La materia luminosa del Macro

Estate al Macro. E se una volta i musei chiudevano, a Roma di mostre se ne inaugurano tre. Una tematica, anzi “materiale”, tutta dedicata all’uso artistico del neon. E poi due personali: la storia, con Claudio Cintoli; e il presente (e magari il futuro), con Gregorio Botta. A Roma, per tutta l’estate e oltre.

Joseph Kosuth - Neon - 1965 - courtesy l'artista & Galleria Lia Rumma, Milano-Napoli - photo Marc Domage

Rigore e poesia. Modernità liquida della luce e poetiche d’artista, a intermittenza. È NEON, la materia luminosa dell’arte, che – insieme alla prima personale in un’istituzione pubblica di Gregorio Botta e a una retrospettiva sull’artista degli Anni Cinquanta, Claudio Cintoli – inaugura la seconda fase importante, il rodaggio del nuovo Macro, quello rosso e nero progettato da Odile Decq e diretto da Bartolomeo Pietromarchi.
Lo spazio è dinamico, contaminato dall’arte anche dove non te lo aspetti, nel foyer, all’ingresso, negli angoli apparentemente più nascosti. In questo caso, a contaminare è il neon. Scritte e figure che si accendono e si spengono, tracciano un percorso divertito e colorato che accompagna il visitatore fino alla Sala Enel (il progetto della mostra, curato da David Rosenberg e Pietromarchi,  è realizzato con il sostegno di Enel, che festeggia i cinquant’anni) per lasciarlo poi entrare in un ambiente asettico, rigoroso, in equilibrio perfetto tra poetica d’artista e modernità liquida luminosa.

Cerith Wyn Evans - In Girum Imus Nocte et Consumimur Igni - 2006 - Olbricht Collection, Essen - photo Giorgio Benni

Quel sapore industriale e di strada del neon, che nacque proprio cent’anni fa con la prima insegna di un barbiere parigino, si perde nella sala del museo e, attaccata alla parete, come sulla pagina di un catalogo, esce l’opera. E si fa notare. Così come le firme degli artisti presenti, che ripercorrono la storia del materiale attraverso i decenni. Ecco Dan Flavin, Joseph Kosuth, Maurizio Nannucci, Mario Merz, Bruce Nauman con War in rosso acceso, Maurizio Cattelan con il celebre Br, Alfredo Jaar con il suo M’illumino d’immenso. Per arrivare al lavoro iper-contemporaneo, in cui il neon continua a essere reinventato anche dai giovani come Flavio Favelli, Piero Golla e Riccardo Previdi.

Claudio Cintoli - Autoritratto con Acuto - 1972

Al secondo piano, l’atmosfera cambia. Gregorio Botta presenta Rifugi: un tuffo nell’infinito, nell’orizzonte dell’acqua, nel mare. Un infinito che l’uomo cerca di incasellare come fa Botta, con 23 sculture in ferro, i “rifugi” appunto, che sembrano cabine, palafitte incerte. Il mormorio dell’acqua che sgorga su un’installazione di cera al centro e la luce che illumina solo scorci di mare suscitano sensazioni di pace e aprono nuove prospettive di visione.
Sala bianca. Altro spazio, altra mostra, sempre nel contenitore rosso e nero. È una retrospettiva dedicata a Claudio Cintoli, che esplora in una quarantina di opere il lavoro dell’artista e le sue declinazioni in scultura, pittura e installazioni. Opere surreali e iperrealiste che illuminano i temi di costrizione e libertà. Spicca tra i lavori murali degli Anni Settanta la scritta del Piper, storico locale notturno romano.

Geraldine Schwarz

Roma // fino al 4 novembre 2012
NEON. La materia luminosa dell’arte
a cura di David Rosenberg e Bartolomeo Pietromarchi
Roma // fino al 2 settembre 2012
Claudio Cintoli – L’immagine è un bisogno di confine
a cura di Ludovico Pratesi e Daniela Ferraria
Gregorio Botta – Rifugi
MACRO
Via Nizza 138
06 0608
[email protected]
www.museomacro.org