Giorgio Morandi? È contemporaneo

Morandi in tutte le salse. Per dimostrare la sua attualità, una sfilata di capolavori e opere di oggi che testimoniano della sua lezione. Finalmente fuori dalla lettura “da camera” della sua opera. Al Museo d’Arte di Lugano fino al 1° luglio.

Giorgio Morandi - Natura morta - 1929-30 - Collezione privata

Dopo anni di parziale sottovalutazione e fraintendimenti, appare finalmente chiara la straordinaria attualità di Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964). Il maestro bolognese non è affatto il pittore della pace e della solitudine. È, al contrario, il pittore dell’inquietudine, raccontata in una definitiva, nobilissima fusione tra forma e contenuto. Ogni oggetto da lui ritratto non rappresenta “il piccolo mondo di via Fondazza” (quante volte abbiamo sentito frasi stereotipate come questa?), ma diventa un universale, anche nell’accezione filosofica. Morandi riunisce e riassume il fenomeno, la sensazione e l’astrazione intellettualizzata di quest’ultima.
Appare ormai evidente come il fraintendimento di Morandi fosse determinato da una visione “da camera” e antipolitica dell’arte. Un approccio che interpreta ogni spunto di classicità come portatore di un senso di pace, inteso come rimozione dalla coscienza dei mali del mondo.
La mostra di Lugano certifica l’attualità di Morandi. Nell’accumulo di esempi dello stesso genere (paesaggi, ritratti, nature morte), un dipinto non somiglia mai al successivo. Come un sismografo impazzito, la sequenza di opere registra le variazioni minime ma continue, antilineari, della pittura dell’artista. Contorni più o meno netti, prevalenza di luci o di ombre, toni luminosi oppure claustrofobicamente sobri, figure allampanate e spettrali oppure tondeggianti e regolari.

Federico Fellini - La dolce vita - 1960

La mostra propone opere di grande pregio, viste raramente, in prestito da istituzioni importanti. Per citare solo quelle esposte nella clamorosa prima sala, la Natura morta del 1920 dal Museo Morandi, l’Autoritratto del 1924 dagli Uffizi, la Natura morta con drappo giallo del 1924 dalla Fondazione Roberto Longhi.
Opere così straordinarie fanno anche riscoprire l’emozione che Morandi sa suscitare. I suoi lavori sono casse di risonanza, ridotte all’essenziale, delle esistenze e dell’esperienza di ciascuno. Esistenze non parificate secondo un reazionario esistenzialismo, ma ognuna differente, ancorché soggetta come tutte le altre alla struttura storica e sociale.
Gli accostamenti con i contemporanei, poi, confermano l’attualità della lezione di Morandi. Distribuite in un contrappunto discreto ma puntuale, ecco le opere di Vimercati, Arends, Carroll, Cragie Horsfield, Bernd e Hilla Becher e Rachel Whiteread. In particolare, l’opera della Whiteread è un vero gioiello: piccoli calchi di solidi ipotetici che evocano la concrezione e l’astrazione delle forme, la tattilità e subito la sua negazione.

Stefano Castelli

Lugano // fino al 1° luglio 2012
Giorgio Morandi
a cura di Maria Cristina Bandera e Marco Franciolli
MUSEO D’ARTE
Riva Caccia 5
+41 (0)58 8667214
[email protected]
www.giorgiomorandilugano.ch

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.
  • lara

    Un artista immenso. Tra tre secoli si studierà ancora. Gli altri… chissà.