Biennale di Berlino: promesse non mantenute

Non basta essere tedeschi per saper fare arte sociale: pace all’anima di Beuys, la Biennale di Berlino sembra la Fiera di Senigallia. Reportage puntuto dal nostro inviato in Germania, con decine di foto.

7. Biennale di Berlino

Berlino non è Kassel. Ma soprattutto Lukasz Surowiec non è, con tutto il rispetto per entrambi, Joseph Beuys. Perciò quando il nostro piazza nel cortile del KW Institute for Contemporary Art le pianticelle estirpate da Birkenau, in una implicita versione politicizzata delle 7000 querce, la sensazione è che la settima edizione della Biennale di Berlino abbia il fiato corto. O meglio: pesante. Grave di un lavoro concettuale di sicuro spessore, costruito dal pool curatoriale composto da Artur Żmijewski, Joanna Warsza e dai russi di Voina attorno alla speculazione sulla presenza attiva dell’artista nella società; sul suo essere dente avvelenato capace di grippare gli ingranaggi di un sistema ovviamente incancrenito.
Un’arte che si concentra sulla sua dimensione politica, dunque: un tema di per sé accettabile e più o meno condivisibile; ma oltre il riconoscimento per la serietà teutonica con cui è stato concepito l’evento, resta il disorientamento per l’assenza più ingiustificata e imperdonabile. Quella dell’opera. Perché workshop, dibattiti e chiacchierate varie possono sì valere come azioni artistiche, ma se non puoi contare su uno sciamano (eccolo che ritorna, Beuys), è difficile che i semi, benché piantati con entusiasmo, diano i frutti sperati.

7. Biennale di Berlino

Di parole tante, dentro e fuori la Biennale di Berlino. Di opere poche: e per lo più, tolti i video di Joanna Rajkowska, piuttosto spente. Un po’ Fluxus un po’ no il catalogo dei 5.000 artisti internazionali che formano un inedito planisfero, con pangea modellata nelle forme delle loro inclinazioni politiche; già visto in laguna il lavoro di Yael Bartana sul Jewish Renaissance Movement in Poland: sulla pelle e nelle ossa resta poco uscendo dai saturi e caotici spazi della Biennale. Giudizio necessariamente sospeso nella speranza che gli eventi in programma da qui alla chiusura, fissata per il 1° luglio, sappiano accendere la luce: fino ad allora, resta il grande punto interrogativo di un’operazione che sembra schiacciata da troppo solidi e molesti presupposti concettuali.
Lo smarrimento generale si trasforma in noia pura all’interno dello spazio “occupato“: l’idea di una piattaforma libera dove condividere arte dal basso si risolve in una forse prevedibile confusione anarcoide; una delusione per chi ha seguito il progetto non dissimile condotto per Manifesta 7 dal Piratbyrån, con il magical mistery bus che aveva unito lungo il filo di un’arte condivisa e davvero accessibile la Svezia al Trentino. L’accampamento berlinese si risolve invece in una variopinta e stanca baraccopoli, una specie di Fiera di Senigallia che offre molto poco all’emozione e ancora meno alla provocazione.

7. Biennale di Berlino

Beffarda l’uscita della cancelliera Merkel, che minaccia il boicottaggio dei prossimi Europei di calcio se l’Ucraina non garantirà la libertà alla leader dell’opposizione Timoshenko: in Biennale si promuove la revoca dei mondiali di hockey 2014 alla Bielorussia, per analoghe questioni di disinvolta gestione dei diritti politici. E se una comunità di artisti non sa spingersi oltre le intuizioni di una monolitica conservatrice i casi sono due: o siamo di fronte al caso di una singolare e felice convergenza, oppure la verve dei primi è piuttosto appannata. Il tutto a un mese esatto dalla chiusura del Tachelen, lo storico centro sociale che dall’unificazione in poi è stato casa di artisti e cucina di controcultura: e che dista, ironia della sorte, non più di cento metri dalla sede del KW.
Le premesse erano ottime, considerato l’humus offerto dalla città e la scelta, scaltra, di puntare su un gruppo curatoriale polacco: sulla vitalità della repubblica baltica in campo artistico si è detto e scritto talmente tanto che ormai la dogana è alle spalle, e si può parlare di una consolidata realtà di respiro internazionale. Tanta roba, forse troppa. Al punto che ci si sente come il Barcellona dopo la semifinale di Champions: non sempre basta essere i più forti per vincere.

