Ramificazioni armoniche

Astronomia, alchimia, desiderio di ricercare un’armonia con l’elemento naturale nelle sue forze celesti. A Ferrara il programma iconografico quattrocentesco di Palazzo Schifanoia rivive nell’arte di Carlo Dell’Amico. Fino al 20 maggio.

Carlo Dell’Amico - L’universo dell’opera - veduta della mostra presso Palazzo Schifanoia, Ferrara 2012

L’Uni-verso dell’opera di Carlo Dell’Amico (Perugia, 1954), con installazioni di elementi geometrici in acciaio contenenti radici sospese, spolverate d’azzurro e trafitte da fili metallici, segmenti che si armonizzano nella griglia del Sator, interagisce-interferisce in un contenitore d’eccezione come il Salone dei Mesi con la grandiosa decorazione eseguita dai maestri dell’Officina ferrarese.

Appositamente realizzato per la mostra è il libro d’artista: il sottotitolo Plenilunio, la bicromia blu/nero come luce lunare, introduce in un percorso notturno della vita. Le opere stesse, non illuminate, rievocano il colore della notte, della luna piena in contrapposizione con le pareti, loro sì, invece, illuminate.

Alessandra Donati

Ferrara // fino al 20 maggio 2012
Carlo Dell’Amico – L’universo dell’opera
PALAZZO SCHIFANOIA
Via Scandiana 23
0532 244949
[email protected] 

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Alessandra Donati
Nasce a Perugia il 22 gennaio 1986; dopo aver frequentato il Liceo Classico Annibale Mariotti di Perugia, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia della medesima città, conseguendo la Laurea Triennale in Scienze dei Beni Storico-Artistici, Archivistico Librari e Musicali nel 2009, e nel 2011 la Laurea Magistrale in Storia dell’Arte, con il massimo dei voti. Tra il 2007 e il 2011 ha altresì svolto stage presso la Biblioteca comunale Augusta di Perugia, la Biblioteca Giovanni Carandente di Spoleto (PG) e l’Associazione culturale Viaindustriae di Foligno (PG). Frequenta attualmente il Master Of Art (2011-2012) presso Luiss Guido Carli.
  • anna

    che bello il palazzo che s’intravede…

  • Onofrio

    Davvero un bel lavoro, complimenti!

  • Enrico


    Oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
    Vigila la potenza delle foglie

    Sono rimasto colpito dei lavori di Carlo Dell’Amico, al di là della prestigiosa ambientazione, in parte straordinariamente coerente, per come ho saputo leggerla. Al piano terra sembrava quasi esserci nelle opere museali, una sorta di continuazione della proposta espressa attraverso i tuoi lavori.
    La radice avulsa messa a nudo e colorata di una tinta a essa normalmente negata, riservata invece, per contatto ambientale, all’albero che essa sostenta e, grazie a tale operazione, una trasformazione “radicale” un rovesciarsi dell’universo dove la radice si stabilisce come una prodigiosa metafora dell’esistenza, ma già basterebbe che si manifestasse come il disvelamento della profondità della psiche che si propone ad una lettura, se non ad una decodificazione. L’assottigliarsi nella profondità, il ramificarsi allontanandosi dal nucleo, il distendersi e l’innalzarsi dei tubuli, il lento viaggio dei rizomi, l’ansia della ricerca delle sostanze vitali, perfettamente esemplata dallo sforzo che le contrassegna e le caratterizza fino ad un’estetica decisamente non convenzionale. Mi è venuto di leggerci una sorta di operazione che replica l’intervento terapeutico nella psiche dell’uomo: la sua messa a nudo, la ripulitura dalle scorie terrose, il lavaggio accurato, infine l’estrazione della sostanza essenziale che è un’incomprensibile nodo di cui si interpreta unicamente la complessità neppure il senso, salvo che tale corpo profondo è la condizione dell’esistere.
    L’impatto potente dei lavori, tramite le forme che provocano quasi una vertigine per la loro consistenza specifica e per il rovesciamento, che comporta uno squilibrio razionale all’osservatore e lo chiama ad un ricondizionamento mentale: ci si legge un’allusione al segreto di thanatos – athanatos e ciò grazie anche alla citazione della tomba, che tende infine a ricollegare il tutto ai resti archeologici del piano terra del Palazzo.