Grandi nomi, piccole mostre

L’arte al tempo della crisi. Al Palazzo Ducale di Genova va in scena Yves Klein, ma in versione ridotta (e laterale). Un evento utile per capire come si fa a fare una mostra con (quasi) niente. Fino al 26 agosto.

Yves Klein mentre esegue una tecnica di judo, 1955

Tempo di crisi. Anche Palazzo Ducale fa i conti. Così, nel cinquantesimo anniversario della morte di Yves Klein (Nizza, 1928 – Parigi, 1962) si deve rinunciare a una grande retrospettiva sul lavoro dell’artista francese e optare per un focus sul suo rapporto con il judo e il teatro.
Visitando la mostra, la sensazione è quella di osservare un perfetto esempio di come si possa costruire qualcosa sul niente, o meglio, sul poco. Così quelli che in una grande retrospettiva sarebbero stati degli ottimi apparati, diventano i protagonisti. Certo il sottotitolo, a leggerlo davvero, è esplicativo: Judo e Teatro – Corpo e Visioni: non si parla di monocromi, composizioni col fuoco, spugne, sculture, antropometrie.
Ecco le “regole”, che si possono desumere per fare una mostra con (quasi) niente.
Primo: prendere un grande nome. Yves Klein è un artistar: “La mia opera non è una ricerca, è la mia scia”. Eccentrico, geniale, capace di fondere insieme fascino e profondo intellettualismo. Figlio d’arte, grande viaggiatore, la sua strada non converge da subito verso la carriera artistica: dopo aver frequentato la Scuola nazionale della Marina Mercantile va a Tokyo dove studia il judo. Lo pratica fino al 1955 quando decide di dedicarsi completamente all’arte e alla pittura, sua passione già dal 1946.

Yves Klein - Anthropométries de l'époque bleue - 1960 - Harry Shunk, John Kender - photo Shunk-Kender - © Roy Lichtenstein Foundation

Secondo: accumulare, riempire, allestire, illuminare. Fotografie di Klein judoka, altre delle Antropometrie, lettere, documenti, schizzi, film, opere dei genitori, Marie Raymond e Fred Klein, e di Rotraut, sua compagna. Unica opera dell’artista è la vasca contenente l’IKB (International Klein Blue, il cui utilizzo è peraltro fallito sui materiali di comunicazione).
Terzo: sfruttare sapientemente la comunicazione. Attraverso il titolo scritto in maiuscolo “YVES KLEIN”, un lunghissimo comunicato stampa e un catalogo straripante di parole si crea più o meno dichiaratamente nello spettatore l’aspettativa di poter vedere almeno qualche opera del maestro.
Rimane un dubbio, che è più un quesito da porre a chi gestisce il budget dello spazio: e se, per una volta, si fosse provato a rischiare investendo su un artista certo meno popolare di Van Gogh ma comunque affascinante per il pubblico? Sarebbe così sbagliato provare a gestire meglio i soldi disponibili togliendone un po’ alle “facili” proposte goldiniane per innalzare il livello culturale di uno spazio espositivo e, quindi, di un’intera città?

Alice Cammisuli

Genova // fino al 26 agosto 2012
Yves Klein – Judo e teatro, corpo e visioni
a cura di Marco Goldin
PALAZZO DUCALE
Piazza Giacomo Matteotti 9
010 5574000
[email protected]
www.palazzoducale.genova.it

CONDIVIDI
Alice Cammisuli
Alice Cammisuli è nata a Genova nel 1981. Dopo la laurea in Storia dell’Arte conseguita presso l’Università di Genova, si è specializzata in Organizzazione e Comunicazione per l’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Ha scritto testo critici, recensioni e collaborato all’organizzazione di mostre in Gallerie d’Arte e Musei con particolare attenzione al rapporto tra le arti visive e la musica. Come Ufficio Stampa ha seguito eventi artistici in tutta Italia.