Cartier-Bresson: l’istante perfetto

Nell’opera di Cartier-Bresson ritroviamo l’essenza della fotografia. Un lavoro profondo, diretto e magico, che ancora oggi, a distanza di tanti decenni, continua a fare scuola. In mostra a Torino un’ampia selezione di scatti. A Palazzo Reale fino al 9 settembre.

Henri Cartier-Bresson - Spain. Valencia Province. Alicante - 1933

Per comprendere cosa sia davvero la fotografia, fin nella sua più profonda essenza, è consigliato, soprattutto per il neofita assoluto, un viaggio dentro quel labirinto privo di trappole che è il lavoro di Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 1908 – L’Isle-sur-la-Sorgue, 2004), in mostra al Palazzo Reale di Torino sotto il titolo cristallino Henri Cartier-Bresson. Photographe.
Oltre 130 gli scatti selezionati, per un allestimento dove l’austerità del bianco e nero formato 20×30 non “impressiona” eccessivamente il visitatore, permettendo di focalizzare l’attenzione sul contenuto più che sul contenitore. Il mondo che si offre alla vista di chi percorre i corridoi della mostra è quello – personalissimo eppure oggettivo – di un fotografo che con la sua fidata Leica ha attraversato buona parte del Novecento, dai primi Anni Trenta alla fine degli anni Settanta, inanellando momenti epici e spaccati di vita quotidiana più intimi, ma non per questo meno ricchi di senso. Non si tratta semplicemente di tempismo, fortuna o caparbietà nell’inseguire l’immagine ricercata ad ogni costo: queste, per quanto notevoli, sono caratteristiche comuni ad altri grandi fotoreporter.

Henri Cartier-Bresson - France. Sunday on the banks of the River Marne - 1938

Quello che maggiormente colpisce, nelle opere di Bresson selezionate, è l’apparente casualità dello scatto, come se le lamelle dell’otturatore si fossero aperte nell’unico istante possibile. Sia che il soggetto sia in posa, sia che si tratti di un istante rubato, la mano del fotografo ci restituisce quella che sembra essere la sola lettura della scena ammissibile, dove rigore formale e spontaneità convivono in un modo che non può essere definito altrimenti se non magico. Molte immagini, a una lettura più attenta, sembrano costruite sulle regole classiche della fotografia, ma si mantengono distanti anni luce da ogni tentazione di manierismo, tanto da far intendere (cosa per altro vera in larga parte) che sia piuttosto il lavoro di Cartier-Bresson ad avere, letteralmente, “fatto scuola”. In definitiva, quella in mostra a Torino non è mera rappresentazione della realtà, ma creazione di una iper-realtà più vera del vero, un universo dove il fotografo è a tratti osservatore attento e deus ex machina.

Paolo Patrito

Torino // fino al 9 settembre 2012
Henri Cartier-Bresson. Photographe
Catalogo Silvana Editoriale
PALAZZO REALE
Piazzetta Reale 1
011 4361455
[email protected]
www.ambienteto.arti.beniculturali.it

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Paolo Patrito
Paolo Patrito è un giornalista e fotografo, dal 1998 iscritto all’Ordine come pubblicista. Quando non è in viaggio, vive e lavora a Torino. Inizia a fotografare da ragazzino i viaggi di famiglia attraverso le lenti di una vecchia fotocamera Zeiss. Al lavoro con le immagini affianca presto la scrittura, formandosi collaborando con diversi periodici locali, tra cui il settimanale “La Voce del Popolo”, fucina torinese di giovani giornalisti. Nello stesso periodo, matura esperienza nel campo della comunicazione d’impresa e delle pubbliche relazioni. Oggi lavora come freelance, intendendo testi e immagini come strumenti differenti che si affiancano nel tessere la trama del racconto. Si occupa prevalentemente di lifestyle, food, viaggi, arte, cultura, eventi con frequenti divagazioni nel reportage di carattere sociale. Collabora continuativamente con magazine e siti web italiani e stranieri.