Gli dei stanno bene. Hanno solo cambiato casa

Immagini tratte dai giornali e rielaborate raccontano i miti d’oggi. Gianluigi Colin è autore di una galleria di ritratti contemporanei dei leggendari dèi dell’Olimpo. Alla Fondazione Marconi di Milano, fino al 17 maggio.

Gianluigi Colin - Venere, It's Show time - 2009-11

I lavori in mostra di Gianluigi Colin (Pordenone, 1956), quasi manifesti di grandissimo formato, sono dedicati a quattro divinità – Marte, Mercurio, Saturno e Venere – e trasformano il connubio tra immagini e parole tratte dalle pagine dei giornali in metafore di schiavitù massmediatica.
Le grandi carte dai bordi arricciati mostrano dettagli di cronaca e corpi di modelle ingranditi a dismisura, esprimendo il potere assoluto di dèi non ancora caduti che continuano a essere rappresentati nel mondo attraverso media sempre più invasivi, divoratori di fatti e persone. Colin, fissando sulla carta morte e vita, modifica la realtà e ricrea il mondo visto dai media: le sue opere raccontano come le notizie lavorano dentro di noi, vittime del bombardamento mediatico.
Possiamo incontrare il volto di Mercurio, protettore dei ladri e portavoce della mitologia del denaro, la bellezza artificiosa di Venere, la violenza assurda di Marte. Così Colin, cercando nella spazzatura del giornale cartaceo, salva e immortala i nuovi volti delle vecchie divinità.

Deianira Amico

Milano // fino al 17 maggio 2012
Gianluigi Colin – Mitografie
FONDAZIONE MARCONI
STUDIO MARCONI ’65
Via Tadino 15
02 29419232
[email protected]
www.fondazionemarconi.org

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Deianira Amico
Deianira Amico (Milano, 1987), storico dell'arte, si è laureata all'Università degli Studi di Milano. E' membro del comitato scientifico dell'Associazione Amici di Piero Gauli di cui segue la curatela di diverse iniziative; lavora nel settore della gestione delle gallerie d'arte contemporanea e l'organizzazione di eventi. Scrive per Artribune, Espoarte Magazine, Inside Art.
  • giuseppe

    Interessanti elaborazioni.
    Perchè inventare qualcosa di novo se altri hanno già fatto? Reinterpretiamo!