Francesco Sala

www.berlinbiennale.de

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • roberthughes

    Giù il cappello! queste sono le recensioni coraggiose che ci piace leggere e che ormai non capita più da nessuna parte. Ottimo Sala, ottimo Artribune

    • domanda

      c’è secondo voi un quartiere a Berlino che assomiglia all’ East Village 1983-87

      • Janaz

        Kreuzberg?

  • mariano

    quanta disinformazione e approssimazione in questo articolo. ma anziché spedire uno sprovveduto dall’italia perché non attivate una collaborazione con uno dei tanti operatori italiani già presenti in città? spendete meno e vi danno informazioni più precise.
    e il tacheles (sì tacheles, non tachelen – http://super.tacheles.de/cms/) ha smesso di essere un riferimento per la scena artistica berlinese già dalla fine degli anni ’90. è già da 20 anni robetta per turisti che vogliono respirare un po’ di trasgressione in quei 3-5 giorni che stanno in città quindi. non diversamente dal vostro corrispondente sala credo.

    • Ciao Mariano,
      da Berlino abbiamo diversi corrispondenti. Quanto a Francesco Sala, è uno dei nostri redattori più capaci. Se non desideri leggere recensioni realmente critiche, e nemmeno decine di updates su quanto è avvenuto nei giorni della vernice della Biennale, liberissimo. A noi piace fare così tuttavia. E la Biennale di Berlino è solo uno dei tanti esempi.

      • mariano

        ciao marco enrico.
        dunque accetti che uno dei vostri redattori più capaci scriva delle stupidaggini tipo CUCINA DI CONTROCULTURA? ti chiedo allora senza provocazioni di spiegarmi tale concetto.
        che a voi piaccia così è vostro diritto. però credo sia pure diritto del lettore criticare ogni tanto articoli un po’ superficiali, anche perché c’è una sezione commenti apposta per questo.
        le recensioni dell’ultima biennale di berlino, sopratutto tra il pubblico italiano, sono unanimamente critiche, vedo quindi la vostra critica come posizione assolutamente allineata, direi trendy quasi.
        mentre invece leggo molte meno recensioni REALMENTE CRITICHE, come dici tu, quando una penna di artribune recensisce una mostra curata da un altro collega di artribune ad esempio.
        tutto questo detto con molta stima per quello che fate, non vorrei che derubricassi quanto ho detto a mera critica distruttiva di commentatore anonimo…

        • Cucina di controcultura significa luogo in cui le idee si confrontano e affinano (la “cucina” editoriale è quel lavoro redazionale che porta alla pubblicazione i materiali “grezzi”).
          Quanto alla critica, è benvenuta: ma nel primo post era assolutamente acritica, passami l’ingorgo linguistico. Nel secondo hai iniziato a svilupparla. Se lo fai in maniera ulteriore diverrà senza dubbio costruttiva.

  • Roberto

    Messaggio in codice al Gran Maestro Luca Rossi De Montalbano Rosa Pendolofoco, in G.:

    All’oggi, nel sistema internazionale delle arti visive la Parola è a tal punto assente che, se pure vi venisse introdotta, chiarita, promulgata, risulterebbe tuttavia incompresa.

    : )

  • L’era di duchamp con i suoi epigoni concettuali è finita !!

  • Cristina

    Concordo con il redattore e temo che la citta’ in se’ e la sua produzione artistica stiano perdendo lo smalto innovativo di qualche anno fa:il tacheleS insegna, spazio ridotto al turismo pseudo alternativo che oramai da 10 anni abbondanti offriva di Berlino solo uno stereotipo.forse e’ il caso di superarlo e vedere la città’ e il suo ambiente culturale attraverso una lente un po’ meno offuscata dal ricordo di ciò’ che Berlino era o che avremmo voluto che fosse.

