Goldin Party

Quindici anni di attività, trecento musei prestatori, tremila opere esposte, sette milioni di visitatori. Questi i numeri di Linea d’ombra, la creatura di Marco Goldin che festeggia il compleanno con una carrellata di “capolavori”. Due mostre (a Rimini e San Marino) per due recensioni, che vi regaliamo qui sotto una di fila all’altra.

Marco Goldin all'inaugurazione della mostra Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo a San Marino, San Marino 2012

L’operazione è di quelle grosse. Su questo non c’è dubbio, e le cifre lo stanno a dimostrare (2,7 milioni di spesa, pare), come il lessico usato per la promozione dell’esposizione romagnola: niente falsa modestia, qui si parla di “settanta opere, un meraviglioso percorso d’arte e di bellezza per festeggiare a Rimini l’avventura oggettivamente gloriosa di Linea d’ombra”. Niente di meno, per una mostra che nel titolo ha Capolavori da Vermeer a Kandinsky.
E di “capolavori” ce ne sono tanti: dal Bacino di San Marco, Venezia di Canaletto al Riposo durante la fuga in Egitto di Veronese, dal Cristo in casa di Marta e Maria di Vermeer alla Riva degli Schiavoni di Turner, e poi Lotto, Tiziano, Sebastiano del Piombo, El Greco, van Dyck fino a Renoir, Matisse, van Gogh, Mondrian e uno strabiliante Trittico di Francis Bacon, potente da togliere il fiato.

Tiziano - Ritratto di uomo con libro - 1540 ca. - olio su tela - Boston, Museum of Fine Arts

Gran parte dei quadri proviene da collezioni straniere: moltissimi dalla Collection of the John and Mable Ringling di Sarasota (Florida) e dal Museum of Fine Arts di Boston, ma prestatori sono anche la Tate di Londra, la National Gallery di Edimburgo, le raccolte di Otterlo, Utrecht e Varsavia; insieme a qualche istituzione italiana: Brescia, Vicenza, Genova. Una geografia che richiama subito la storia di Linea d’ombra, i suoi rapporti privilegiati con i musei statunitensi ed europei e con quelli delle città italiane protagoniste delle precedenti o future operazioni della squadra di Marco Goldin. Una partecipazione corale che ha voluto offrire il meglio delle proprie collezioni per queste celebrazioni in pompa magna.
Insomma, una grandiosa festa di compleanno, un party dove gli invitati non sono persone ma dipinti, e dove gli ospiti illustri, come in ogni festa che si rispetti, paiono muoversi nelle sale secondo logiche proprie, inanellando conversazioni con gruppetti di conoscenti, flirtando a coppie, discutendo dei massimi sistemi o ancora progettando nuove relazioni. In un movimento spontaneo creato da attrazioni reciproche o da semplice casualità.
Ed è in questo approccio che la mostra si differenzia – come spesso accade nei prodotti proposti da Linea d’ombra – da altre esposizioni di arte antica; è in questa caratteristica che il curatore si distanzia dalle “iperboli di presunta accademia”, da impianti storico-artistici o di ricerca, dalla rivelazione di nuove scoperte o di nuovi risultati, e lancia un evento che sorge da una gioia sfrenata, dal desiderio di mostrare la pittura, “facendo parlare tra loro i quadri, ponendosi così l’uno accanto all’altro per desinenze di meraviglia”.

Pablo Picasso - Il ratto delle Sabine - 1963 - olio su tela - Boston, Museum of Fine Arts

Goldin a Rimini offre un viaggio onirico personalissimo che vuole trascinare lo spettatore all’interno della magia dei dipinti, senza dare appigli cronologici o tematici, proponendo accostamenti azzardati, giustificati da uno spirito empatico che in tutti i tempi dell’arte avrebbe mosso in particolare i pittori. (E i poveri scultori? E gli ancor più poveri architetti? Qui le altre “arti maggiori” sono rappresentate solo da una delle celebri ballerine di Degas, unica opera tridimensionale, ma il curatore è esplicito nel proclamare la sua preferenza per le tele.)
Se, nelle intenzioni dichiarate, la disposizione per sale vorrebbe rispecchiare il secolo o i secoli d’oro delle nazioni europee che hanno dato vita alla storia dell’arte – quella “da manuale” – nei risultati la scansione appare caotica, disorientante anche a causa di pannelli didattici generali che mettono l’accento su sguardi che si incrociano, su atmosfere sospese, sulla grazia della vita quotidiana o sul senso dell’infinito, senza costruire una struttura che aiuti a percorrere gli ambienti di Castel Sismondo assaporando attraverso la comprensione, e non solo l’impatto emozionale, un tale numero di opere fondanti l’immaginario visivo occidentale.
Un’occasione perduta di sfruttare al meglio un materiale ricco e prezioso, una mostra che lascia smarriti e confusi piuttosto che soddisfatti e appagati.

