Alla ricerca del più grande pittore inglese vivente

Ha suscitato reazioni violente. Non si trova un biglietto manco passando dai bagarini. È la mostra del momento. Parliamo del solo show di David Hockney, allestito fino al 9 aprile alla Royal Academy of Arts di Londra. E nel dibattito ci mettiamo il becco anche noi.

David Hockney - A Closer Winter Tunnel - febbraio-marzo 2006 - courtesy Collection Art Gallery New South Wales, Sydney

Ha aperto al pubblico il 21 gennaio presso la Royal Academy of Arts, A Bigger Picture di David Hockney (West Yorkshire, 1937). È nel cuore commerciale di Londra, Oxford Street e Piccadilly Circus, dove lo shopping la fa da padrone a pochi passi dalla New Bond Street, dove le lussuose gallerie d’arte convivono con le boutique delle grandi firme italiane.
All’Accademico Reale viene dedicata una personale che celebra cinquant’anni della sua produzione artistica, dall’esilio volontario a Los Angeles al ritorno in patria. L’artista sfrutta lo spazio in toto per i suoi paesaggi, invadendo le grandi pareti della galleria con le sue tele in acrilico, molte delle quali realizzate per l’occasione in site specific, a tratti troppo site specific. Risulta una produzione frettolosa e “ripetitiva”, come lo accusa l’Evening Standard il 23 gennaio.

David Hockney - Life is a Killer - 2012

Colori vividi, esplosivi, che rimandano alle tinte forti dei Fauves, rendono il paesaggio dello Yorkshire irreale, indagando con uno studio del tutto personale le stagioni, dalla primavera all’estate, dall’autunno all’inverno. Il “collage” di tele si rende necessario, dunque, per la realizzazione delle grandi dimensioni e per la descrizione minuziosa degli effetti climatici lavorando en plein air, sperimentando per le sue ultime opere le nuove tecnologie iPhone e iPad. “David Hockney’s friends in art: the iPad and iPhone”, titola il Los Angeles Times. Tutto visto e rivisto; se non fosse, appunto, che la tecnologia, con furbizia, incontra l’arte a tarda età (Hockney ha 74 anni).
Esposizione curata nel dettaglio, allestimento gelido e impersonale, un ritmo monotono che induce a un torpore privo di stimoli visivi. È veramente il Botticelli che usa l’iPad, come titola Repubblica?

David Hockney - The Road across the Wolds - 1997 - courtesy Mrs. Margaret Silver

A bigger picture, proprio quanto le polemiche. Aperta con il battibecco Hirst-Hockney in seguito alle accuse rivolte agli artisti, tanto creativi quanto poco artigiani. Dopo la prima rassegna, il dibattito si è poi spostato sulle dichiarazioni di Hockney in favore del fumo: “I intend to stick with my far more natural, delicious, pleasure-giving tobacco”, come riporta il Guardian l’8 febbraio. L’ultima missiva? Il 28 febbraio, Hockney risponde agli “anti-smoking fanatics” con A letter in a picture. Abbandona gli scritti per tornare al colore, rigorosamente iPad.
Un messaggio artistico oppure un altro modo per alimentare le polemiche, e sentirsi ancora protagonista e tanto Big Artist?

Chiara Miglietta

Londra // fino al 9 aprile 2012
David Hockney – A Bigger Picture
a cura di Marco Livingstone e Edith Devaney
ROYAL ACADEMY OF ART
Burlington House – Piccadilly
+44 (020) 73008000
www.royalacademy.org.uk

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Chiara Miglietta
Chiara Miglietta (Galatina, 1982) è critica d’arte e curatrice. Attualmente vive tra Roma, Lecce e Londra, con la valigia sempre pronta. Ha un master in Curatore d’Arte Contemporanea con esperienza presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali in occasione dell’apertura del MAXXI (2009-2010). Collabora con alcune testate di settore come pubblicista, con particolare interesse verso la politica, l’attualità e l’economia dell’arte. Ha lavorato presso il Museo Chiostro del Bramante di Roma, curato la tavola rotonda Seix6 con i direttori delle Fondazioni romane (MLAC, Roma, 2010), l’evento Illuminando Lecce e l’esposizione Lumina Terrae (Lecce, 2011). Cofondatore dell’Associazione Culturale AttivArti.
  • Hockney ha capito che l’era di Hirst, Cattelan, Koons sta per finire. Credo lo abbia capito lo stesso Cattelan, che annuncia un fantomatico “pensionamento”, mentre Hirst ha probabilmente maturato il sospetto che la sua fama non durerà per sempre e cerca di ottimizzare i profitti finché può, rischiando forse di bruciarsi con l’operazione “spot painting”. Mentre all’estero la stampa sembra aver intuito la direzione verso cui soffia il vento (qualcuno scrive addirittura finti memoriali…) in Italia testate autorevoli difendono l’immobilità del sistema e chiudono gli occhi (non mi riferisco ad Artribune).
    Credo che in tempi di crisi economica e sociale, come quelli che stiamo vivendo, venga progressivamente a mancare il terreno fertile in cui fino ad oggi è cresciuta l’arte dei vari Cattelan, Hirst e soci. Mi riferisco ad un mercato solido e in espansione, in grado di assorbire una produzione che usa il mercato stesso come bersaglio critico, pungolandolo con le provocazioni come fa l’attizzatoio con il fuoco, per ottenere appunto l’unico risultato di alimentarlo. Credo che la brace sia ormai quasi spenta. La spinta antisistemica che spesso apprezziamo nelle opere di Cattelan e Hirst è finora sempre stata sapientemente riassorbita dal sistema attraverso i meccanismi della desublimazione repressiva. Oggi invece la crisi acuisce i contrasti e fa venire i nodi al pettine. Penso che la prospettiva che abbiamo di fronte (che non trovo affatto rassicurante) sia quella di un ritorno all’ordine antirelativista.
    Hockney vorrebbe cavalcare quest’onda, ma lo fa con strumenti vecchi: alimenta le polemiche, attira l’attenzione dei media, strizza l’occhio alla tecnologia, ricicla… Insomma è ancora troppo postmoderno, in un’epoca che arranca per superare la postmodernità e disperatamente cerca il solido appiglio di nuovi riferimenti etici e culturali per uscire dal tempo sospeso di questo inizio di millennio. Forse gli artisti di domani saranno più artigiani, ma il rinnovamento non può passare soltanto da qui. Ci sono troppe questioni irrisolte, per prima quella del rapporto valore/prezzo, di cui tanto si è discusso in queste pagine. Ma senza una riflessione sull’identità, sul pubblico e sulle dinamiche centro-periferia sarà difficile creare un nuovo sistema di riferimento.

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  • è un perfetto pittore della domenica…..

  • stefania dm

    Per me potrebbe avere una decina di anni uno che dipinge così,oppure forse non vede più bene i colori, è meglio che vada in pensione.
    Povera Arte!!!!!
    E io dico a quelli che ci vanno dietro a queste c…….

    • Cara Stefania dm, pieno tuo diritto esprime qualsiasi giudizio su qualsiasi artista/opera d’arte ma, per la miglior comprensione di tutti noi, saresti cosi’ cortese di farci un esempio (o anche più d’uno, se lo gradisci) di artista contemporaneo il cui lavoro tu consideri appagante per il tuo gusto? Grazie!

    • concordo..

  • io

    È bella l’arte che vorremmo possedere……