  • complimenti alla penna di Francesco Sala. Questa è la critica (però a Senigallia segnalo 2 ottimi ristoranti)

    • Luca, la tua bilancia pende più per Cedroni o più per Uliassi?

  • roberto

    ma che via ha fatto Senigallia?
    Meno male che c’è Beatrice che ricorda Uliassi e Cedroni

  • Ottimo Sala. Come sempre.

  • Mi unisco alla critica negativa e invito al blog whitehouse per una critica piu’ argomentata. La biennale e’ sintomo dei problemi che vorrebbe risolvere. Lo spazio dell’arte va invece protetto dal “gioco sbagliato” del mondo esterno e della politica. E invece questa biennale cerca di usare strumenti e bisogni del mondo sbagliato che vorrebbe risolvere. Diventa quasi funzionale ai problemi che vuole risolvere mettendo la coscienza a posto senza risolvere nulla. Poi non si capisce quale sia la proposta alternativa degli indignatos…forse partecipare semplicemente al palcoscenico che criticano…

    LR
    http://www.kremlino.blogspot.com

    • SAVINO MARSEGLIA

      E’ molto più difficile diagnosticare e curare i mali che affliggono la Biiennale di Berlino che quelli di luca rossi…

  • se si parla di “arti visive” qui siamo proprio alla frutta!

  • Angelov

    Berlino Kaputt?
    Jawohl!

    • aldo

      Silenti, vi vorrei silenti…, non siete nulla, non sapete nulla…

      • Angelov

        eh…ciumbia…

  • gegè

    1. Quali sarebbero i “diversi corrispondenti” berlinesi di Artribune? Perché, se ci fosse davvero tutto ‘sto movimento, non si spiegherebbe come mai non si leggono mai recensioni di mostre berlinesi su questo sito.
    2. Se Artribune avesse fior di corrispondenti da Berlino, sarebbe antieconomico inviare redattori dall’Italia. Lo status di “inviato” comporterebbe infatti vitto e alloggio a carico dell’editore, ma se avete tanti soldi da spendere beati voi. Magari usateli (pure) per pagare chi scrive le recensioni.
    3. Sala è bravo, ma spesso troppo compiaciuto della propria penna.
    4. Sala era più bravo quando non cadeva nel peccato originale dei critici d’arte: mettersi in testa di fare i curatori. Se fosse più critico nei confronti delle proprie mostricine come lo è stato verso la Biennale di Berlino sarebbe meglio.
    5. Mariano ha ragione: Artribune è molto indulgente nei confronti di mostre, artisti e gallerie amiche, vedi, ad esempio, Tosatti o la catena Draganovic-Nastro-Caliandro-Bianconi…

    • francesco sala

      non sapevo di aver curato mostre…
      mi dici quali sono?

    • Brevemente:
      1. Esempio: Alessandro Massobrio, che dirige la rubrica musica
      2. Sai com’è, le testate importanti vengono invitate a questi eventi, nessuna spesa.
      3. Non rispondo per evidenti ragioni
      4. Ti ha già risposto Sala
      5. Verissimo, abbiamo “amici” che fanno un buon lavoro e che sosteniamo. Come abbiamo “amici” che non sosteniamo. Come abbiamo “non amici” (chessò, De Carlo) che sosteniamo perché riteniamo facciano un buon lavoro pur non sostenendoci loro in alcun modo.
      A disposizione per qualsiasi altro chiarimento.

      • gegè

        1. “Diversi corrispondenti”: ne citi uno, che fra l’altro non si occupa di arti visive, e non spieghi perché non ci siano recensioni su mostre a Berlino. .
        2. Mi era giunta notizia di questa sana pratica (dove sono le vostre crociate contro i privilegi e le rivoluzionarie tacco 12?). Resta il fatto che la maggior parte dei vostri collaboratori lavora gratis. O sbaglio?
        4. http://www.spongeartecontemporanea.net
        5. Gli amici che “non sostenete” saranno evidentemente insostenibili. La diplomazia è una bella cosa.

        • francesco sala

          cerca qualcuno che ti spieghi la differenza tra curare una mostra e scrivere il testo che accompagna le opere di un artista.

