Un cubo bianco in un’area multiculturale. Morellet da Invernizzi

Ennesima, ottima personale di François Morellet allo Studio Invernizzi di Milano. Fino al 3 maggio, serie semi-serie dove il figurativo è soltanto, talora, nei titoli.

François Morellet - Lunatic weeping and neonly n° 3 - 2010 - courtesy A arte Studio Invernizzi, Milano

Un ambiente d’ampio respiro, su due piani, una candida raffinatezza in qualche modo affine alle opere esposte, uno spazio a sé stante rispetto al quartiere multicolore di volti e negozi, un disordine di vita multietnico. È invece nel silenzio candido, un bel respiro di distanza tra le opere, che si possono incontrare i lavori di François Morellet (Cholet, 1926), un’astrazione limpida, rigorosa, che si diverte a creare scarti alla regolarità, con linee aperte a zig zag. Un gioco ritmico che si ripete anche nei materiali, come per Clonerie, il ciclo in acrilico e ruggine su lamiera, o per i neon bianchi su superfici candide che, per frammenti, evidenziano la circonferenza e il quadrato o che paiono slittare per naturale autonomia oltre il formato della tela, oppure ancora, in un’altra serie, che diventano diagonali mosse, come fulmini su sfondo nero.

Valeria Ottolenghi

Milano // fino al 3 maggio 2012
François Morellet
A ARTE STUDIO INVERNIZZI
Via Scarlatti 12
02 29402855
[email protected]
www.aarteinvernizzi.it

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.