Oscar Tuazon. Arti pragmatiche

Le opere sono di Scott Burton, Beau Dick, Peter Fend, Jackie Ferrara, Martino Gamper, Bruce Goff, Elias Hansen e Bea Schlingelhoff. Ma di chi è la “personale” alla Fondazione Giuliani? La firma Oscar Tuazon, in duplice veste di artista e curatore. A Roma fino al 21 luglio.

Oscar Tuazon/Elias Hansen - Untitled (Kodiak Staircase) - 2008 - photo Giorgio Benni - courtesy Collezione Giuliani, Roma

Una mostra che si chiama Scott Burton ma non è di Scott Burton; otto artisti non protagonisti e un comunicato stampa atipico; comprensibile sentirsi un po’ confusi mentre si percorrono le sale della Fondazione Giuliani. Raramente ci si trova di fronte a un artista-curatore così intelligentemente fuori dagli schemi, per il quale creare è atteggiamento pragmatico e l’utilità dell’opera una sua caratteristica intrinseca. In quanti modi l’arte può essere funzionale? La domanda è ambigua ma le risposte di Oscar Tuazon (Seattle, 1975; vive a Parigi) sono molto convincenti. Nel laboratorio di idee immaginato come esposizione, centro gravitazionale è il mito di Scott Burton, performer e scultore, tra i primi a sondare la dimensione mediana tra scultura e design. In suo omaggio, Tuazon non solo concepisce i lavori Scott Burton e The Facts, ma costruisce l’intero significato dell’esposizione, allargando lo sguardo ai creativi che come lui hanno indagato l’essenza attiva, utile e progettuale dell’arte.

I disegni e le fotografie delle opere di Jackie Ferrara rivelano i calcoli meticolosi alla base del loro concepimento e assemblaggio; dell’estro del più giovane Martino Gamper si dà con Chair Shelf  un assaggio del celebre lavoro 100 Chairs in 100 Days,  in cui il designer ha riciclato decine di sedie buttate via ridandogli vita; un nuovo punto di vista sulla scultura si scopre nelle maschere di Beau Dick, autenticamente artigianali ma soprattutto strumenti magici dei rituali del popolo Kwakiutl. Ancora, spaziando dall’oggetto all’architettura organica, non poteva mancare un accenno alla straordinaria Bavinger House, progettata da Bruce Goff e costruita letteralmente dai coniugi Bavinger. Ma è con Peter Fend che la mostra tocca il suo apice: convinto che l’arte possa salvare il pianeta, nessuno può rappresentare meglio di questo artista-attivista-ecologista la funzionalità del fare creativo.

Oscar Tuazon - Scott Burton - veduta della mostra presso la Fondazione Giuliani, Roma 2012 - photo Giorgio Benni

Superato l’impasse iniziale, è sorprendente scoprire come Tuazon riesca chiaramente ad esprimere la sua concezione duale dell’opera, sia con il proprio lavoro, sia costruendo una perfetta catena di esempi, unici nel loro genere. Insieme ai confini dell’arte vengono ridisegnati anche quelli della fruizione e lo spettatore potrà ricollocarsi, scoprirsi più partecipante.

Giulia Lopalco

Roma // fino al 21 luglio 2012
Oscar Tuazon – Scott Burton
FONDAZIONE GIULIANI
Via Gustavo Bianchi 1
06 57301091
[email protected]
www.fondazionegiuliani.org 

  • andrea bruciati

    mostra davvero interessante

  • Laura Moroni

    Io ho visto la mostra: devo dire che dopo aver letto questo articolo, ci capisco meno di prima! Ma chi li scrive? Ma si puó ancora parlare di “funzionalità del fare creativo”? Ma che vuol dire???