L’invenzione della curatela. Nella moda

Quando una mostra racconta le scelte di un curatore. Quando il protagonista non è l’artista, non è il collezionista e nemmeno l’oggetto. La figura di una donna che della moda ha fatto la sua vocazione e il suo linguaggio poetico. Diana Vreeland al Museo Fortuny di Venezia, fino al 25 giugno.

Diana Vreeland - 1982 - photo Priscilla Rattazzi

Una mostra dedicata a un curatore e alle sue scelte. Non a un artista e alle sue opere, non a un collezionista e alla sua grande passione, non a un periodo storico e alle sue tendenze  ma a una donna che, come una poetessa in grado di “sentire” qual è la parola giusta da usare, ha saputo scegliere immagini di moda che sapessero restituire al pubblico l’allure di un’epoca.
Diana Vreeland after Diana Vreeland è una mostra dedicata al lavoro di selezione, cernita, osservazione e accostamento accurato che questa fashion editor e fashion curator ha impresso alla moda del secolo scorso e forse dei secoli a venire. Un’incredibile vita spesa tra le passerelle di Parigi, Londra e New York, un susseguirsi di eventi che l’hanno consacrata all’Olimpo della genialità creativa, tra frasi, dichiarazioni e azioni memorabili se non ormai celebri, narrano lo spessore di una genitrice delle teorie della moda, del fashion soprattutto visto come immaginazione, come arte.

Copertina dedicata alla vittoria dopo la Seconda guerra mondiale - Harper’s Bazaar, settembre 1945

Prima fashion editor di Harper’s Bazar e direttore di Vogue America, poi fashion consultant del Metropolitan di New York, Diana Vreeland (Parigi, 1903 – New York, 1989) è stata soprattutto una accentratrice visionaria che imputava a sé tutti i diritti del gusto, che insegnava e faceva scuola. Ora una bellissima mostra nel più bel palazzo veneziano, il Museo Fortuny, suggerisce con pochi e decisi tocchi lo stile di colei che lo stile ce l’aveva nel sangue e che a molti ha potuto insegnare. Inventrice di neologismi che poi si sono radicati nel linguaggio della moda come self-styling, allure, exotic e soprattutto interpretation, la Vreeland è divenuta il guru di un modo di vedere la moda.
Ora alcune delle “opere” che sono esposte al Museo di Mariano Fortuny – altro geniale collezionista e poliedrico cultore della bellezza – sono il sintomo di una vitalità creativa unica. Dall’attenzione alle forme del manichino alla composizione delle celebri doppie pagine di Harper’s Bazar o Vogue, tutto traspare nella scelta compiuta dalle curatrici della mostra veneziana, Maria Luisa Frisa e Judith Clark: far urlare un colore, far scintillare un ricamo prezioso, illuminare un tessuto, tutto diventa omaggio a un lavoro inedito.

Lauren Bacall fotografata da Louise Dahl-Wolfe sulla copertina di Harper’s Bazaar - marzo 1943

I capi disegnati da Missoni, Balenciaga, Givency e Yves Saint Laurent indossati da Diana Vreeland stessa, da Eleonora Duse o altre celebrità del Novecento, diventano qui vere opere d’arte senza alcuna restrizione.

Chiara Casarin

Venezia // fino al 25 giugno 2012
Diana Vreeland after Diana Vreeland
a cura di Maria Luisa Frisa e Judith Clark
MUSEO FORTUNY
San Marco 3958
041 5200995
[email protected]
www.fortuny.visitmuve.it

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Chiara Casarin
Chiara Casarin (1975) è curatore indipendente. Ha lavorato dal 2000 al 2003 presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, dal 2006 al 2008 presso la Fondazione Benetton Iniziative Culturali di Treviso, 2009 al 2011 presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2009 ottiene il titolo di dottore di ricerca alla Scuola Studi Avanzati di Venezia con una tesi sulle problematiche dell’autenticità nell’arte contemporanea. Dal 2007 al 2009 è ricercatrice presso l’Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Ceci n'est pas l'Auteur. Ovvero: l'opera dell'arte nell'elogio della sua riproducibilità digitale in “Engramma” n. 60, dicembre 2007; Estetiche del Camouflage (a cura di Chiara Casarin e Davide Fornari), ed. Et al., Milano 2010; Las Bodas de Canà en Venecia. Autenticidad de un facsimil in “Revista de Occidente” n. 345 Febbraio 2010, Fundaciòn José Ortega y Gasset, Madrid e BLM 2002>2010 ( a cura di) ed. Mousse Publishing, Milano 2010. Ha curato diverse esposizioni collettive e personali tra cui le più recenti In Equilibrio tra due punti sospesi di Silvano Rubino (Venezia BLM giugno 2010, catalogo Damiani), e Carlo Gajani (Museo Civico Archeologico di Bologna, maggio 2010, catalogo ed. dell'Archiginnasio) con Renato Barilli. Svolge attività di collaborazione alla didattica presso l' Università Ca' Foscari ed è docente di Arte Contemporanea presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Venezia. Dal 2009 collabora con la Soprintendenza B. A. P. di Venezia e Laguna.