La biennale è donna, a Ferrara

I materiali più diversi per ricordare la presenza di brutalità, angherie e soprusi, senza confini di spazio e tempo. Abiti d’acciaio e video, tessuti, cemento e collage. È la 15esima edizione della Biennale Donna, al PAC di Ferrara fino al 10 giugno.

XV Biennale Donna - Lydia Schouten - photo Marco Caselli Nirmal

Il contenuto – il tema della violenza – non diminuisce il valore estetico delle opere ma lo esalta: merito delle scelte perfette di questa piccola ma preziosa mostra ferrarese. Creazioni al femminile per la XV Biennale Donna, che però, anche quando evocano, sottolineano, esplicitano la sofferenza di genere, varcano la soglia della denuncia, della protesta, per toccare essenze profonde, oltre la singola identità, con visioni/echi, testimonianze da Paesi distanti.
Sette le autrici ospiti: Valie Export, Regina José Galindo, Loredana Longo, Naiza H. Khan, Yoko Ono, Lydia Schouten e Nancy Spero. Solo Loredana Longo (Catania, 1967) è italiana: di grande suggestione il pavimento di mattonelle in cemento con inserti di camicie di stoffa, a ricordare le donne morte nell’incendio dell’industria tessile Cotton (Usa) a cui la tradizione fa risalire la festa della donna, l’8 marzo.
Ma il primo incontro, di notevole impatto visivo/emotivo, è con le opere di Naiza H. Khan (Bahawalpur, 1968): corpetti, biancheria in acciaio galvanizzato che restano sospesi, con inserti di tessuto leggero o strisce di pelle, armature che invece di difendere sembrano offendere, volendolo imprigionare, il corpo femminile.
Doppio video, la stessa performance a distanza di anni, più di trentacinque, per Yoko Ono (Tokyo, 1933) che si espone all’azione degli spettatori, che a loro volta diventano quindi parte attiva e passiva della scena: a fianco dell’artista, seduta quieta, una forbice con cui viene tagliato a pezzi l’abito, svelando via via il corpo della protagonista/interprete

XV Biennale Donna - Naiza H. Khan - photo Marco Caselli Nirmal

Sono 105 i kalashnikov che formano una sorta di scultura geometrica su una vasca con olio usato per l’opera di Valie Export (Linz, 1940), affiancata da video di scene crudeli, anche esecuzioni di condanne a morte. Fotografie e proiezioni con Regina José Galindo (Guatemala, 1974): particolarmente toccante l’immagine di una donna dentro un sacco trasparente in mezzo a una discarica.
Un’installazione con poltrone e scritte nell’opera di Lidya Schouten (Leida, 1948), immagini dai colori acidi: perché la violenza può essere anche domestica, tra le mura di casa. Stampe a mano e collage dal sapore arcaico e profili maschere grottesche appese a ganci di ferro nelle creazioni di Nancy Spero (Cleveland, 1926).
Non solo è possibile riconoscere le motivazioni della ricerca per ogni singola autrice, ma sembra di cogliere, nel percorso complessivo, nell’assoluta varietà dei materiali, delle forme d’indagini, dei modelli stilistici, una sorta di perfetta sinergia negli spazi raccolti dei due piani espositivi. Violence a Ferrara: dove è ora la Terra, con scosse improvvise, traumatiche, a produrre nuove sofferenze, incertezze, paure.

Valeria Ottolenghi

Ferrara // fino al 10 giugno 2012
XV Biennale Donna – Violence. L’arte interpreta la violenza
a cura di Lola G. Bonora e S. Cirelli
PAC – PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA
Corso Porta Mare 5
0532 244949
[email protected]
www.artecultura.fe.it

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.