Giochi di perplessità

Uno sguardo attento alle emergenze contemporanee dialoga con forti elementi autobiografici nella personale di Ariel Orozco. Alla galleria Federica Schiavo di Roma, fino al 25 marzo.

Ariel Orozco - Detràs del cristal - veduta della mostra presso la Federica Schiavo Gallery, Roma 2012

Nato a Cuba nel 1979 e trasferitosi molto giovane in Messico, Ariel Orozco ha sempre convissuto con le anomalie e le contraddizioni dei nostri giorni. Caratteristiche che, attraverso opere ironicamente amare, portano in mostra un efficace ritratto della contemporaneità mediante metafore visive e giochi di senso. In Detràs del cristal – questo il titolo della personale curata da Chris Sharp – l’artista presenta installazioni site specific in cui l’acqua, in un continuo gioco tra mancanza e abbondanza, si fa portatrice della precarietà e dei paradossi odierni. La stessa fragilità di una matita in equilibrio sovrannaturale su sé stessa e di una bottiglia di champagne pericolosamente ricomposta dopo essersi frantumata. Nell’attesa del colpo di scena finale, in questo climax di metafore, Orozco provoca lo spettatore con un razzo illuminato da un occhio di bue: triste e inutile protagonista inesploso.

Chiara Natali

Roma // fino al 25 marzo 2012
Ariel Orozco – Detràs del cristal
a cura di Chris Sharp
FEDERICA SCHIAVO GALLERY
Piazza Montevecchio 16
06 45432028
[email protected]
www.federicaschiavo.com

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Chiara Natali
Chiara Natali (Milano 1982), vive e lavora tra Teramo e Roma. Dopo essersi laureata in Scienze della comunicazione e in Storia dell’arte contemporanea a Bologna, si è dedicata all’approfondimento degli aspetti manageriali e progettuali in ambito culturale. Membro della direzione artistica di BMidea (Teramo), realtà che si occupa dell’organizzazione di manifestazioni artistiche e musicali, è co-responsabile organizzativa del progetto di street art e writing urbano Teramo Urban Museum e collabora da quasi un anno con il dipartimento di arte contemporanea della GNAM (Roma).
  • Ennesima mostra di declinazione dadaista, opere che potrebbero essere di un migliaio di artisti, perchè no di Claire Fontaine?

    contemporaryartdaily.com/2010/08/claire-fontaine-at-moca-north-miami/economies_6673/

    Ecco che allora l’oggetto della quotidianità diventa straniante…ma ormai non stranisce più nessuno e le opere sembrano solo stanche riflessioni vuote e fini a se stesse. Significati che sa solo l’artista, ovviamente proveniente da rassicuranti e ruffiane origini esotiche.Se fosse nato a Roma non si capisce cosa sarebbe cambiato…

    lr
    il 17 marzo manda una piazza alla T293: http://www.whlr.blogspot.com/