C’era una volta la televisione

L’era digitale si sta schiudendo come un fiore sgargiante, ma le sue meraviglie in fase prenatale già prefigurano una serie di inevitabili effetti. Ad esempio, la fine di un certo modo di intendere i mass media tradizionali. Come influirà tutto ciò sulla rappresentazione del mondo? “Press Play” è una mostra che aiuta a capirlo. Succede alla Fondazione Sandretto di Torino, fino al 6 maggio.

Alessandro Quaranta - The handy holes watchers parade - 2011

Nel 2001, Osama Bin Laden inaugura il terzo millennio con un attacco terroristico di proporzioni mediatiche gigantesche. Facebook e Twitter non esistono ancora. Quel giorno, Hans-Peter Feldman colleziona 500 prime pagine di giornali da tutto il mondo: ovunque le stesse immagini e gli stessi titoli.
Ma il “senso del mondo” non esiste nello stesso modo delle “cose”: si costruisce attraverso l’interpretazione dei fatti, spesso complessi, di cui sono solo e sempre i media a offrirci il resoconto. Sono loro il mezzo attraverso cui la verità del mondo, il suo stesso “essere mondo”, si costituisce di fronte alla nostra coscienza. Per Bani Abidi ciò significa il conflitto degli opposti punti di vista tra indiani e pakistani: interpretazioni divergenti di eventi complessi.

Thomas Struth - Times Square - New York, 2000

Come in The Third Memory (prestata dal direttore del Guggenheim, Richard Armstrong, presente all’inaugurazione), video in cui Pierre Huyghe ricostruisce la prima rapina in banca mediatica, divenuta un film di successo di Sidney Lumet. Con l’aiuto del vero autore, l’artista tenta di opporre la verità alle narrazioni che di essa ne dettero le televisioni e il cinema. Artur Zmjiewski registra in presa diretta, e senza commento, alcune manifestazioni di piazza. Sono video “aperti”: l’assenza di spiegazioni elimina l’anticipazione di senso “pre-confezionata” e ci invita a interpretare.
La superiorità dell’arte, lo si dice spesso, consiste nel fatto che pone domande più che dare risposte. E Thomas Hirschhorn ne pone di scioccanti, mostrando quei corpi brutalmente martoriati da conflitti e genocidi che sono la “cruda verità” mai mostrata. Jon Kessler gli fa eco, allestendo un Grand Guignol di soldatini torturati su macchinari hand made. Alessandro Quaranta filma le masse dei nuovi spettatori-attori di quella Primavera Araba altrimenti impensabile senza i nuovi media, e Alessandro Gagliardo, invertendo il rapporto fra realtà e rappresentazione, legge l’Italia come un “effetto televisivo” nell’installazione Palinsesto, nota complessa (prodotta dalla Fondazione Sandretto).

Alessandro Gagliardo - Scrittori - 2011

L’era dei mass media non è finita, ma si appresta a cambiar pelle. Lo farà in modi imprevedibili ed è probabile la fine della carta stampata e della televisione come oggi le conosciamo. Se così fosse, Press play ne registra uno degli ultimi colpi di coda.

Nicola Davide Angerame

Torino // fino al 6 maggio 2012
Press Play
a cura di Irene Calderoni
FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Via Modane 16
011 3797600
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www.fsrr.org