La silenziosa eloquenza di un’esposizione

L’esercizio della memoria nasce dal concatenarsi di opere passate ed evocate, spazi d’artista e ricordi. L’input generato dalla corrispondenza fra artista e gallerista. Che poi sono Giulio Paolini e Massimo Minini, in una mostra a Brescia, fino al 10 marzo.

Giulio Paolini - Studio per Circo Massimo - 2011 - courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia

L’empatia che si intravede tra le righe della lettera che accompagna l’inaugurazione della mostra – riflessioni di Giulio Paolini (Genova, 1940; vive a Torino) a Massimo Minini – è tanto profonda quanto ben radicata alla base di una collaborazione pluridecennale e prolifica, iniziata nel 1976. Non a caso per la sesta volta Paolini torna a Brescia con la stessa familiarità con cui si torna in un luogo amico, talmente vicino da escludere a priori tentennamenti e mezze misure. È, sempre poco fortuitamente, l’artista stesso a sottolineare ancora l’autonomia dell’esposizione, la capacità dell’arte di auto-referenziarsi “nel proprio elegante silenzio”.
Nella ragionevolezza del pensiero e della visione artistica Paolini s’interroga, ancora, sul ruolo dell’artista e sul suo porsi nello spazio e nella memoria del tempo, rievocando il passato – come fa ne L’ospite della prima sala, la mostra del 1989 – e ricercando punti di connessione fra gli spazi che gli appartengono e l’evolversi, logico e meditato, della sua creazione.

Renata Mandis

Brescia // fino al 10 marzo 2012
Giulio Paolini
GALLERIA MASSIMO MININI
Via Apollonio 68
030 383034
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