Se la fotografia fa il doppio gioco

L’immagine fotografica raccontata in tutta la sua intrinseca ambiguità. Una collettiva con opere della Collezione della Cassa di Risparmio di Modena mette in discussione la fotografia come registrazione asettica della realtà. Alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia fino al 24 giugno.

Cao Fei, Hip Hop Fukuoka, 2005

La fotografia, si sa, non è solo un ritratto inequivocabile del dato visivo. I giochi delle inquadrature a volte sfasano i piani, appiattendo le prospettive, invertendo le dimensioni, deformando i contorni. Lo spostamento dei punti di vista accentua i dettagli e li rende dei soggetti, allontana i primi piani o mette a fuoco gli sfondi. Se questo può succedere dal punto di vista del dato visibile, altrettanto può verificarsi sul piano dei concetti e delle informazioni veicolate.
A discrezione di chi esegue lo scatto, una scena può apparire surreale pur essendo ripresa in modalità iperrealistica; si possono scatenare passioni negative davanti a semplici giocattoli, si può provare paura al cospetto di un volto e si può ammirare l’eleganza di una scena violenta.
Negli spazi della Fondazione Bevilacqua La Masa a Piazza San Marco, la mostra Doppio gioco. L’ambiguità dell’immagine fotografica, curata da Filippo Maggia, raccoglie le opere della Collezione Fondazione della Cassa di Risparmio di Modena e ha un cardine espositivo che ruota proprio intorno all’abbandono della fiducia in ciò che si vede.

Philip Kwame Apagya, White House Picnic

Autori provenienti da tutto il mondo si ritrovano riuniti in un’esposizione collettiva che come legante non ha né il tema né le forme, ma che individua, nella strategia più fine del linguaggio fotografico, la visuale psicologica di uno sguardo posto dietro l’obiettivo. Tra i nomi che spiccano nella rosa della collezione si trovano, tra gli altri, Yasumasa Morimura (Giappone) a cui la Bevilacqua ha in passato dedicato una personale, Samuel Fosso (Camerun), e Fikret Atay (Turchia). Immagini che raccontano situazioni difficili proposte in modo scherzoso, attimi di vita dolorosi presentati giocosamente, interrogativi sulle pieghe più ardue della vita interpretati con umorismo, scene lievi e naturali che diventano lugubri e nebbiose. Ogni scatto acquista una “doppia faccia” e sta all’osservatore decidere come porsi e quale preferire. Ogni immagine richiede attenzione, tempo, osservazione ma soprattutto la disponibilità, da parte del visitatore, a farsi ingannare. Solo apparentemente, solo per qualche istante. Il gioco tuttavia si fa doppio solo per chi si ferma un attimo in più e si predispone all’ascolto della storia raccontata.
Mettere in dubbio alcune certezze, porsi domande su ciò che sembra di vedere, lasciar parlare il dettaglio sono, qui, gesti imprescindibili. Per chi passa rapidamente da un’opera a un’altra, invece, la proposta rischia di apparire silente.

Chiara Casarin

Venezia // fino al 24 giugno 2012
Doppio Gioco. L’ambiguità dell’immagine fotografica
a cura di Filippo Maggia
FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA – GALLERIA DI PIAZZA SAN MARCO
San Marco 71c
041 5237819
[email protected]
www.bevilacqualamasa.it

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Chiara Casarin
Chiara Casarin (1975) è curatore indipendente. Ha lavorato dal 2000 al 2003 presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, dal 2006 al 2008 presso la Fondazione Benetton Iniziative Culturali di Treviso, 2009 al 2011 presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2009 ottiene il titolo di dottore di ricerca alla Scuola Studi Avanzati di Venezia con una tesi sulle problematiche dell’autenticità nell’arte contemporanea. Dal 2007 al 2009 è ricercatrice presso l’Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Ceci n'est pas l'Auteur. Ovvero: l'opera dell'arte nell'elogio della sua riproducibilità digitale in “Engramma” n. 60, dicembre 2007; Estetiche del Camouflage (a cura di Chiara Casarin e Davide Fornari), ed. Et al., Milano 2010; Las Bodas de Canà en Venecia. Autenticidad de un facsimil in “Revista de Occidente” n. 345 Febbraio 2010, Fundaciòn José Ortega y Gasset, Madrid e BLM 2002>2010 ( a cura di) ed. Mousse Publishing, Milano 2010. Ha curato diverse esposizioni collettive e personali tra cui le più recenti In Equilibrio tra due punti sospesi di Silvano Rubino (Venezia BLM giugno 2010, catalogo Damiani), e Carlo Gajani (Museo Civico Archeologico di Bologna, maggio 2010, catalogo ed. dell'Archiginnasio) con Renato Barilli. Svolge attività di collaborazione alla didattica presso l' Università Ca' Foscari ed è docente di Arte Contemporanea presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Venezia. Dal 2009 collabora con la Soprintendenza B. A. P. di Venezia e Laguna.
  • ” Ogni scatto acquista una “doppia faccia” e sta all’osservatore decidere come porsi e quale preferire.” In realtà ogni “scatto” (ogni immagine comunque prodotta) ha sempre una molteplicità di “interpretazioni” e sempre chiede allo spettatore di fare delle scelte. Per rendersene conto basta “mostrare” un’immagine senza darle alcun “titolo” e chiedere al pubblico di farlo, come sto facendo io su Facebook, ogni giorno, da oltre sette mesi
    https://www.facebook.com/media/set/?set=a.107178315959642.12969.100000024219811&type=1

