Après de Chirico

Miniature essenziali. Sintesi. Potenzialità. Gocce. Riflessi di un macrocosmo. Sinossi di opere d’arte: epipedon. Una mostra collettiva curata da Ludovico Pratesi alla CO2 di Roma. Fino al 5 maggio.

Epipedon - veduta della mostra presso la Galleria CO2, Roma 2012 - photo Luca Labanca

Macrocosmo e microcosmo. Anche un’opera d’arte ridotta può contenere un’energia interpretativa sintetica e puntuale. Lo dimostrano dodici artisti italiani della nuova generazione con dodici micro-sculture ispirate agli interni metafisici de Le muse inquietanti di Giorgio de Chirico. La percezione visiva esaltata viene traslata sul piano concettuale. L’oggetto banale assurge a forma d’arte se proiettato nella dimensione metafisica e spirituale. Nasce così l’alchimia che è alla base dell’ambiguità percettiva, dove gli alti e bassi della distorsione prospettica sono attivatori di senso. Lo spazio espositivo della Galleria CO2 permette questa doppia visione nei microcosmi scultorei esposti, giocando abilmente sul sottile confine tra visione e rivelazione. Qualcosa di nuovo sta per accadere. Inevitabilmente.

Michele Luca Nero

Roma // fino al 5 maggio 2012
Epipedon
Salvatore Arancio, Francesco Arena, Francesco Barocco, Sergio Breviario, Chiara Camoni, Francesco Carone, Giulio Delvè, Ettore Favini, Francesco Mernini, Marco Morici, Giovanni Oberti, Luca Trevisani
a cura di Ludovico Pratesi
Catalogo Cura Books
GALLERIA CO2
Via Piave 66
06 45471209
[email protected]
www.co2gallery.com

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Michele Luca Nero
Michele Luca Nero (Agnone, 1979), figlio d’arte, inizia a dipingere all’età di sei anni. Una passione ereditata dal padre, Francesco, insieme a quella teatrale acquisita dal nonno, Valentino, poeta e drammaturgo riconosciuto a livello internazionale. In pochi anni ha curato e realizzato numerose mostre, tra cui alcune personali. Un successo di pubblico che lo ha accompagnato anche nelle performance teatrali, non senza un'esperienza come ufficio stampa. Appassionato di cultura e società ma dotato di uno spiccato senso critico. Curioso, perfezionista, esteta. Forse a causa della sua innata passione per la musica, per la quale vanta oltre ad una laurea in etnomusicologia, anche studi musicali di pianoforte. Ha maturato esperienze nell'insegnamento e nella trascrizione musicale apportando un decisivo contributo alla salvaguardia del patrimonio di tradizione orale delle melodie della sua terra di origine. Vivace sperimentatore nel campo della pittura è alla costante ricerca di sempre nuovi linguaggi espressivi. Sostenitore del collage cerca da sempre di unire tradizione e modernità, con un ricorrente accenno al mondo del sacro, sua costante ossessione. La formazione teatrale ha influito notevolmente sulla sua concezione del corpo (figura), dello spazio e della materia. Nelle sue opere prevale sempre un carattere deciso, vuoi nel colore che nella definizione del soggetto: eleganza nella postura, espressività delvolto. Ha frequentato un corso di mimo e uno di portamento e passerella. In qualità di illustratore ha pubblicato “Matteo e il viaggio nel meraviglioso mondo dei libri” (2009) e “Gigì le coiffeur et la maison de beauté” (2011) per la Edigiò. È direttore responsabile del magazine CU.SP.I.D.E. (cultura, spettacolo, intrattenimento, divagazioni artistiche, etno-gastronomia). Dal 2011 fa parte dello staff redazionale di Artribune.
  • Macerie di una certa concezione. La medesima opera reiterata come se frantumassimo una sasso in più pezzi di sasso. Non si riesce ad uscire da un ‘impostazione settaria e bulgara.

