Geografie e luoghi dell’anima. Ad Ancona

Terzo appuntamento per Arrivi e Partenze alla Mole Vanvitelliana di Ancona. E il ciclo non si chiude, anzi. Perché questa mostra – visitabile fino al 2 settembre – è “solo” l’antipasto in attesa della portata principale: la Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo prevista per il 2013.

Mito Gegic - 2010

Arrivi e Partenze, una collettiva curata da Elettra Stamboulis, che ha selezionato oltre 25 artisti provenienti da 17 Paesi e 3 diversi continenti. Una mostra che si inserisce in un ciclo di tre eventi iniziati con l’esposizione degli artisti italiani nel 2011, seguiti dagli europei, per finire con l’arte dei Paesi bagnati del Mediterraneo, con la funzione di traghettare all’attesa Biennale dei Giovani Artisti nel 2013.
Arrivi e Partenze ha una connotazione evidente, come sostiene la curatrice: “La geografia è intesa non come dispositivo, ma come strumento di conoscenza e di rappresentazione: il confine fisico, il paesaggio percepito e rappresentato, il disegno di luoghi dell’anima”. Molte delle opere presenti in mostra criticano le ideologie e i poteri falsamente democratici dei loro Paesi, e così le differenti situazioni politiche tornano alla ribalta, analizzate dall’arte.
Quattro le sezioni in cui è suddivisa la mostra. La prima area è intitolata Rappresentazione del potere, e spicca il lavoro della tunisina Héla Lamine, che utilizza il cibo per l’opera Nous ne mangerons plus de ce pain là: una serie di ritratti del presidente Zine El Abidine Ben Ali che via via si decompongono dal 1987 al 2011, dove ormai è la muffa a prendere il sopravvento sul candido pane dei primi anni della presidenza. L’altra grande sezione è Passato/Presente, riassunta magistralmente dall’algerina Zoulika Boubdellah in due serie di disegni: la prima, Hobb (‘amore’ in arabo), che denota gli stereotipi del ruolo femminile e maschile; la seconda, Genie Lady, dedicata a un cult movie sentimentale arabo.

Randa Mirza - parallel universes - 2006-08

Il terzo tema evidenziato nella mostra è Nominare/Sognare, rappresentato soprattutto dal poetico lavoro di Noemie Goudal, artista francese che utilizza gli artifizi fotografici per regalare paesaggi in bilico fra la realtà industriale e la natura romantica. L’ultima parte della rassegna è incentrata su Oggetti scomparsi/Luoghi mentali, dove sono presenti molti artisti italiani, in particolare /barbaragurrieri/group, ovvero i siciliani Barbara Gurrieri ed Emanuele Tuminelli, che presentano l’opera Figure, riflettendo sulla necessità di affidarsi agli altri, partendo dalle semplici tecniche del pronto soccorso.
La mostra collettiva alla Mole Vanvitelliana è ricca di stimoli, indaga e sviscera tutti gli aspetti più inquietanti dei mutamenti sociali e politici attraverso gli occhi degli artisti, molti dei quali schierati in prima linea come partecipanti attivi e critici di queste trasformazioni.

Federica Mariani

Ancona // fino al 2 settembre 2012
Arrivi e Partenze
a cura di Elettra Stamboulis
MOLE VANVITELLIANA
Banchina Giovanni da Chio 28

071 2225038
[email protected]
www.arriviepartenzemediterraneo.it

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Federica Mariani
Classe 1982 (Senigallia -AN), nel 2006 consegue la laurea specialistica all'Università Ca' Foscari di Venezia con una tesi di ricerca sulla Fototeca ASAC della Biennale di Venezia, successivamente parte per la Francia. Frequenta il Master in Management dei Beni e delle Attività Culturali all'École Supérieure de Commerce lavora per il Centro d'Arte Digitale Le Cube e la galleria Alberta Pane a Parigi, dove sposa la filosofia di sostenere i giovani artisti. Attualmente lavora nel Social Media Team della Fondazione Marche Cinema Multimedia. Nelle Marche sta portando avanti una crociata per sviluppare l'humus dell'arte contemporanea cura mostre e collabora all’organizzazione di eventi e festival multidisciplinari, coniugandoli con l'attività di ufficio stampa. È giornalista dal 2006, scrive e realizza interviste sul mondo underground degli artisti emergenti.
  • mario

    mostra inutile e fuori tempo che pone il progetto alla deriva rispetto alla scorsa edizione. In fondo non è così diversa da quella che curò Sgarbi negli stessi spazi per la Biennale