Guercino, da Cento a Roma

I nuovi spazi espositivi di Palazzo Barberini per un grande artista. In aperto dialogo con la mostra a Palazzo Venezia, dedicata ai primi decenni del Seicento a Roma. A tessere le fila, la “solita” Rossella Vodret. Guercino, a Roma fino al 29 aprile.

Guercino - San Pietro piangente - 1639 - Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia

Il primo consiglio è di visitare – con questa del Guercino “da Cento a Roma”, lungo le eleganti sale al piano terra di Palazzo Barberini, appena inaugurate per le esposizioni temporanee – anche la mostra di Palazzo Venezia, Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630. Non solo per l’evidente coincidenza di date (Guercino è a Roma tra il 1621 e il 1623), ma proprio per la possibilità di approfondire – nell’affascinante gioco dialettico del confronto, al di là di ogni polemica – stili, modalità espressive, influenze, originalità. Ricordando poi anche la possibilità di fare ulteriori incontri con il Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, Cento, 1591 – Bologna, 1666) in altri spazi romani e, naturalmente, a Cento (eccellente l’idea di dedicare l’appendice del catalogo, con buone schede, alle numerose opere da rintracciare ancora nella Capitale e nel centro ferrarese).
I nuovi spazi espositivi trasmettono ancora un senso di prova, di esperimento: non si avverte un pensiero estetico forte, in dialettica con l’itinerario delle opere. Il direttore della Pinacoteca Civica di Cento, Fausto Gozzi – che nel catalogo cura la parte dedicata alle opere realizzate da Guercino nel suo paese natale – ricorda come Sir Denis Mahon abbia più volte sostenuto il carattere sostanzialmente autodidatta del Guercino: i suoi primi maestri furono infatti capaci di offrirgli solo i primi rudimenti dell’arte. E questo riferimento a Mahon non è casuale: allo studioso recentemente scomparso, che ha dedicato gran parte della sua vita al grande maestro di Cento, è infatti dedicato questo percorso espositivo, potendo ritrovare, nell’attraversare le sale, le influenze di Annibale Carracci e dei ferraresi, immaginando quindi confronti con Caravaggio per l’uso della luce (una ricerca luministica assai diversa, assai meno drammatica), o le diverse scelte rispetto a Guido Reni.

Guercino - Saul tenta di uccidere David con la lancia - 1646 - Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini

Come sempre per le mostre monografiche, la lettura è interna all’autore – l’attraversamento di diverse “maniere” – e un continuo stimolo interpretativo per accostamenti esterni, per date, temi, viaggi. Guercino si fermerà a Roma solo nel tempo del breve pontificato di Gregorio IV, rifiutando gli inviti ad andare in Inghilterra o in Francia. Le trentasei opere in mostra (più una, che apre la visita: un ritratto del Guercino posteriore alla morte, di fianco Giovanni Battista Manzini) sintetizzano dunque realmente la vita dell’autore, che ritornerà quindi definitivamente alla sua terra.
Molti sono i richiami a Ludovico Carracci per le opere precedenti il soggiorno romano, come per La Madonna che adora il Bambino o La Madonna del Carmine. La piena maturità del periodo giovanile è rappresentata dal San Pietro che riceve le chiavi da Cristo. Di grande interesse – con l’accostamento delle due tele intitolate San Girolamo in atto di sigillare una lettera – il problema dei “doppi” per mano dello stesso artista: sono diverse infatti in Guercino le repliche autografe. Ci sono poi gli accenti magnificamente barocchi di Erminia e Tancredi.  Creata dopo il viaggio a Venezia, invece, l’allegoria Et in Arcadia ego, un particolare memento mori tra gli alberi, con due pastori che guardano stupiti il teschio in primo piano.

Guercino - Ritratto del cardinale Bernardino Spada - 1631 - Roma, Galleria Spada

Il saggio in catalogo di Rossella Vodret approfondisce le questioni legate al periodo romano, inevitabilmente oltre le opere esposte, ricordando la comparazione tra l’Aurora del Guercino (Casino Ludovisi) e quella di Guido Reni; o il Ritratto di Gregorio XV (Malibu, Paul Getty Museum); oppure, ancora, il capolavoro dell’enorme pala con il Seppellimento di Santa Petronilla. Roma ritorna per alcune opere in mostra che, create dopo il ritorno a Cento, si trovano però ora nella Capitale, come il magnifico Ritorno del figliol prodigo, di quieta, potente teatralità, o il Ritratto di Bernardino Spada, che tra le mani regge il disegno della Fortezza di Castelfranco.
Una mostra di pregio, che crea conoscenza reale intorno a Guercino, con l’invito a crearsi quindi una mappa d’altri capolavori del Maestro di Cento, altri itinerari d’indagine: a partire dai possibili parallelismi e raffronti stimolati dalle 140 opere di Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630.

Valeria Ottolenghi

Roma // fino al 29 aprile 2012
Guercino 1591-1666. Capolavori da Cento e da Roma
a cura di Rossella Vodret e Fausto Gozzi
Catalogo Giunti
PALAZZO BARBERINI
Via delle Quattro Fontane 13
06 32810
[email protected]
www.galleriaborghese.it


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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.