del presente, o sintomi esse stesse di una malattia in corso? Al MNAF di Firenze, fino al 31 luglio.

Patrick Mimran - Temple Steps 2 - 2008

Con la personale di Patrick Mimran (Parigi, 1956) le sale del Museo Alinari si popolano di molteplici “sintomi” contrastanti, che sono quelli di una società al limite della deriva, ma anche gli sfoghi creativi di un artista poliedrico, che si esprime su più fronti paralleli (pittura, musica, video e scultura), trovando nella fotografia un parziale momento di sintesi.
Per questo motivo, l’allestimento si presenta da subito caotico e quasi arbitrario. Eccezion fatta per le prime foto, che fanno tutte parte di una serie realizzata all’età di quindici anni, i restanti scatti realizzano un percorso difficile da districare. Tanti piccoli assaggi di ricerche eterogenee, che trovano forse l’unico collante nel gusto che le guida: un’evidente predilezione per gli accostamenti provocanti, sia nelle tematiche che nella composizione, che vanno dai giochi di parole agli shock estetici, dallo svelamento delle manipolazioni in atto nel mondo dei consumi alla creazione di altrettante – e ancor più affascinanti – mistificazioni.

Patrick Mimran - Symbols as Symptoms - veduta della mostra presso il MNAF, Firenze 2012 - photo Andreas Bahrdt

Basti considerare la prima, precocissima serie. Il tema degli abusi su minori diviene spunto per una ricerca estetica carica d’ironia e citazionismo. Non a caso queste ricerche procedettero in parallelo alle sperimentazioni nell’ambito pubblicitario, condividendone i cromatismi saturati, l’attenta preparazione in studio e la predilezione per soggetti inanimati.
Delle restanti foto in mostra, la maggior parte documenta i progetti elaborati dall’artista negli ultimi anni. Molte si sostengono da sole, ma altre denunciano la loro dipendenza da un contesto assente – sia esso musicale, visivo, o più semplicemente “ambientale”. Chiaro comunque che questa mancanza è parte del progetto di Mimran, che gioca volentieri sull’analogia e lo straniamento.

Patrick Mimran - Green Doll - 1974

I frame del video Babel.TV (parte di un’installazione ancora più estesa, con tanto di Torre in miniatura) si dispongono casualmente in due stanze diverse, le serie s’intersecano con gusto capriccioso e dissacrante, e anche i singoli scatti prediligono gli accostamenti più stridenti. Il visitatore è così costretto a un esercizio critico attivo, per non lasciarsi sfuggire le allusioni implicite, né tantomeno soggiogare dalle luci innaturali di paradisi in plexiglas.
Lo conferma la foto che documenta il progetto Billboard (in corso dal 2001 in varie città e visibile anche all’ingresso del museo), in cui uno dei suoi provocanti slogan è sovrapposto a un indolente gregge di pecore.

Simone Rebora

Firenze // fino al 31 luglio 2012
Patrick Mimran – Symbols As Symptoms
a cura di Patrick Mimran e Alessandra de Bigontina
Catalogo Fratelli Alinari
MNAF
Piazza Santa Maria Novella 14a/r
055 216310
[email protected]
www.alinari.it/it/museo.asp

CONDIVIDI
Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.