Marina Abramović: dubbi di metodo

“The artist is present” a Milano. Per tre mesi. L’evento più atteso e hyped della stagione è il soggiorno milanese della più importante performance artist vivente. Il passato, il presente e il futuro di Marina Abramović tra due mostre, una performance, film e conferenze.

Marina Abramović - The Abramović Method - veduta della mostra presso il PAC, Milano 2012

Marina Abramović (Belgrado, 1946) non soltanto è il nome più autorevole della performance art contemporanea ma anche l’artista tout court senza pari in termini di notorietà e riconoscibilità mainstream. Livelli da rockstar acquisiti grazie a una capacità comunicativa e mediatica impressionante (e anche spregiudicata, a giudicare dalla scelta dei recenti palcoscenici televisivi italiani).
La parte storica della mostra presso il PAC offre un compendio di una carriera straordinaria: Dragon Head, Nude with Skeleton, Nightsea Crossing Conjuction in coppia con Ulay fino al penultimo The Artist is Present, la performance al MoMA che ha monopolizzato l’attenzione dell’artworld newyorchese e dell’uomo della strada per tre mesi, rendendo l’arte performativa pop nel senso migliore del termine, un incontro/scontro tra l’artista e la massa.

Marina Abramović - The Abramović Method - veduta della mostra presso il PAC, Milano 2012

Che si trattasse di discorsi attorno al ruolo dell’artista (come in Art must be beautiful o nella serie Rythm), di discorsi sociopolitici (si veda Balkan Epic) oppure relativi alle dinamiche interpersonali e sociali scandagliate nelle performance in split con il compagno Ulay, la Abramović è sempre stata capace di mettere il proprio corpo (e i suoi limiti psicofisici) al servizio di un’idea radicale, spesso  perturbante e poetica insieme, come può essere dotare di una rosa e una pistola carica alcuni potenziali aguzzini oppure percorrere la Grande Muraglia da direzioni opposte per dirsi addio.
Se poco si può obiettare sul passato e anche sul futuro (una fondazione per giovani artisti e un museo in Montenegro) è ancora da scrivere, il presente suscita qualche perplessità.

Marina Abramović - The Abramović Method - veduta della mostra presso il PAC, Milano 2012

La performance milanese, The Abramović Method, vede l’artista nel ruolo d’istruttrice e supervisor di un gruppo di iniziati in camice bianco che accompagnano ventuno prescelti attraverso alcune strutture afferenti alle tre posizioni fondamentali dell’essere umano (in piedi, supino, sdraiato) e alle proprietà energetiche di determinati minerali e magneti. Ogni volontario deve “consegnare il proprio tempo” (e quindi orologi, telefoni, smartphone…) alla Abramović in cambio di un attestato a fine trattamento. L’ambientazione da Spa, il carattere clinico-messianico del percorso e la nozione stessa di “metodo” che evoca il Dogma di Von Trier o altri tentativi di putsch autoritari sull’estetica sono abbastanza deboli come critica al logorio della vita moderna. Potrebbe essere una variazione ironica sulla sterilizzazione dell’esperienza proposta dai dogmatici del fitness a ogni costo ma sembra, ci auguriamo di no, una deriva verso territori pericolosamente new age.

Alessandro Ronchi

Milano // fino al 10 giugno 2012
Marina Abramović – The Abramović Method
a cura di Diego Sileo ed Eugenio Viola
PAC – PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA
Via Palestro 14
02 88446359
www.comune.milano.it/pac
www.theabramovicmethod.it

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Alessandro Ronchi
Alessandro Ronchi (Monza, 1982) è critico d’arte e giornalista culturale. Si interessa specialmente di arte dalle origini alla contemporaneità, iconografia, cinema, letteratura, musica e pop culture. Ha diretto il mensile Leitmotiv e collabora con testate giornalistiche, website e gallerie. Tiene corsi di cinema e cultura visiva presso istituti scolastici. Fa parte dello staff redazionale di Artribune dalla fondazione nel 2011.
  • emanuela

    Bravo Ronchi!! Finalmente qualcuno che dice chiaramente quello che molti pensano: la Abramovic ha smesso di essere artista una ventina di anni fa ed ora cerca la gloria economica e la fama alla Hirst…solo che ha scelto il momento storico sbagliato!!

    • Francesco

      Condivido pienamente.

  • dino

    E basta con queste stupidaggini, il mondo è molto più complesso, ma nessuno glielo dice all’Abramovic

  • Alice Mariani

    dal tenore dei commenti e dalle posizioni ottuagenarie del recensore si capisce chiaramente che il mondo del turismo d’arte italiano non è ancora pronta al lavoro dell’Abramovic… il solito moralismo all’italiana che pensa all’arte come ad una cosa religiosa e si spaventa per uno show televisivo. Ma provate voi a fare e dire qualcosa di nuovo va’

    Alice

  • emanuela

    Alice, la Abramovic non è certo una artista di nicchia non conosciuta dal turismo d’arte italiano che, se inteso in senso deteriore, si stupisce senza approfondire e corre in massa al PAC perchè è trendy e molto “intellettuale” andare a vedere la mostra di una artista che è stata prima al MoMa….