Marta Santacatterina

Edward Hopper - Emporio - 1927 - olio su tela - Boston, Museum of Fine Arts

L’appariscente e sinergico compleanno di Linea d’Ombra, società fondata quindici anni fa da Marco Goldin, confezionato al pari di un pacchetto-arte-tutto-compreso, ha il suo fulcro nella mostra di “capolavori” allestita presso Castel Sismondo a Rimini – di cui si parla qui sopra – e una sponda “periferica”, non geograficamente lontana dalla costa, pubblicizzata con la persuasiva immagine del viso di Jacqueline Kennedy (ritratta da Warhol nel 1964). Una minuta ma lussuosa periferia, ovvero l’indipendente e antica Repubblica di San Marino: trattasi di, come recitano i dépliant, “luogo storico, indipendente ed ospitale”.
Anche qui – come a Rimini – l’evento, in formato dépendance, si basa sulla sinergia tra la Fondazione San Marino Cassa di Risparmio S.U.M.S. e il Governo Sanmarinese, ed è allestita in un’unica grande sala (pavimentata con moquette di colore chiaro) nel Palazzo della Fondazione.

Georgia O’Keeffe - Teschio di cervo con selce - 1936 - olio su tela - Boston, Museum of Fine Arts

Del calderone riminese – i migliori periodi della storia dell’arte mondiale (per fasi, salti, accostamenti creativi) già esposta a Rimini – qui non c’è traccia. Comincia tutta un’altra storia, anche questa iper-condensata, che riguarda la Pittura americana del XX secolo. Da Hopper a Warhol. Goldin ha descritto la mostra come “una sorta di annuncio di un progetto che svilupperà e porterà in Italia nei prossimi tre anni”. Ha quindi “cercato di delimitare tre ambiti del Novecento statunitense, per entrare nel cuore della pittura americana”, dal realismo di Edward Hopper, passando per la fase dell’astrazione con Jackson Pollock e Franz Kline, per giungere al periodo Pop, con Andy Warhol e Roy Lichtenstein, e ancora una coda con Keith Haring.
Non vi è dubbio che alcuni pezzi – tutti provenienti da musei e fondazioni americane – siano molto belli, e che non possa non far piacere scoprirli, come accade per il prezioso Emporio di Hopper del 1927, per il rigoroso Teschio di cervo e il monte Pedernal di Georgia O’Keeffe del 1936, e il magnifico Numero 9 del 1949 di Jackson Pollock. Altri, seppur importanti, come il Franz Kline del 1960 Probst I e l’arancione Keith Haring del 1984, sono di così vaste dimensioni che avrebbero necessitato di uno spazio più ampio per essere fruiti.

Jackson Pollock - Number 9 - 1949 - olio su tela - Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art

Ragionare su passaggi o approfondimenti relativi ai tre periodi storici non serve e non è formalmente possibile. Sono pillole, pezzi importanti e rari, difficilmente reperibili, ma bastano a creare il corpo di una solida mostra tematica? Dobbiamo convivere con l’idea che la logica blockbuster, in questo particolare caso solidificata in 18 quadri d’Oltreoceano, offra un’opportunità per i visitatori e sia meglio – pur in un territorio stagionalmente privo di attrazioni – di nulla?

Claudia Colasanti

Rimini // fino al 3 giugno 2012
Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini
a cura di Marco Goldin
CASTEL SISMONDO
Piazza Malatesta
0422 429999
[email protected]
www.lineadombra.it

 

San Marino // fino al 3 giugno 2012
Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo a San Marino
a cura di Marco Goldin
PALAZZO SUMSVia Belluzzi 1
0422 429999
[email protected]
www.lineadombra.it

 

CONDIVIDI
Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.
  • Marco Goldin incarna quella figura professionale di cui si sentiva da tempo la necessità: Un manager a tutto tondo, in grado di fare ‘una produzione ‘ ma che inoltre possiede una propria profonda conoscenza dell’arte e del mondo dell’arte a tutto campo. Una tipologia di professionista traslata dal mondo dell’architettura o da quello della produzione cinematografica a quello della cultura. E ora finalmente i riconoscimenti internazionali e piú importanti ancora quelli ‘ in casa’ .Non c’è che dire una gran bella soddisfazione per un ‘ragazzo di Treviso’ come ama dire di sè stesso.