  • Francesco

    Volevo ricordare a Francesco Sala che la Polonia non è una “repubblica baltica” (lo sono l’Estonia, la Lettonia e la Lituania).

    • francesco sala

      la Polonia è una repubblica.
      la Polonia è bagnata dal mar Baltico.

      questo fa di lei una repubblica baltica: perifrasi che ho ritenuto necessaria per evitare di ripetere ad ogni riga le parole “polacco/a”, “polonia” etc…

  • mah

    Povero Sala, ancora pensa che ci sia gente in grado di ragionare senza il Bignami. Crescerà.
    __________

    Allora vediamo: mi dica le repubbliche baltiche. I sette re di Roma? I cinque fiumi italiani più lunghi? Bravo, lei farà strada come pecora in questo paese di pascoli. Beeeeee

  • Finalmente qualcuno che ha avuto (quasi) il coraggio di scrivere ciò che sono la maggiorparte delle Biennali.

    Una minchiata.

    Più se ne parla,meno c’è da vedere, è semplice. Che bisogno c’è di scriverne con i milioni di possibilità che ci sono, di vedere quasi ogni esposizione in video, online?

    BOH!

  • Stefano Gualdi

    Vorsicht!
    Berlino non è una città equiparabile a Parigi o Milano, dove il sistema arte è relativamente semplice e monitorabile attraverso brevi visite o per sentito dire. Perciò chi afferma che la sua stella sta tramontando basandosi su episodi marginali, come la parziale chiusura del Tacheles e una mostra mal riuscita o è male informato o in cattiva fede.

    Anche la berlin biennale, che seguo dalla prima edizione, non è una mostra qualunque bensì la cartina al tornasole del suo demiurgo il quale sceglie di volta in volta i curatori più adeguati alla situazione contingente (a giugno si inaugureranno Documenta e Manifesta). Mi riferisco ovviamente a Klaus Biesenbach e i suoi alleati più stretti, cui va riconosciuta la paternità del concetto/visione “Kunstkapitale Berlin” e ovviamente anche la responsabilità di alcuni esperimenti falliti.
    Con queste premesse, l’unica colpa che si può attribuire all’attuale curatore è l’ingenuità, per essersi prestato, senza saperlo, al gioco di una mostra non convenzionale all’interno di uno spazio delimitato (selber schuld, si usa dire in Germania).
    Per me quest’ultima bienale ha il sapore amaro di una promessa non mantenuta. Infatti, se Artur Żmijewski anziché imitare pedissequamente i situazionisti, senza peraltro mai citarli nelle numerose interviste concesse, ne avesse ascoltato il vero messaggio: “quel che ho capito non vado certo a raccontarlo in televisione” (Guy Debord), avremmo forse potuto assistere alla nascita di un nuovo formato espositivo, che mixando temi politici, architettura, poesia, video e street art nello spirito originario delle dérives e détournements ci avrebbe potuto risparmiare due mesi di piattaforma-laboratorio la cui efficacia è ancora tutta di verificare.

    • Angelov

      Achtung!
      A tutto questo fanatismo culturale che ruota intorno a Berlino…come tutte le cose del Mondo che sono destinate ad una parabola ascendente, seguita inevitabilmente, per non dire inesorabilmente, da una opposta tendenza discendente.
      Nella lingua Aliena, del paese da cui provengo, si scrive Germania ma si pronuncia ancora Auschwitz.

      • Stefano Gualdi

        Certamente ciascuno è libero di dire ciò che vuole, anche solo per il gusto di provocare, ma i fatti sono fatti e Berlino conta 160 musei pubblici, 450 gallerie d’arte, una dozzina di collezioni private di livello internazionale, una biennale e 4 fiere d’arte contemporanea.. L’amministrazione locale investirà nel periodo 2011-2013 ben 5,5 miliardi di euro nel settore culturale, il 40% in più che nel biennio precedente. Alla faccia della parabola discendente!
        Nella lingua italiana, del paese da cui provengo, si scrive Germania ma si pronuncia ancora (per fortuna) Walter Gropius, Berthold Brecht, Heinrich Heine, Max Liebermann, Karl Friedrich Schinkel, Alexander von Humboldt, Max Liebermann, Helmut Newton, Marlene Dietrich, Karl Marx (che ha studiato qui) e Albert Einstein.