  • cose da clinica psichiatrica..intanto lei ..la abramovic sta collezionando immobili…alla faccia….dell’arte (!!!????)

    • SAVINO MARSEGLIA

      Gia la psicologia e la psicoterapia hanno infestato l’arte come la peste. Oggi se un tempo l’arte aveva il ruolo dominante nella comprensione della realtà, oggi la psicologia è diventato il principio totalizzante che pretende di spiegare il reale e di conseguenza anche l’uomo. Il tutto per rinchiuderlo meglio nelle pastoie del proprio io e del proprio narcisismo. Tutto ciò di cui l’arte in passato non ha mai sentito bisogno, perché l’arte volgeva il proprio sguardo su ciò che le capitava attorno e non sulle masturbazioni mentali consigliate all’artista dall’analista a scopo terapeutico. L’arte come terapia per l’artista ? E al mondo che cosa interessa di tutto questo ? La psicologia ha reso l’arte inutile per tutti…

  • oblomov

    Complimenti! vedo che molti di voi hanno capito…e hanno il coraggio di dirlo…è il momento della raccolta per l’artista…….e trova tanti pronti a contribuire…che noia! sempre la solita cosa..moda moda e povere idee

  • Angelov

    Ma l’Invidia, che posto occupa tra i Sette Peccati Capitali? E’ al primo?… quarto?… io non saprei.

    • dino

      invidia per chi, ma lei è una vera paracula, e tu sei uno scemo

      • Caro Dino, ti invito a moderare i termini. L’anonimato non può essere utilizzato come scudo per commenti privi di qualsiasi rilevanza come quello che hai scritto.

  • dino

    moderarazione hai ragione, ma la stupidità no, l’analisi di angelov sull’invidia mi sembra fuori luogo

    • Benissimo. Spiegaci perché. A questo serve un forum. A discutere, non a insultarsi. Altrimenti basta andare al più vicino parcheggio.

  • Anche a me la Abramovic mi sa tanto di “déjà vu” , ma si tratta di sensazioni. Insomma, non mi coinvolge , non dice nulla di nuovo…

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte)

      E’ evidente che non si può essere sempre d’accordo con il “metodo” dell’Abramovic…

  • Alice Mariani

    visto che il dibattito va avanti, anche con posizioni interessanti vorrei sollevare un dubbio: chi ha firmato l’articolo ci ha parlato, in linee generali dell’opera di Marina Abramovic, che a mio avviso è tutta lì da studiare, vedere e rivedere nelle centinaia di mostre e performances che l’artista ha fin ora eseguito. Mi chiedo però: perché non ci ha raccontato niente di questo “metodo”, non abbiamo nessun punto di vista interno alle dinamiche di questa performance, non ci ha per niente raccontato cosa significa (magari anche nulla) chiudere gli occhi e sedersi su quelle sedie. Questo trovo, sia dal punto di vista professionale e dell’informazione, una grave mancanza.

    • Angelov

      Per chi non ha facilità a raggiungere il PAC di Milano, dove l’istallazione è ospitata, e verificare di persona di cosa si tratti, si deve necessariamente affidare alla descrizione di altri.
      L’idea di base, è quella di fare interagire la presenza fisica di persone, con dei materiali, delle sostanze e con le forze sottili presenti in esse sostanze.
      Forse scientificamente si tratta di una ipotesi non ancora verificabile, o in parte, con i metodi sperimentali delle conoscenze attuali; ma nondimeno l'”Esperimento” è realizzato utilizzando questi materiali (pietre e cristalli), in scala e dimensioni a dir poco giganteschi, quasi per garantirsi una resa certa.
      I cristalli di quarzo trasparente e colorato, provengono da una miniera brasiliana da cui sono estratti gli esemplari più grandi al mondo.
      C’è anche una istallazione che prevede il contatto (ad una certa distanza) con dei magneti.
      Lo spettatore si deve sottoporre a questa pratica per circa un’ora e mezzo, sotto la giuda di un assistente, che lo farà sedere, poi sdraiare e quindi gli chiederà di rimanere in piedi utilizzando le istallazioni della mostra.
      Il perché di tutto questo, sta forse nella mente di Marina, la quale dopo anni di ricerche, esperimenti al limite, rinunce, gesti ed azioni apparentemente o realmente estremi, sta forse tentando di mettere a disposizione del pubblico un’esperienza di Trasformazione da lei stessa vissuta .
      Ricorda molto le teorie e le pratiche di Sciamanesimo enunciate ed espresse da un’altro grande dell’arte contemporanea, l’artista tedesco Joseph Beuys.
      Alla fine della Performance, viene rilasciato un certificato ufficiale dove si certifica della partecipazione all’esperienza, autenticato dalla firma dell’Artista.
      Il prezzo per il tutto è di 12 euro.

