Divisioni restituite

“È una pittura che si scompone, lasciando liberare la materia dell’energia”. Philippe Daverio presenta la mostra sul Divisionismo, Rovigo si veste a festa, apre le porte di Palazzo Roverella e osa richiamare il grande pubblico con un’esposizione di ricerca. Fino al 24 giugno.

Emilio Longoni - Riflessioni di un affamato - 1894 - Biella, Museo del Territorio Biellese

Natura e luce, scienza e innovazione, poesia e ideologia. Tanti temi, tante sfaccettature connotano un movimento che va sotto il nome di Divisionismo: una mostra a Rovigo ne ripercorre tutte le tappe principali, ne individua i momenti cruciali partendo dai maestri storici, quei pittori quasi “eroi” che su suggestioni tutte europee – basti pensare al Puntinismo e al Postimpressionismo – hanno ribaltato lo stile verista scommettendo sulla luce.
Dalle Lavandaie di Vittore Grubicy del 1887 fino alla Casa fiorita di Plinio Nomellini del 1918, protagonisti sono i colori complementari che, usati puri e accostati a piccoli tratti, a sfilacciature ordinate, creano le forme e rendono una luminosità impareggiabile rispetto a quella della pittura tradizionale. I divisionisti non si limitavano a dipingere: studiavano le più innovative ricerche scientifiche sull’ottica e sulla percezione cromatica, come Gaetano Previati che nel 1905 pubblicò La tecnica della pittura. E, a differenza dell’arte d’Oltralpe, in Italia la nuova tecnica si sposò con i contenuti dei dipinti, fino a toccare temi sociali e facendo di essi strumenti di denuncia della povertà, delle questioni del lavoro e del disagio.

Il percorso – un po’ affollato in certi punti – con le sue sezioni che aiutano a inquadrare le problematiche e a collocare i tanti pittori rappresentati, prende il via da opere “rivoluzionarie” come quelle esposte alla Triennale di Milano del 1891, procede con dei focus su figure chiave del Divisionismo (Vittore e Alberto Grubicy, Emilio Longoni, Plinio Nomellini) e si intreccia con le grandi tendenze contemporanee del Simbolismo, del Futurismo e della Secessione. Eh già, perché la novità della mostra è l’ampliamento del dibattito critico, da tre punti di vista: geografico, temporale, meritocratico. I curatori, Dario Matteoni e Francesca Cagianelli, oltrepassano per la prima volta lo storico asse lombardo-piemontese per introdurre i contributi toscani (ad esempio con Llewelyn Lyoyd) e romani. Estendono poi la cronologia del Divisionismo fino a superare la celebre sala della Biennale del 1907, recuperano i primi dipinti di Balla e di Boccioni e chiudono l’esposizione con le sezioni intitolate Prima del Futurismo e In tema di Secessioni, ponendo al movimento il sigillo della Secessione Romana (tra gli altri con Carrà, Uscita dal teatro del 1909). Infine, accanto ai nomi di punta – Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo – ecco comparire artisti meno noti al grande pubblico, ma che hanno saputo dare coerenza e diffusione alla sperimentazione sul colore e sulla luce: Giuseppe Cominetti ad esempio, ma anche Carlo Fornara e Cesare Maggi.

Gaetano Previati - Il vento - 1908 - Gardone Riviera, Fondazione Il Vittoriale degli Italiani

Una vera e propria occasione di revisione storiografica, dipinti alla mano, che offre agli specialisti del settore la possibilità di verificare metodi e risultati messi in campo dai curatori.
Il pubblico invece ha occasione di godersi una retrospettiva completa e piacevolissima su un periodo storico finora piuttosto snobbato e solo recentemente rispolverato in occasione dei 150 anni dell’Unità: perché il Divisionismo fu certamente un movimento tutto italiano che ha spianato la strada a nuove tecniche e nuove prospettive.

Marta Santacatterina

Rovigo // fino al 24 giugno 2012
Il Divisionismo. La luce del moderno
a cura di Dario Matteoni e Francesca Cagianelli
PALAZZO ROVERELLA
Via Laurenti 8/10
042 5460093
[email protected]
www.mostradivisionismo.it

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.