        • Adolfo

          e ludovico van non lo metti?

          • Adolfo

            karl marx e einstein si possono tranquillamente tralasciare . asinstein è sempre stato un vile scopiazzatore nonchè appropriazionista degli studi avanzati sulla bomba atomica venduti poi segretamente agli ameriCani, è noto .

        • Angelov

          Stefano, ti sei dimenticato di Beuys, Wenders, Richter, Klee, Goethe e tutti gli altri grandi uomini che sono diventati Tesori di una Umanità senza frontiere e senza nazionalismi, perché è così che dovrebbe esprimersi e funzionare una cultura universale che unisce al posto di dividere, e senza legarsi ad un luogo in particolare o ad un parametro fisso.
          I sentieri che portano alla cima di una montagna, possono essere diversi l’uno dall’altro, percorrere zone anche diversissime tra di loro, per difficoltà o paesaggio, ma si incontreranno comunque tutti in un unico punto, sulla vetta.

          • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

            occorre che la classe dirigente italiana- (in particolare quella dell’arte e della cultura), scopra nell’arte delle virtù valori artistici universali. Al contrario, questi non fanno altro che difendere il proprio provinciale orticello. Vanno tutti rottamati come dice il sindaco Renzi…

  • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

    civiltà tedesca +
    studio diffuso dell’arte

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

      civiltà tedesca +
      studio dei diritti e doveri dei cittadini +
      studio della filosofia +
      meritocrazia+
      ambizione+
      coraggio+
      soluzione razione dei problemi che affliggono gli artisti+
      SUCCESSO SPIRITUALE+
      SUCCESSO COMMERCIALE+

      Com’è dato constatare, il cittadino tedesco, gli artisti tedeschi possono senz’altro arrivare a possedere tutti gli elementi di cui sopra per vivere dignitosamente, per conseguire il successo se davvero lo vogliono e lo sanno meritare. Quindi se non lo conseguono la colpa è soprattuto di loro stessi, non certo delle efficienti e trasparenti istuzioni culturali tedesche. Cosa che in Italia sono lontane e del tutto assenti…..

  • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

    correzioni: razionale, istituzioni

  • Adolfo

    x gli ignoranti che non lo hanno capito : la fiera di senigallia è un mercatino dell’usato che c’è a milano ogni sabato mattina lungo i navigli (negli ultimi tempi è a porta genova) .

  • Stefano Gualdi

    con antisemiti e escursionisti non ho nulla da spartire. Il tema su cui sono intervenuto è la 7. berlin biennale e lì vorrei tornare. Ai KW Pavel Althamer ha presentato un video strepitoso, che consiglio a tutti di vedere.

    • Angelov

      Infatti: l’Arroganza è l’unica dispensata dal dubbio.

  • La settima edizione della Biennale di Berlino è iniziata poco fa sotto il segno dell’impegno politico, con l’obiettivo di fare arte che incida sulla vita e di indagare il ruolo degli artisti nei movimenti e nei processi sociali. Solo qualche giorno è trascorso da quando il direttore artistico di Documenta 13, Carolyn Christov-Bakargiev, ha rivelato il tema della prossima edizione della celebre rassegna quinquennale di Kassel: una critica al capitalismo, che intende minare la convinzione persistente che sia sempre possibile e necessaria una crescita economica. Il 2012 si presenta come l’anno in cui il mondo dell’arte cerca di sintonizzarsi con il clima socio-politico e con la realtà circostante. Succede per inerzia, per necessità o per deliberata scelta? Quali modalità e strategie si dovrebbero mettere in atto affinché l’arte possa contribuire effettivamente al miglioramento della società? Si parla di decrescita sostenibile da anni: Latouche sosteneva l’utilità di un cambio di paradigma già prima che la crisi economica facesse sentire i propri effetti. La politica ha acquisito consapevolezza in ritardo, in tutto il mondo occidentale, e stenta a trovare ricette risolutive per fronteggiare un’emergenza che a volte è stata deliberatamente sottovalutata. La massa è rimasta serena e tranquilla, vivendo spesso al di sopra delle proprie possibilità, finché non è stata bruscamente risvegliata e costretta a enormi sacrifici dal precipitare della crisi. Ora proliferano i movimenti e le iniziative dal basso: è un bene che i cittadini siano attivi e partecipi. Il problema è che spesso non sono animati da spirito solidale, ma dalla necessità di tutelare i propri interessi. Se i piccoli egoismi prevarranno sul bene comune, saranno purtroppo i nuovi populismi e gli agitatori di piazze i protagonisti di questo momento storico. Come la politica, l’arte può avere un ruolo importante di indirizzo e di guida nei processi di evoluzione sociale. Purtroppo spesso, come fanno i politici, gli artisti ricercano il consenso del pubblico assecondando i suoi bisogni e le sue aspettative, senza avere il coraggio di avanzare proposte concrete.

