L’accento investigativo e le anomalie del reale

Una personale di Cristiano Berti pone l’accento sulla difficoltà di riflettere obiettivamente su fatti accaduti e passati in secondo piano. Nelle opere si cela un lavoro certosino di un artista che indaga e ricompone meticolosamente la realtà. Succede alla Mole Vanvitelliana di Ancona, fino al primo aprile.

Cristiano Berti - Bosco - 2010

La Vertigine del Reale è, per Cristiano Berti (Torino, 1967), un’indagine maniacale sulle storie nascoste, come il lato B mai ascoltato di un vecchio vinile. La personale allestita alla Mole Vanvitelliana e curata da Gabriele Tinti vede l’artista piemontese confrontarsi e scontrarsi con un fac-simile di un’ipotetica retrospettiva.
Nell’allestimento, non facile, all’interno dell’edifico della Mole, le opere e il visitatore si trovano a combattere con una luce straniante e accecante, ma il risultato del percorso costruito sul leitmotiv del bosco alleggerisce l’impatto. Cristiano Berti, pur raccontando storie ai margini della società, non cede a sbrodolamenti di impegno e giustizia sociale, ponendo il visitatore di fronte al fatto reale: scorci di viali torinesi come scenario di morte delle prostitute nigeriane, volti degli attori di secondo piano del cinema italiano uccisi brutalmente.

L’aspetto tragico viene sorpassato dall’accento investigativo, dove l’intervento dell’artista è quasi impercettibile. Rintracciando gli scambi commerciali e la storia dei passaggi di proprietà delle ambasciate somale a Londra, Bruxelles e Roma, Berti riesce a puntualizzare, in tre fotografie, il declino di una nazione, la Somalia, scomparsa e lacerata dal 1991. Il suo linguaggio, accompagnato da lunghi testi, scade talora nel didascalico, senza un’oggettiva presa di posizione nelle opere e nell’allestimento. Le installazioni riportano alla memoria un objet trouvé distaccato dal lirismo duchampiano, ancorato al reale e spogliato da inutili filtri.

Cristiano Berti - Lety - 2009

Una nota a margine va riservata alla traduzione in braille dei testi in stretto rapporto con le immagini: un linguaggio che non viene utilizzato spesso nelle mostre, proibendo definitivamente l’accesso alle persone cieche, che potrebbero altrimenti immaginare il reale. Questa volta, invece, assistiamo a una collaborazione con l’attivo Museo tattile Statale Omero di Ancona, che assieme all’artista ha contribuito a rendere l’esposizione accessibile a tutti.

Federica Mariani

Ancona // fino al 1° aprile 2012
Cristiano Berti – Vertigine del reale
a cura di Gabriele Tinti
testo critico di Luigi Fassi
Catalogo Allemandi
MOLE VANVITELLIANA
Banchina Giovanni da Chio 28
335 8323956
[email protected]
www.fuorizona.org 

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Federica Mariani
Classe 1982 (Senigallia -AN), nel 2006 consegue la laurea specialistica all'Università Ca' Foscari di Venezia con una tesi di ricerca sulla Fototeca ASAC della Biennale di Venezia, successivamente parte per la Francia. Frequenta il Master in Management dei Beni e delle Attività Culturali all'École Supérieure de Commerce lavora per il Centro d'Arte Digitale Le Cube e la galleria Alberta Pane a Parigi, dove sposa la filosofia di sostenere i giovani artisti. Attualmente lavora nel Social Media Team della Fondazione Marche Cinema Multimedia. Nelle Marche sta portando avanti una crociata per sviluppare l'humus dell'arte contemporanea cura mostre e collabora all’organizzazione di eventi e festival multidisciplinari, coniugandoli con l'attività di ufficio stampa. È giornalista dal 2006, scrive e realizza interviste sul mondo underground degli artisti emergenti.