L’uomo che fece Vogue. Steichen a Milano

È di quelle mostre “storiche” che non vanno mancate. Perché chiunque può e deve imparare da Edward Steichen. Se poi sono visibili scatti che hanno fatto la storia della fotografia, non si discute. Succede a Milano da Carla Sozzani, fino al 12 febbraio.

Edward Steichen - Self-Portrait with Photographic Paraphernalia - 1929 - Condé Nast Publications, New York

Fa una certa impressione rivedere una copia di Vogue del 1934. Il bel volto femminile in copertina è illustrato con un acquerello dai toni morbidi e un poco eccentrici. Sono gli anni dell’avvento del sonoro nel cinema e di una ridefinizione dello star system. Edward Steichen (Bivange, 1879 – West Redding, 1973) ne è al centro, ben saldo al timone del settore fotografia di Condé Nast, l’impero editoriale che pubblica Vogue e Vanity Fair. Lo chiamano nel 1923 e lui accetta come se fosse una sfida. Con Alfred Steigliz si è battuto per la fotografia d’arte, ma a Vogue deve applicarla a un mondo più frivolo, almeno in apparenza.
Steichen lavorerà quindici anni e cambierà le cose per sempre. Il suo tocco diventerà il riferimento per molti altri fotografi a venire, come Mapplethorpe o Bruce Weber. Steichen introduce una ventata di modernità che si alimenta delle ricerche in campo artistico e cinematografico, come dimostra questa mostra, che raccoglie oltre 50 ritratti dei più importanti personaggi dell’epoca. Sono scatti vintage, presi dall’archivio così come sono, con i segni della lavorazione addosso. La loro eleganza formale mette al centro il magnetismo spontaneo dei personaggi, che hanno il garbo di un giovane Gary Cooper, il mistero della Garbo, il cipiglio di Churchill o la simpatica spocchia di Gershwin.

Edward Steichen - Greta Garbo - 1929 - Condé Nast Publications, New York

Nelle figure intere, Steichen ama giocare con lo stile, usando il palco teatrale come set e le lunghe ombre, prese a prestito dall’espressionismo di Murnau e di Frintz Lang, per dare dinamismo alla scena. Ci sono ballerine, scrittori, pugili e modelle. I vestiti di Elsa Schiapparelli, Chanel e Dior si posano su Joan Crowford o Colette, su Orson Wells e Fred Astaire. O su Primo Carnera: la fotografia di Steichen ingentilisce anche lui, quell’italiano vestito di muscoli che sorride suadente e ironico.
Steichen usa l’idea del close up per leggere sui volti segnati delle dive del muto, che sarebbero presto tramontate, quelle linee del trucco così marcato: strumenti utili a trasformare le espressioni in emozioni sulle pellicole afone degli Anni Venti. Con la luce, morbida e drammatica, Steichen accarezza il corpo di Martha Graham avvolta in un bozzolo di tessuto elastico, dove stava nascendo la danza moderna.

Edward Steichen - Lee Miller wearing a black tulle evening dress by Lelong; black satin pumps by Delman and jewels by Marcus, standing in Condé Nast’s apartment, 1928 - Condé Nast Publications, New York

La moda nuova, quella femminile e libertaria dell’America del Charlestone, si fa strada sui corpi delle dive e delle modelle, longilinee e aggraziate. Steichen le porta dentro architetture moderniste e minimali, dove la decorazione è un crimine (sentanza di Adolf Loos). Eleganza, volumi e sensualità convergono sui centri focali dettati dagli scatti di Steichen, che non ama infrangere il rigore formale della fotografia, ma non per questo si esime dal provare soluzioni inedite. Come quel ritratto di Gloria Swanson che guarda fissa in camera da dietro un velo ricamato nero. Sono tatuaggi ante litteram, dietro i quali la diva del cinema muto, poi icona di Sunset Boulevard, sembra giudicarci con parole inudibili per aver diluito il senso della grazia in una mediacrazia sempre più confusionaria.

Nicola Davide Angerame

Milano // fino al 12 febbraio 2012
Edward Steichen – Gli anni Condé Nast
GALLERIA CARLA SOZZANI
Corso Como 10
02 653531
[email protected]
www.galleriacarlasozzani.org


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