  • Carl

    Per cortesia, non confrontiamo Milano con Berlino. Milano è in crisi da un pezzo, non succede nulla da anni e è in totale declino e non parliamo dell’Italia. Io purtroppo vivo vicino alla fiera di Senigallia: una tristezza. Il vostro Sala dice alcune cose , poche, anche in parte condivisibili, ma di Berlino come città scrive cose errate, davvero da turista improvvisato con Lonely Planet. Oggi se non conosci bene Berlino o Londra o in parte Istanbul ( tralascio Parigi ormai ) è meglio che non scriva di arte, sono realtà troppo complesse che vanno conosciute a fondo, soprattutto quando si tratta della Capitale sulla Sprea, sempre più in evoluzione. Dovreste aprire un ufficio in Città, altro che corrispondenti ( ne avete uno solo per la musica… ).

    • Adolfo Rever

      lol potresti anche cambiar casa allora, poi la fiera di senigallia c’è solo al sabato mattina, dormi di più e hai risolto . potresti provare con piazza diaz alla domenica dove c’è sempre umberto eco tutto trafelato con una mega valigiona a comprar libri come un pazzo . magari quello è più massonfighetto come mercatino e lo approvi di più, ci sono anche le monetine in disuso, un po’ come questa tristissima biennale di berlino adatta a chi fa marketing più che occuparsi di arte .

  • Carl

    Ahahah, certo che cambio casa, infatti ti lascio volentieri Umberto Eco, vivo a Berlino dal giugno prossimo, con la gioia del verde, dell’aria pulita e della cultura vera e democratica, aperta con 180 musei, ancora più gallerie e persone interessanti. Dopo tredici anni di milano credo possano capire tutti.
    A proposito, chi fa marketing è alla piccola fiera miart: buon divertimento !
    Tschuessi !

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Carl, fa bene a vivere e a lavorare in Germania : l’Italia ormai è un paese dove si gioca all’arte del totocalcio. Qui c’è solo l’irrefrenabile tendenza alla chiaccherologia senza fatti concreti…, all’autodistruzione condotta ad arte da cicisbei all’interno delle istituzioni pubbliche……

  • dust

    Ho letto diversi articoli di Sala e non mi sembra uno sprovveduto né un incompetente: penso abbia seguito l’evento con gli strumenti critici a sua disposizione e si sia anche preparato. Se ha “mancato” in qualcosa, suppongo lo si debba al poco tempo a sua disposizione, ma questo può dircelo solo lui; del resto, non mi sembra che dal suo articolo trasudi la pretesa di infallibilità né che stia rintuzzando le integrazioni e le obiezioni che gli vengono sollevate, quando sono ben argomentate. Il dubbio che alcuni commenti mi fanno venire però è: la Biennale di Berlino è un evento concepito per gli abitanti di Berlino, oppure la conosce bene? So che “pubblico” e “critica” non sono la stessa cosa, ma mi chiedo: una persona che visita la Biennale per la prima volta non la può capire, non riesce a “leggerla”? Mi piacerebbe portare il dibattito su questo.

    • domanda

      qualcuno ha avvistato a Berlino un quartiere che per vari motivi puo’ essere paragonabile all’ East Village 1983-87

  • Carl

    Parecchi, almeno 3 quartieri !

