Il fratello andaluso di Boldini. A Ferrara

Mancano le grandi tele a soggetto epico, e sono pochi i ritratti che lo resero celebre. Non per questo la personale di Joaquín Sorolla, allestita al Palazzo dei Diamanti e chiusa anticipatamente per il sisma, era priva di interessi. Ma bisogna aguzzare la vista.

Joaquín Sorolla - Saltando la corda, La Granja - 1907 - Madrid, Museo Sorolla

Maria vestita da contadina valenciana (1906) è il primo ritratto di Joaquín Sorolla Bastida (Valencia, 1863 – Cercedilla, 1923) ambientato in un giardino, così si legge nel bel catalogo della mostra che ha proprio questa immagine in copertina, presenza smagliante, radiosa, che ritorna come richiamo di grande efficacia: è questa una delle opere, esposte al Palazzo dei Diamanti, di maggiori dimensioni, quasi due metri d’altezza, la figlia tra macchie di luce e colore.
Perché nel bel percorso ferrarese – dove pare di cogliere il dialogo a distanza con Giovanni Boldini: molte le affinità, stuzzicante il confronto – con tele che vanno dal 1906 al 1920, anno in cui Sorolla fu colpito da emorragia cerebrale, prevalgono lavori di ridotta dimensione, dalle atmosfere più silenziose, e pochi sono i ritratti grazie ai quali Sorolla era diventato tanto celebre. Mancano anche i vasti quadri di carattere: nel volume vengono riproposti, a mo’ d’esempio, davvero magnifici, Il ritorno dalla pesca (1894, a Parigi, al Musée d’Orsay) e Cucendo la tela (1896, a Venezia, a Ca‘ Pesaro), entrambi oltre i due metri per tre.

Joaquín Sorolla - Prendendo il tè in giardino - 1918 - Madrid, Fundación Museo Sorolla

Dunque, una delusione? Come sempre, è necessario porsi in una situazione d’ascolto verso la produzione culturale, e dove c‘è senso, intelligenza, scrupolo, allora si fa particolarmente interessante la scoperta. E dietro a questa bella mostra, colta e raffinata, c’è proprio un preciso pensiero, ben sintetizzato dal titolo, con le parole ‘giardini’ e ‘luce’: allora questo itinerario, rinunciando ad attese preconcette e scetticismi, può farsi affascinante, nella quiete, nelle ombre dolci, tra i cerchi d’acqua, una ricerca stilistica più ovattata, taciturna, introversa.
L’Andalusia e il giardino della sua casa a Madrid, in un’armoniosa, misurata coerenza, un legame che nasce anche da un progetto molto amato, accudito con dedizione: Sorolla fa infatti arrivare da quella terra piante e fontane. Nella prima sala, anche l’Autoritratto, lo sguardo verso lo spettatore, un aspetto borghese, ma senza a rinunciare ai suoi colori, agli elementi essenziali della sua arte.

Joaquín Sorolla - Patio de Comares, Alhambra - 1917 - Madrid, Museo Sorolla

E prima d’incontrare gli spazi più circoscritti dei giardini, ecco, per Terra, le sfumature della Sierra Nevada in diverse stagioni, e la casa dei gitani e le strade di Granada. Seguono i Tipi andalusi, e di particolare sontuosità è La processione della Vergine della Valle. Una serie di preziosi prodigi sono le opere d’Acqua, tra cerchi concentrici e muri riflessi, cortili interni e fontane. Nuovi incontri prima del Giardino in casa Sorolla, con piante e fiori in una vasta gamma di sfumature che sono insieme dei colori e dell’animo umano.

Valeria Ottolenghi

Ferrara // fino al 17 giugno 2012 [chiusura anticipata al 29 maggio causa sisma]
Joaquín Sorolla – Giardini di luce
a cura di Tomàs Llorens, Blanca Pons-Sorolla, María López Fernández e Boye Llorens
Catalogo Ferrara Arte
PALAZZO DEI DIAMANTI
Corso Ercole I d’Este 21
0532 244949
[email protected]
www.palazzodiamanti.it

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.