Paolo Cavinato, l’artista infotografabile

L’illusione dello sfondamento prospettico: il seminterrato bianco di The Flat è occupato da Paolo Cavinato, alla sua seconda personale milanese. Fino al 9 giugno, con “Behind the curtains”.

Paolo Cavinato - Behind the curtains - veduta della mostra presso The Flat - Massimo Carasi, Milano 2012

Sono difficili da fotografare i lavori di Paolo Cavinato (Mantova, 1975), perché il filo di nylon con cui sono realizzate le sue grandi installazioni quasi non si vede a occhio nudo, se non nei pochi punti in cui è colorato ad acrilico. Sono ragnatele rigorose, le cui dimensioni sembrano fatte per attirare e intrappolare il visitatore che vi si avvicina, rapito dall’inganno prospettico.
Il punto di fuga marcato caratterizza anche le opere della serie Rilievi, che possono essere considerate simultaneamente come una scomposizione o una ricomposizione di ambienti, in cui l’elemento reale – letti, tavoli, sedie – diventa sempre meno evidente. Non si creda che l’attenzione ai giochi ottici, alle regole prospettiche e alla geometria renda asettica la ricerca di Cavinato: dimostra il contrario l’allestimento di Reflections, che rende manifesta la contrapposizione tra idea e realtà.

Marta Cereda

Milano // fino al 9 giugno 2012
Paolo Cavinato – Behind the curtains
THE FLAT – MASSIMO CARASI
Via Paolo Frisi 3
02 58313809
[email protected]
www.carasi.it

 

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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.