Chini e Zecchin: nel segno di Klimt

In occasione della grande mostra di Klimt in corso al Museo Correr, che celebra in Italia il 150esimo anniversario della nascita dell’artista austriaco, Ca’ Pesaro presenta un evento che esplora la sua influenza sull’arte italiana del tempo. Protagonisti, fino all’8 luglio, Galileo Chini e Vittorio Zecchin.

Vittorio Zecchin - Mille e una notte

Come il giorno e la notte, Galileo Chini e Vittorio Zecchin, estasiati poeti della vita, celebrano il mondo nelle sue più incantevoli espressioni: nella rigogliosa ciclica primavera, il primo, e nell’immaginifica notte stellata, l’altro. Comune a entrambi è l’apprendistato artistico svolto nel solco della tradizione di famiglia: lo zio restauratore per Chini e il padre tecnico vetraio per Zecchin. Da loro appresero l’arte della decorazione, che praticheranno nell’arco di tutta la loro vita, fino a elevarla ai ranghi più alti dell’espressione artistica, quelli solitamente spettanti alla pittura.
Altre suggestioni, per i due, giunsero da oltralpe, da quel contesto culturale secessionistico che nei primi anni del Novecento infiammava gli ambienti artistici, anche per la “sovversiva” considerazione paritaria dei generi. Le Biennali veneziane, alle quali Chini aveva più volte partecipato, e in particolare la mostra personale che nel 1910 la Biennale aveva dedicato a Gustav Klimt, lasciarono sicuramente il segno, e questa influenza è riscontrabile nelle opere dei due italiani, come “spirito diffuso” su cui innestare gli influssi “orientaleggianti”. Influssi che per il veneziano Zecchin provengono dalla bellezza dei mosaici bizantini delle basiliche lagunari e per il fiorentino Chini, chiamato dal re Ram V a decorare le sale del suo palazzo a Bangkok, dal fascino estremorientale.

Galileo Chini - La primavera delle selve

La mostra capesarina ospita alcuni dei pannelli che nel 1914 Chini e Zecchin realizzarono ed esposero, rispettivamente, alla Biennale, nella sala dedicata allo scultore Ivan Mestrovic, e nella sala da pranzo dell’Hotel Terminus, sempre a Venezia. Sono dei lavori “site specific” ante litteram, in cui gli artisti sono chiamati a coniugare l’estro personale con le esigenze specifiche dell’ambiente in cui operano. Nel ciclo Le mille e una notte di Zecchin una profusione d’oro applicato a pastiglia impreziosisce e illumina la scena del corteo nuziale di Aladino che nottetempo si snoda verso la promessa sposa, la principessa Badr al-Badùr. Mentre una pioggia di cunei d’oro e d’argento abbellisce e rischiara la lussureggiante Primavera che perennemente si rinnova nel ciclo di Galileo Chini.
Segnaliamo la buona ed economica brochure che accompagna la mostra, con saggi brevi e pregnanti di Matteo Piccolo e Mariastella Margozzi.

Adriana Scalise

Venezia // fino all’8 luglio 2012
Spirito klimtiano: Galileo Chini, Vittorio Zecchin e la grande decorazione a Venezia
a cura di Gabriella Belli, Silvio Fuso, Maria Stella Margozzi, Matteo Piccolo
CA’ PESARO
Santa Croce 2076
041 721127
[email protected]
capesaro.visitmuve.it

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Adriana Scalise
Adriana Scalise lavora presso l'Archivio della Biennale di Venezia, laureata in Lingue Orientali (Arabo) e in Conservazione dei Beni Culturali (Storia dell'Arte) da oltre dieci anni nutre interesse nei confronti della Fotografia nelle sue varie declinazioni (storia, estetica e pratica fotografica). In qualità di ricercatrice indipendente collabora con diverse riviste del settore (Gente di Fotografia, Artribune, Fotostorica), partecipa a convegni e pubblica saggi (Verri, ed. Marsilio). Scrive poesie e da alcuni anni porta avanti un progetto fotografico dedicato a "se stessa".