Loving strangers. Arte internazionale alla GAM

Da Hans Arp a Picasso, da Warhol a Jean Fautrier. La GAM di Torino ha deciso di raccogliere in una mostra le più importanti acquisizioni d’arte internazionale fatte negli anni ’50 e ’60. A dimostrazione del suo amore per gli stranieri. Fino al 10 giugno, negli spazi della collezione permanente.

Strangers - veduta della mostra presso la GAM, Torino 2012 - photo Robino

Nel dicembre scorso, una ricerca voluta dalla Fondazione CRT aveva messo a nudo alcuni limiti della Torino artistica: una città che, pur con tanti meriti, pecca spesso di autoreferenzialità e chiusura al nuovo. Non è sempre stato così, anzi, c’è stato un lungo periodo in cui la Galleria Civica d’Arte Moderna del capoluogo sabaudo si contraddistingueva, tra le sue omologhe della Penisola, per una spiccata propensione esterofila – con un occhio di riguardo per le produzioni d’oltralpe – e, forse proprio per controbattere alle critiche dello studio, la stessa GAM ha deciso di mettere in mostra le acquisizioni straniere più rilevanti fatte a partire dall’immediato secondo dopoguerra e fino alla fine degli Anni Sessanta.
In sede di presentazione di questo nuovo evento espositivo, intitolato significativamente Strangers, il direttore Danilo Eccher ha tenuto a sottolineare che, nonostante le sue forti radici territoriali, il museo torinese ha sempre avuto una vocazione internazionale e contemporanea, testimoniata dal fatto che “la Galleria ha potuto comprare le opere presenti in mostra negli Anni Cinquanta e Sessanta, cioè ha avuto la possibilità di lavorare in presa diretta, in tempo reale su quello che stava succedendo nel mondo dell’arte”.

Strangers - veduta della mostra presso la GAM, Torino 2012 - photo Robino

L’allestimento si apre con la Scultura di Silenzio “Corneille” (1942) del surrealista Hans Jean Harp, acquistata alla Biennale di Venezia del 1954, per poi passare all’astrattismo geometrico di Auguste Herbin (Mi, 1947) e a quello viscerale della Composition T, 50-5 (1950) di Hans Hartung. La Francia la fa da padrona, non c’è dubbio, ma non mancano importanti testimonianze del fermento artistico che ribolliva in seno agli Stati Uniti nella seconda metà del secolo scorso: dall’Espressionismo astratto di Mark Tobey (Verso i bianchi, 1957) alla Pop Art di Andy Warhol e Roy Lichtenstein.
Sarebbe tanto facile quanto ingiusto sottolineare che il fatto che, se la GAM era così attenta alla produzione artistica internazionale in quegli anni, tanto da arricchire la sua collezione anche di un Picasso (Natura morta con melone, 1948), ciò non significa che lo sia tuttora. Di fatto, una nutrita selezione delle opere in mostra deriva da acquisizioni di molto posteriori a quegli anni (tutte le opere di Jean Fautrier e alcune di Karel Appel e Ager Jorn) e, se ciò non fosse sufficiente, per rendersi conto di quanto ancora sia viva la vocazione internazionale del museo, basterebbe fare un giro nella sua collezione permanente, per trovarvi alcuni nomi che non avrebbero certo stonato se messi fianco a fianco con quelli già citati, come Anselm Kiefer, Hermann Nitsch o James Brown.

Andrea Rodi

Torino // fino al 10 giugno 2012
Strangers. Tra Informale e Pop dalle collezioni GAM
a cura di Riccardo Passoni
GAM – GALLERIA D’ARTE MODERNA
Via Magenta 31
011 4429518
[email protected]
www.gamtorino.it

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Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.
  • Belle opere in una mostra affascinante.
    Rosanna Rossi

  • Francesco

    Una buona mostra particolarmente incentrata sugli anni cinquanta, prima della deriva concettuale.