  • per carl

    3 quartieri? come l’east village di warhol, basquiat, haring?

    potresti dettagliare la risposta?

  • Carl

    Ma caspita certo, Kreuzberg, Prenzlauerberg, Mitte, in momenti diversi e sempre in evoluzione e cambiamento ovviamente. Con spostamenti verso Wedding e Pankow ora. Qualcosa di pur lontanamente simile in Italia? I miei amici newyorchesi fanno in effetti molti paragoni con NY di quei tempi e si stanno stabilendo proprio a Berlino, che sta aumentando di abitanti ed è sempre più un magnete, per tutto il mondo. Fare paralleli nella Storia è sempre azzardato e bisognerebbe farlo con la dovuta distanza temporale, dopo anni,, ma certo quello che è avvenuto e sta avvenendo in una metropoli con una storia unica come Berlino è straordinario.
    Tirare in ballo il mercatino di Senigallia è molto provinciale, fuori Milano non lo conosce nessuno. Semmai Porta Portese è molto più famoso. Voglio dire : si rivolge solo ai milanesi artribune ? Spero a tutti gli italiani.

  • Carl
  • berlin

    io non conosco la città per avendoci messo piede in quattro/cinque week-end differenti. ho letto l’articolo del link che mi hai segnalato. Katz ha detto un sacco di frasi enfatiche ben collezionate dall’esperta Farkas, ma non è la bibbia e neanche gli va vicino.

    berlino, invitante per gli affitti e per uno stato che fa sopravvivere gli artisti squattrinati, ti respinge al primo inverno. l’aspetto climatico non è da sottovalutare per un trasferimento.

    in tanti vanno a passarci qualche mese ma sempre in tanti dopo un po’ se ne vanno. per questo gli affitti restano bassi.
    non ho un’opinione personale sulla città e senza conoscerla è certo che non mi metto a scimmiottare quello che dicono gli altri. ma al di là di squat turistici abitati da mezzi tossici che giocano a fare gli artisti, qualcuno conosce una factory seria aperta al pubblico o qualcosa di simile?

  • Carl

    Sì ho capito che non conosci la Città….che dici che la gente se ne va ? Ti confondi con barcellona ? Ma se Berlino sta aumentando abitanti continuamente…Tutte le maggiori gallerie del mondo hanno sede a Berlino e stanno aumentando anche quelle. Gli affitti aumentano e ” i tossici ” squattrinati, come li chiami tu, non esistono quasi più. Sei rimasto parecchio indietro. Auguri
    P.S. . Quelli che se ne vanno per motivi climatici evidentemente non conoscono l’europa.

    • …e neppure New York, il cui clima O”Neill, che pure ci era nato, definiva “indecente” !!! ;-) .
      Berlino e’ una città splendida, in continuo sviluppo e nello stesso tempo vivibilissima e davvero “a misure d’uomo”, con un costo-vita incredibilmente “onesto” per una capitale Europea.
      Per un artista giovane (e anche non giovane) e’, oggi, indubbiamente la città più interessante del mondo occidentale … presto ce ne saranno altre come Varsavia ma anche Cracovia ad esempio , che stanno crescendo a passi da gigante e offrono opportunità difficilmente ancora disponibili altrove. Se avessi vent’anni e decidessi di trasferirmi definitivamente in Europa avrei molti dubbi su quale scegliere.
      Il timore e l’intolleranza per un inverno “continentale” o per un’estate tropicale fanno capire molte tristi cose sulla “pasta” di certi giovani artisti… ma, come direbbe giustamente, Luca Rossi, per loro, fortunatamente, c’e’ sempre la Nonni-Genitori-Foundation… almeno fino a che ci sara,’ perché’, con questi “chiari di luna” temo che anch’essa incominci ad avere il “fiato” corto e le ore contate e magari dovrà finire per chiudere i battenti !

