Titanic: dalla catastrofe ai lustrini

Impresa catartica, per riabilitarsi dalla costruzione della nave più sfortunata della storia, oltre che asso pigliatutto in chiave turistica. Belfast si è regalata il museo del Titanic. Exhibit interattivi, ricostruzioni d’interni e un edificio smaccatamente iconico che mira a ridefinire il waterfront. A qualche settimana dalla sua inaugurazione cerchiamo di rifletter e capire se si tratta di un’ambizione ragionevole.

Titanic Belfast - esterni

I tentativi di rappresentare una tragedia collettiva presentano sempre una serie di questioni su cosa si voglia ricordare oppure dimenticare, sull’opportunità di porre l’accento sull’eroismo, le vittime, l’orrore o la colpa. Nel caso in cui la responsabilità della catastrofe sia la natura, o un errore involontario, le cose sono almeno parzialmente diverse dalla brutalità perpetrata consapevolmente dall’uomo sull’uomo. E la differenza sta nel potersi permettere un certo grado di accettazione.
Il Titanic Belfast, appena aperto al pubblico, è un memoriale mancato, dove il ricordo dei 1500 passeggeri inghiottiti dalle acque dell’Atlantico rimane sullo sfondo di un edificio colossale e prevalentemente dedicato all’intrattenimento acchiappa-turisti. In fondo, a commuovere ci hanno già pensato Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, e la capitale dell’Irlanda del Nord, dopo anni di violenza separatista, è particolarmente interessata a riscattare la propria immagine sulla scena internazionale. Se il faccia a faccia con gli spettri del passato è la chiave per svoltare, Belfast sembra decisa a celebrare proprio quei cantieri da cui uscì l’Inaffondabile e farne il simbolo di una nuova prosperità che colloca il proprio cuore pulsante in un più ampio progetto di rigenerazione. Sono infatti ormai alcuni anni che il Titanic Quarter è oggetto di trasformazione e si sta popolando con strutture dedicate all’intrattenimento, alla divulgazione scientifica e al settore abitativo, mantenendo però una connessione evidente con il suo passato di eccellenza cantieristica e industriale.

Titanic Belfast - banqueting suite

Il copione l’abbiamo già visto, è quello del Guggenheim di Bilbao: un’area portuale in declino, uno sviluppo sociale ed economico ora affidato a cultura, turismo e tecnologia, un museo-scultura dalle forme inconfondibili. Quelle concepite dall’architetto Eric Kunhe, distribuite in quattro parti connesse da un blocco centrale in cristallo e vetro, evocano lo spettro della prua che affonda o la punta letale di un iceberg, ma viste dall’alto assomigliano anche alla White Star, il logo della compagnia navale che varò il Titanic. A completare un’interpretazione quasi troppo letterale del progetto, le pareti esterne sono rivestite da piastre tridimensionali di alluminio che riflettono la luce suggerendo l’idea della superficie di un mare agitato. All’interno, nove gallerie ospitano un percorso che prende le mosse dal clima entusiastico della costruzione nei cantieri Harland & Wolff, e propone con effetti speciali il festoso frastuono del varo seguito dalle accurate ricostruzioni delle cabine di prima, seconda e terza classe. Poi il naufragio, allestito in una sala sinistramente animata dal rumore del codice morse e dalle grida dei passeggeri; lo shock riportato nei giornali dell’epoca, le testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime. Per finire con quel che resta del colosso dei mari, presentato attraverso i materiali video-fotografici raccolti dall’archeologo Robert Ballard a quasi quattro chilometri di profondità. Il tutto è allestito con l’impiego generoso di touch screen, ologrammi, 3D e tecnologie CGI (Computer Generated Imagery), in uno spettacolare trionfo di simulazione. Lo spazio restante è occupato da attività commerciali e sontuose sale per banchetti e conferenze.