    https://www.facebook.com/events/285423244816534/

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      You Tube: STIAMO TUTTI DORMENDO IL SONNO DELL’ARTE CONTEMPORANEA…

      • …???…

        • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

          Luciano non ti dimenticare di insistere con i punti ?????????????????????

          • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

            Caro Luciano, non mettere in discussione i punti interrogativi. Riponi estrema cura nella scelta del punto interrogativo di ciò che si intende domandare. In genere i punti interrogativi sono abituati al dibattito e fanno molta attenzione a quello che dicono…, dimodoché risultano assai tosti di quanto si vorrebbe… Guardati un video divertente:

            “Stiamo tutti dormendo il sonno dell’arte contemporanea”
            Buona notte.

          • …in realtà ne basterebbe uno, ma dovrei poterlo scrivere molto, molto, grande ;-0
            ?

  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

    lucià, ma sto video lo vuoi vedere si o no.. prima di dormire ?

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    Caro Luciano, cerco di rompere i grandi punti interrogativi, gli schemi mentali che costiuiscono oggi un modo di sentire e percepire l’esperienza dei linguaggi visivi in modo “standard”…in modo disorientante e alienante per l’arte e il povero pubblico. Non si possono lasciare irrisolti e fare finta di niente a rispondere ai piccoli e grandi interrogativi. Per esempio: “STIAMO TUTTI DORMENDO IL SONNO DELL’ARTE CONTEMPORANEA” (?)Infine ho scoperto che il punto interrogativo è la base di qualsiasi tipo di comunicazione. Non credo più ai FETICCI ARTEFATTI! Non credo più alle finte-provocazioni ai cocktail nei salotti dell’arte e alla folgorazione istintiva…

    • …sono felice che tu abbia compreso l’importanza del punto interrogativo, spero che te ne ricordi scrivendo i tuoi prossi commenti, dato che i tuoi precedenti sono, generalmente, costituti solo da affermazioni e punti esclamativi, impliciti o espliciti.

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

        Luciano, sono contento che tu sia “felice”. Credo che ciò possa bastare. L’amor proprio è comunque fonte di immenso piacere per tutti i punti interrogativi ed esclamativi.

        Essi hanno sempre (implicitamente ed esplicitamente) una compagnia inseparabile basata sulle parole di cronaca d’arte, piuttosto che sulla autenticità del linguaggio dell’arte. A parer mio questa affermazione ed altre, raramente, vanno d’accordo con l’odierna cronaca d’arte.

        Per dimostrare a tutti quelli che si occupano di cronaca d’arte contemporanea che si sbagliano di grosso bisognerebbe (punto esclamativo permettendo) mandarli all’Università dagli artisti e filosofi di estetica selvaggia. Per intenderci non alla scuola di critici-curatori-cicisbei, allevati e addomesticati nelle batterie dell’arte di feticci innocui alla borghesia finanziaria.

        Oggi in questo sistema addomesticato dell’arte: quale “artista” di batteria è più fedele e adulatore del cane? Ecco il punto interrogativo ? Gli artisti tigri, leoni e pantere, non adulano il potere, il successo, i soldi e non si fanno addomesticare da questo perverso e malato sistema dell’arte. Eppure questi artisti sono espressione autentica e amici del popolo.

        Per finire queste mie affermazioni sono espressioni di un malumore che serpeggia nell’odierno circuito dell’arte che, come dice Orazio, è irrespirabile e insopportabile.

  • ….”Gli artisti tigri, leoni e pantere, non adulano il potere, il successo, i soldi e non si fanno addomesticare da questo perverso e malato sistema dell’arte”… potresti fare qualche nome ?

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      io, lui, lei e sempronio… ti bastano ? Per Zeus è spuntato un’altro incomodo punto interrogativo, anzi un punto esclamativo !