  • Carl

    Luciano, nulla da aggiungere, il tuo commento è preciso e dimostra un’ottima conoscenza della situazione, anche rispetto all’est Europa.
    Sono altrettanto d’accordo sulle paure” spaghettare” di certi freddolosi pseudoartisti che tornano al calore di mammà e nell’inquinamento cancerogeno di tante città italiane. Tristi e patetici se si pensa poi che tanta parte dell’arte e delle avanguardie umane sono nate al freddo di Parigi, Londra, Berlino e New York…
    Un saluto da una mai umida Berlino : domenica scorsa 31 gradi superati, se è importante, ma non lo è…

    • …c’ero ai primi di ottobre… temperatura mite e tempo splendido, con gli innumerevoli parchi e viali tutti gialli e rossi … una delizia. Prima di andarmene, a ricordo, ho lasciato alcuni dei miei lavori (QR multicolri) in giro per i muri della citta’ e su alcuni murales del “muro” lungo la Spree ne ho lasciati anche un paio sul “muso” del trenino rosso nell’aereostazione di Tegel ;-) Spero proprio di tornarci presto… e non solo per vedere se ci sono ancora ;-)

      • Carl

        Io alla mia veneranda età, 45 suonati, sono scappato da milano, ormai un centro commerciale, per vivere a Berlino e lo rifarei, sai com’è, la qualità della vita, quando c’è, c’è anche con meno venti d’inverno e 32 d’estate : )

  • berlin

    senza impaludarsi nei soliti discorsi e incensire un luogo manco fosse il proprio credo religioso, mi dareste 3 nomi di factory e di artisti in ascesa che hanno base a berlino? che da li’ sono nati e ancora li’ hanno il proprio studio?

  • Carl

    Solo alcuni: Monica Bonvicini, Cyprien Gaillard, Olafur Eliasson, Karin Sander, Thomas Demand, Jonathan Monk, Tacita Dean, Wolfgang Tillmans, Katharina Grosse, Rirkrit Tiravanija, Martin Eder, Candice Breitz, Phil Collins, Tino Seghal o Andreas Hofer.
    Non so cosa tu intenda per factory, termine nato da Warhol…Se intendi atelier, si tratta della concentrazione più alta del mondo, almeno occidentale…e corrispondono ai nomi degli artisti ( non parlo certo di roba tipo il Tacheles )

  • berlin

    chiamala bottega, atelier come ti pare, basta che ci siamo capiti.

    grazie carl per le risposte.
    mi piacerebbe arrivassero anche altre opinioni…

    • Carl

      Grazie a te, Berlin…Comunque basta dare un’occhiata ai recenti studi universitari fatti sulla Città e sul suo crescente movimento. Una ricerca in internet e da Harvard, alla Columbia alla Humboldt puoi sapere tutto con tanto di dati e FATTI !
      A presto
      Carl

      • Carl

        Ma perché tutto questo interesse per Berlino ?

  • Silvia

    Ciao francesco,
    ho letto il tuo articolo e la prima cosa che ho pensato è stata: “sembra scritto dallo stesso che parlava di Macao a Milano”. Infatti: Francesco Sala, mi si è stampato in mente. Forse per la tua pungente criticità e forse anche per il fatto che per tante cose hai ragione. insomma, critichi sempre ma con una ragione in più. Io mi ritrovo a seguire con orgoglio ciò che poi aprendo artribune tu critichi. Mi perseguiti, o sono io che perseguito cose inutili e senza senso? Se avessero organizzato meglio l’esposizione delle “opere” e gli spazi in generale, poteva arrivare meglio il messaggio della biennale? o forse non ha senso -e non interessa poi tanto- avere una biennale che punta su argomenti simili..? forse è questo. Forse penso anche che si debba uscire dal mondo “concettuale”, quello che tutti nominano senza neanche sapere cosa intendono, e che “ti fa fare tutto” tranne che un’opera d’arte.. E’ che se vuoi mandare un messaggio politico-sociale tramite l’arte devi essere semplice e chiaro. Punto. Nient’altro..

    Scusa, riflessioni pre-pranzo.. ciao.

  • tricuspidealata

    pessimo Sala
    la biennale di berlino era un processo in divenire ancora non concluso sia pur chiusi i battenti della biennale
    un operazione processuale politica e sociale ; non andava vista ma esperita:::
    questo il vero problema e dilemma che non siamo realmente abituati a questo tipo di esperienze::::