      • ahahahahahaah

      • fiorello m’annoia

        era meglio vanna marchi .

        • Angelov

          CINISMO;
          Etimologia: Dal greco Kynismòs, arrivando fino ad oggi dal latino Cinismu. L’origine del termine è tuttavia incerta: alcuni autori sostengono che il nome ha origine dal luogo in cui Antistene avrebbe stabilito la sua scuola: il Cinosarge Gymnasium; mentre per altri sarebbe derivato dalla parola greca per Cane: Kynos, Kinon, in analogia con il fatto che i Cinici predicano una vita come i cani, dal punto di vista di persone contemporanee.
          Indifferente, insensibile, beffardo, sprezzante nei confronti di qualsiasi ideale o valore.

  • Okmarco

    Questa volta Marina mi ha deluso, non solo per il metodo Abramovic al quale mi sono sottoposto senza capire bene perche’, ma soprattutto per la settimana davvero troppo mondana che ha circondato la performance. E’ vero che ha 63 anni ma siamo proprio lì lì per perdere la dignità

    • Angelov

      Di anni Marina ne fa 66 a dicembre, essendo nata nel 1946.

      • Okmarco

        Grazie per la precisazione, ma il senso del discorso cambia poco

        • Okmarco

          E per essere ancora + precisi a me risulta novembre non dicembre :-)

          • Angelov

            Fine novembre, quasi dicembre.

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          la tensione creativa, etica di un artista non si misura certamente con l’età anagrafica…

          • Angelov

            Infatti

  • sara

    una grande furbacchiona che vive su un lavoro performativo superato dalla storia. nessuno le ha mai detto che oggi siamo riusciti a clonare esseri viventi e che riusciamo ad essere connessi con il mondo intero con mezzi tecnologici sorprendenti…………….l’Abramovic rappresenta il secolo passato e non solo lei.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Cara Sara,

      Il secolo scorso aveva conosciuto ben di meglio. Non solo si tratta di un lavoro superato dalla storia, ma in passato alcuni artisti si sono serviti dello stesso contesto (manicomio, ospedale, o caserme). Da un punto di vista critico possiamo citare sia Foucalt (ad esempio Sorvegliare e Punire) che Erving Goffmann (Asylums: Essays on the Social Situation of Mental Patients and Other Inmates). Si tratta di comprendere il fenomeno della separazione, della malattia come separazione ecc.
      Nulla di nuovo sotto il sole. Il sottoscritto, con il gruppo teatrale Teatro di Piazza ed Occasione, negli anni settanta produsse un testo in collaborazione con l’ospedale Psichiatrico San Salvi a Firenze. I protagonisti erano gli stessi malati mentali: drammaturgia della prigione, del controllo coatto della diversità ecc.
      Pertanto hai ragioni tutto questo è fuori tempo. Ancora una volta l’arte contemporanea dimostra di essere lontana del vissuto e dalla realtà o di arrivare, nell’ipotesi migliore, troppo in ritardo.

      • சிறை நாடகம், பன்முகத்தன்மை போன்றவை கட்டாய கட்டுப்பாடு: கதாபாத்திரங்கள் மன நிலை பாதிக்கப்பட்ட அதே இருந்தன.
        எனவே இந்த நீங்கள் நேரம் ரன் அவுட் ஏன். மீண்டும், தற்கால கலை வாழ்ந்த அனுபவம் உண்மையில் தூரம் இருக்க வேண்டும் மற்றும் மிகவும் தாமதமாக, சிறந்த, வரும் அல்லது நிரூபிக்கிறது.

      • ciao

        l’artista è libero di organizzare il proprio lavoro e di parlare di quello che preferisce, non esiste nessun obbligo per un artista di essere “sul pezzo” altrimenti non fai più l’artista ma il sensazionalista, il pagliaccio, il giornalista, il modaiolo
        ragionando così Leonardo avrebbe dovuto accantonare l’idea di rappresentare scene sacre già rappresentate da mille altri prima di lui, fortunatamente non l’ha fatto e ci ha restituito la sua personale visione di una cosa vecchia come il mondo ma esplorabile da mille punti di vista diversi

  • Roberto

    Come mai non si riesce a fare un discorso serio su dove vanno le arti performative, mettendo da parte questi fenomeni che confermano soltanto lo strapotere della società dello spettacolo? Purtroppo il mondo dell’arte è solo un grosso business commerciale, comanda chi ha il denaro per comunicare e rendersi visibile, e chi ha il dovere di informare non fa il minimo sforzo per cercare quello che a occhio nudo non si vede.