Titanic Belfast - veduta dell’allestimento

Per il momento, la Titanic Foundation, che possiede il museo, sembra essere riuscita nel suo intento, con il piazzamento tra le venti mete da visitare nel 2012 nella lista stilata dal National Geographic, e con 100.000 biglietti già venduti. La prospettiva annunciata è quella di raggiungere almeno 400.000 visitatori durante il primo anno. Un’aspettativa plausibile perché supportata dalle celebrazioni per il centenario del naufragio (avvenuto nella notte del 15 aprile 1912), accompagnate da un festival che ha costellato il mese di aprile di eventi culturali, con spettacoli teatrali, mostre e concerti. La stampa anglosassone, tuttavia, appare scettica sulle reali capacità dell’istituzione di continuare ad attrarre un pubblico tale da giustificare sulla lunga distanza i 77 milioni di sterline spesi. Il tempo e i numeri ci diranno fino a che punto il progetto sarà riuscito a sfruttare il fascino di una vicenda che senza dubbio ha già generato un incredibile apparato di miti, leggende ed emozioni. Molto dipenderà anche da cosa la città saprà sviluppare attorno al museo in termini di relazioni, percorsi creativi, entità collaterali. Offrendo costantemente modalità di narrazione alternative al banale rifacimento scenografico.

Gabriella Arrigoni

Titanic Belfast
Titanic Quarter – Queen’s Island
Belfast BT3 9DT
+44 2890 766386
[email protected]
www.titanicbelfast.com

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Gabriella Arrigoni
Gabriella Arrigoni (Genova, 1980) è giornalista d’arte, curatrice e traduttrice. E’ stata capo-redattore di UnDo.net dal 2006 al 2009, prima di trasferirsi a Newcastle upon Tyne dove vive e lavora. Ha curato mostre collettive in diversi spazi no profit ed istituzioni pubbliche, e i suoi articoli sono comparsi su riviste online e cartacee in Italia e all’estero. Fa parte del collettivo Nopasswd in[ter]dependent contemporary culture.
  • francesco cangiullo

    Dal Titanic alla Concordia

    Quella che vi propongo è la lettera inviata agli amministratori dell’isola Del Giglio. Contiene una proposta originale per l’utilizzo del relitto del Concordia.

    Cari politici dell’Isola del Giglio,
    apprendo oggi che la Protezione Civile ha sentenziato che per rimuovere il relitto della Concordia occorreranno 10 mesi.
    Il sottoscritto artista visivo vi sottopone un’ipotesi alternativa x non distruggere anzi per incrementare il flusso turistico.
    Pensavo che il relitto in questione, una volta svuotato del carburante, potrebbe essere acquisito dallo Stato italiano e dato in gestione al governo dell’isola. La parte emersa della nave, opportunamente consolidata ed ancorata a spese della compagnia Costa (spese sicuramente inferiori ad uno smantellamento dell’imbarcazione), potrebbe essere trasformata in un gigantesco centro culturale con musei, sale da concerti, servizi alberghieri e di ristorazione.
    Diventerebbe una meta d’obbligo del turismo internazionale per sempre.
    Lo so, la proposta appare in un primo momento un pò cinica ma in realtà – al di là del valore estetico che avrebbe un simile spettacolo che tanti reporters ci hanno già fatto apprezzare – ha un profondo valore etico. Infatti rappresenterebbe il riciclaggio di un enorme rifiuto rendendolo, invece che un carico, una grande risorsa per la collettività.
    L’Italia, al contrario di tanti altri paesi europei, è abituata ad abbattere piuttosto che a riutilizzare tanti edifici ascrivibili all’archeologia industriale, ed anche in questo caso pensa solo a rimuovere.
    Io credo invece che voi dobbiate usare l’immaginazione ed impegnarvi per la concretizzazione di quest’idea che potrebbe cambiare il vostro futuro .
    Vi ringrazio per l’attenzione.
    Saluti.
    Francesco Cangiullo

    • Rita

      Orrore!

  • armando

    confermo l’orrore, in Italia abbiamo centinaia di strutture già predisposte per ospitare centri culturali, musei ecc… senza stupire con nuovi ricicli, facciamo funzionare quelli.