L’8 marzo di Thomas Schütte

Sculture in acciaio, alluminio grezzo e laccato, bronzo e ceramica, per raccontare il teatro – tutto al femminile – del maestro tedesco della scultura. È naturalmente la scena di Schütte. Tra il retorico e il relativistico, la prima rassegna in un museo italiano. Al Castello di Rivoli, fino al 23 settembre.

Thomas Schütte - Ceramic Sketches - 1997-99

Co-curata da Andrea Bellini, condirettore uscente, e Dieter Schwarz, direttore del Kunstmuseum Winterhur, la retrospettiva dedicata a Thomas Schütte (Oldenburg, 1954; vive a Düsseldorf) si snoda – ripetendosi come immagini tra due specchi – lungo i 160 metri della Manica Lunga del Castello.
Se il corpus dei suoi lavori è spesso presentato attraverso allestimenti scenici, in cui le macabre figure compaiono come spettri erranti sul palco della vita, come metafore delle brutture e delle incertezze del mondo e della condizione umana, nella mostra Frauen l’universo esplorato da Schütte non è quello della donna in quanto genere. È la dimensione della materia generatrice e fertile della scultura.
Le diciotto ‘donne’ sono allora sagome sottoposte a deformazione organica; sono figure che nascono dalla terra e proliferano nello spazio. Ispirate in un certo senso alle sculture di Maillol, di cui Schütte è profondo conoscitore, soprattutto della tecnica, alcune delle donne esposte appaiono – per via del luccichio dell’alluminio laccato – più a contemporanee veneri di Willendorf o novelle sfingi, o peggio ancora a carrozzerie di automobili fiammanti esposte in un salone. Nel marketing pubblicitario vi è, in fondo, sempre quest’associazione di generi per la quale l’auto è acquistata da persone di sesso maschile, ma ad accompagnarne l’esposizione sono per contro donne statuarie poco affini al mondo dei motori.

Thomas Schütte - Frauen - veduta della mostra presso il Castello di Rivoli, 2012

Le donne dell’artista tedesco, specie le sculture realizzate in alluminio grezzo e che a prima vista appaiono ferrose e arrugginite, sono invece femmine che incarnano il movimento e l’energia di Gea, la madre greca da cui ha origine la physis. Si tratta di forme per certi versi ibride, a cui compaiono talvolta delle ali, talaltre maniglie o appendici prensili. Rispetto alla staticità di certe Frauen, i bozzetti in ceramica invetriata – minuti e raffinati – e anche la collezione di un centinaio di acquerelli definiscono insieme una certa freschezza sia dei contenuti proposti sia dell’esecuzione. Più rapida e leggera.
Ad accogliere, e contemporaneamente a salutare il visitatore poiché collocate all’ingresso e all’uscita del Castello settecentesco, fanno gli onori di casa United Enemies. Ispirate alla statuaria romana antica, e pensate già circa vent’anni anni fa durante una residenza dell’artista a Roma, le sculture paiono incorporare, nei loro mantelli, il peso della politica sulla vita degli individui. Quello di ieri come di oggi.

Claudio Cravero

Rivoli // fino al 23 settembre 2012
Thomas Schütte – Frauen
a cura di Andrea Bellini e Dieter Schwarz
CASTELLO DI RIVOLI
Piazza Mafalda di Savoia
011 9565222
[email protected]
www.castellodirivoli.org

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.
  • Francesco

    Lo sforzo finanziario e organizzativo è certo estremamente apprezzabile; ciò detto, la cifra stilistica dell’artista protagonista mi pare alquanto calligrafica, tanto da riuscire a rammentarmi, in alcune Frauen, più che le correnti ottocentesche e primonovecentesche della grande scultura europea, il film Blob (Yeaworth, 1958). Decisamente migliori mi sono parse le due statue esposte fuori (United Enemies), le quali erano riuscite a trasmettermi l’illusione, rapidamente rivelatasi in gran parte infondata, di un’arte potente, ancora capace di trasmettere contenuti solidi.

  • Mario Colombo

    Francesco, hai ragione. Ma Schütte è un grande artista che mi sembra non abbia la fortuna di un team organizzativo ai livelli di quello di Louise Bourgeois.
    E’ estremamente chiaro da questa sciaguratissima espostizione che le grandi sculture sono realizzate in modo estremamente grossolano e volgare, niente a che vedere con la solita grazia visionaria degli acquarelli, dei disegni o dei bozzetti in ceramica che conservano sicuramente una freschezza e una qualità uniche,
    La manica lunga è veramente impietosa nel mettere in sequenza quanto di peggio si può vedere nelle fonderie oggi, tanto da sembrare un depliant di patine e di formatori.
    Possibile che mr Schütte non sia in grado di trovare assistenti migliori? Possibile che l’avidità dei suoi galleristi possa avere la meglio sul suo straordinrio talento?
    Anche il catalogo dà l’impressione di avere qualche imbarazzo nel riprodurre le opere giganti, preferendo, per fortuna, ingrandire i bozzetti,

  • Alessandro

    Cravero è davvero mediocre come critico.
    Piuttosto che scrivere una recensione così banale meglio tacere.

    • Mario Colombo

      Non credo sia colpa di Cravero. E’ la cultura assertiva di questo e di praticamente TUTTI i blog italiani ad essere mortificante. Prova a dirmi un blog dov leggi una stroncatura o in cui tu abbia l’idea che chi scrive abbia veramente la necessità di esprirmere qualcosa che non sia la prevedibilità allo stato puro.
      p r o b a b i l m e n t e è colpa dei banner pubblicitari… Guarda in alto a sinistra: scommettiamo che la mostra di Prieto all’Hangar Bicocca è bellissima e che lo spazio è proprio straordinario, coraggioso e lungimirante?