  • Angelov

    Secondo me, un avvenimento culturale, anche se non di grande portata come questo, rivela una tendenza molto diffusa: che la si definisca come sintomo di crisi di identità, o sopraffazione, non cambia molto.
    Nel primo caso, è ovvio che il curatore si è sostituito agli artisti, ed essi stessi sono diventati i suoi assistenti, assecondandolo nelle sue richieste di svolgere e risolvere un tema da lui stesso proposto.
    Nel secondo caso, questa (la sopraffazione) è una tendenza ormai molto diffusa non solo nell’ambito culturale, ma che purtroppo è da questo ispirata al resto della società: vale a dire, che una devianza in ambito culturale, può essere percepita come sintomo di un andamento generale, da chi vive al di fuori; ma che dovrebbe esserne invece vista come la Causa, dagli Addetti ai Lavori, ammesso che abbiano la lucidità per capirlo e siano persone in grado di assumersene la responsabilità.
    Un trend parte dall’alto e poi, anche per forza di gravità, si propaga verso il basso.
    Ma forse, a pensarci bene, in “Après de Chirico”, si tratta solo di un esercizio formale accordato tra le parti: cioè tra un Curatore e dei giovani artisti senza esperienza, che devono essere in qualche modo guidati nei loro primi passi nel mondo dell’arte.

    • Caro Angelov, io non credo si tratti di sopraffazione ma piuttosto di (scusa il termine,,,) di “sotoffazione”. Senza riferirmi in particolare alla mostra descritta nell’articolo ho l’imppressione che molti artisti (e non solo giovani “che devono essere in qualche modo guidati nei loro primi passi nel mondo dell’arte” ) pur di “esserci” e di “andare in catalogo” accettino. soprattutto da curatori che abbiano una “certa visibilita’” , l’invito a qualsiasi proposta, sia essa o meno, nella linea logica della loro ricerca. Questo porta a frantumare tale linea e spezzettarla in tronconi incoerenti ma porta anche, per conseguenza, a “lavori” poveri e “di maniera” .

  • Perhaps there is a void, an empty. The curator replaces the artist without being an artist, while the artist becomes a kind of working-class bureaucrat about a language saturated and overproduced. No one is an artist, it results in a vacuum, a void. Or maybe they simply shifted the center of the work, but thety don’t kwow where.

    • সম্ভবত একটি অকার্যকর করা, একটি খালি আছে. অধ্যক্ষ হচ্ছে একটি শিল্পী ছাড়া শিল্পী পরিবর্তে, যখন শিল্পী হয়ে একটি ভাষা সুসিক্ত এবং উত্পাদিত প্রায় শ্রমিকশ্রেণী আমলাতন্ত্রবাদী এর একটি ধরনের. কোন এক একটি শিল্পী, এটি একটি শূন্যস্থান, একটি শূন্যস্থান ফলাফল. অথবা হয়ত কেবল তারা কাজ কেন্দ্র স্থানান্তরিত, কিন্তু তারা কোথায় জানি না.

  • Enrico

    E’ una mostra curatoriale che rivela TRE aspetti:
    Il primo (postivo) che dopotutto in italia qualcuno sa ancora fare il curatore.
    Il secondo (negativo) che purtroppo la lista di artisti coinvolti è quasi sempre la stessa.
    Il terzo (ibrido) che effettivamente la mostra è ben concepita e probabilmente invendibile se non in blocco, dunque un’ode a questo tipo di gallerie.

  • Nella sesta foto, il pubblico (…16 persone, sedici…) è molto interessato, davvero molto. Due su sedici guardano le opere. Ci sarà un motivo?

    • CO2

      Consigliamo di visitarle le mostre, sono esperienze non replicabili in fotografia.
      Alla mostra si accede 10 persone massimo alla volta. C’è addirittura una sovrabbondanza nella foto.

  • monica

    aspettate, ci sono anche cose positive in questa mostra. tipo che artisti che lavorano con gallerie italiane non espongono spesso in altre gallerie, se non la loro.
    forse finalmente si muove qualcosa, o forse è la crisi?
    certo pure le gallerie sono sempre quelle eh…