Il luogo della contemporaneità. A Bergamo.

Ma siamo davvero sicuri di conoscere il valore di un luogo del contemporaneo? È contemporaneo un museo, magari vuoto e tenuto in piedi solo grazie a qualche fondo pubblico? È contemporanea una Biennale, dove partecipano, generalmente, solo gli amici degli amici? È contemporanea una fiera, un concerto-performance, un ministero inesistente, la redazione di una freepress? A Bergamo sembrano aver trovato delle risposte. Non tutte, certo, non in maniera rivoluzionaria. Ma almeno qualcuno ci prova. Il tentativo si chiama Contemporary Locus 1, primo di una serie di tre eventi che si svolgeranno in città nei prossimi mesi. Il primo appuntamento parte proprio nel weekend.

Francesco Carone - Luogo Pio Colleoni, Bergamo 2012 - photo Maria Zanchi

Tagli alla cultura che neanche in una dittatura del terzo mondo? E allora si organizza un evento a costo zero, con pochi sponsor e qualche patrocinio, dove le cose si fanno solo secondo competenze e passione.
Mancanza di spazi dedicati al contemporaneo (citare nuovamente Milano e la vicenda Macao è come sparare sulla Croce Rossa) e qualche scatola vuota che serve solo ad aiutare i furbetti della campagna elettorale? Quelli di Contemporary Locus si impossessano di alcuni luoghi emblematici della storia di Bergamo, altrimenti chiusi alla cittadinanza, creando un dialogo tra pubblico e privato, tra arte antica (il Luogo Pio Colleoni, sede di questa prima tappa espositiva, è stato fondato nel 1466) e arte contemporanea, tra scultura, architettura e installazione.
Mostre dedicate solo agli addetti ai lavori e qualche esposizione blockbuster ancora ferma all’Impressionismo e la neve? Ecco quindi che Contemporary Locus cerca di inserirsi fortemente nel tessuto urbano, per interessare, per far conoscere, per smuovere le idee. Il tutto supportato da un percorso critico tangibile, spiegato ai visitatori da alcune guide preparatesi nell’arco di un intero anno, in un percorso di formazione che ha coinvolto curatori ad artisti, professori e studenti, fotografi e web designer.
Con un occhio sempre rivolto alle nuove tecnologie, social network e applicazioni in primis, allo scopo di creare un contenitore di messaggi facilmente accessibile a tutti. Perché contemporanei sono anche i mezzi con cui si struttura una mostra.

Huma Bhabha - Luogo Pio Colleoni, Bergamo 2012 - photo Maria Zanchi

Contemporary Locus è fra le prime mostre di arte contemporanea italiana a possedere una app per iPhone, con tanto di immagini, biografie degli artisti, testi critici e informazioni sulla logistica. Insomma, un vero e proprio catalogo a costo zero. “E se poi ci sarà un vero e proprio catalogo, allora ben venga!”, ci confida la curatrice Paola Tognon. “Noi stiamo ancora aspettando che qualcuno si dimostri interessato al progetto e ci finanzi una pubblicazione. Se poi sarà un catalogo tradizionale, un libro di fotografia o un’altra cosa, questo ancora non lo so dire”.
Un evento in continuo divenire, qualcosa di realmente vivo, dove anche l’allestimento viene coinvolto in quelle piccole modifiche dettate dalle situazioni, dalle idee dei collaboratori coinvolti, dagli spazi. Un impianto curatoriale in ogni caso leggero e poco invasivo, che lascia ampio respiro alla bellezza delle strutture originarie: nessuna didascalia, nessun pannello illustrativo, per quello che appare più come un racconto di sensazioni piuttosto che una collettiva nel senso tradizionale del termine.
A livello pratico, due le stanze del Luogo Pio Colleoni coinvolte nel percorso della mostra: una prima sala di rappresentanza che ospita le sculture della pakistana Huma Bhabha, in questo dialogo immaginario con l’antico, rappresentato, nello specifico, dal gruppo originario di statue di Giovanni Antonio Amadeo che in origine decoravano la facciata della Cappella Colleoni.

Luogo Pio Colleoni - Bergamo

Nella seconda sala troviamo invece il progetto site specific di Francesco Carone, dove ancora una volta torna la riflessione sul rapporto tra passato e presente: il tavolo al centro della sala diventa un punto di attrazione per tutte le suggestioni che animano lo spazio, in una sorta di architettura mentale nella quale il lavoro di Carone, novello alchimista al cospetto delle Virtù cardinali e teologali, si inserisce con discrezione, quasi come se esso fosse sempre stato presente in questo palazzo quattrocentesco.
Appuntamento quindi alle prossime tappe di Contemporary Locus: dal 29 luglio alla Cannoniera di San Giacomo, altro spazio cinquecentesco situato direttamente nella cinta muraria veneta, con le opere di Anna Franceschini e Steve Piccolo; infine, un’ultima mostra all’ex Hotel Commercio a partire dal 22 settembre, per quello che sembra essere solamente l’inizio di un lungo percorso che è già partito con le migliori intenzioni.

Alessandro Marzocchi

Bergamo // fino al 22 luglio 2012
Contemporary Locus 1. Huma Bhabha / Francesco Carone
a cura di Paola Tognon
LUOGO PIO COLLEONI
Via Bartolomeo Colleoni 11
www.contemporarylocus.it

CONDIVIDI
Alessandro Marzocchi
Alessandro Marzocchi (Milano, 1986) è studente presso l’Università degli Studi di Parma, curatore e speaker radiofonico. Specializzato in arte contemporanea, da anni ha un conto aperto con La Mariée mise à nu par ses célibataires, même. Ha realizzato una serie di saggi sulla figura di Marcel Duchamp, su Jean-Michel Basquiat e sull’architettura giapponese. Ha curato la mostra “Black in White” (Parma 2007), e diverse esposizioni presso la Galleria Il Sipario di Parma, tra cui: “Mario Sironi” (2007), “Mino Maccari – Il difetto dell’intelligenza” (2008), “Corsi a vedere il colore del vento” (2010), “Titina Maselli – Annullare la facilità” (2010), “Omar Galliani 1981-2006...attraverso” (2010) e “Ut Pictura – Mario Schifano e Piero Pizzi Cannella” (2010). Dal 2011 collabora con Artribune.