La Roma di Spencer Finch

Un ricordo sfumato tra luce e colore. Forti sensazioni suscitate dalla memoria, tra Velázquez e Brueghel. L’arte di Spencer Finch stimola l’occhio, evocando tempi e spazi distanti. In mostra presso la Galleria Erica Fiorentini Arte Contemporanea di Roma, fino al 20 gennaio.

Spencer Finch - Red (After Velázquez) II - 2011 - courtesy Erica Fiorentini Arte Contemporanea, Roma

Dopo le recenti apparizioni presso il Museum of Contemporary Art di San Diego e all’Art Institute di Chicago, Spencer Finch (New Haven, 1962) propone per la sua prima personale romana una serie di opere profondamente radicata nella storia della Capitale e ispirata al suo soggiorno del giugno 2011.
Red (After Velázquez), ad esempio, è frutto di un’indagine condotta sul Ritratto di Innocenzo X della Galleria Doria Pamphilj: il colore rosso viene qui riscoperto attraverso uno studio delle sue differenti gradazioni nella veste del Papa del celebre dipinto. Finch fa corrispondere le varianti cromatiche al ricordo, per sua natura instabile, che ha dell’opera dell’artista spagnolo, giungendo a esiti originali, ma al contempo dipendenti dall’esperienza di partenza. Si crea, così, una connessione tra passato e presente che rileva tutta la profondità del contatto sensoriale legato a un episodio specifico.

Spencer Finch - The Garden of Eden (All colors in my Paintobox) - 2011 - courtesy Erica Fiorentini Arte Contemporanea, Roma

Un procedimento simile è applicato in un altro lavoro su carta, The Garden of Eden (All colors in my Paintobox), dove il riferimento ricade evidentemente sul capolavoro di Brueghel. Nell’interpretazione dell’americano, il brulichio di piante e animali che popolano l’Eden viene reso astratto in una griglia geometrica multicolore. Ancora una volta, Finch ricostruisce con una precisione quasi scientifica la suggestione emozionale suscitata dai colori.
La disposizione delle opere in galleria impone un percorso quasi sacrale: lo spettatore percorre la sala centrale che, come una breve navata, catalizza l’attenzione sulla parete di fondo, dove i cinque tubi fluorescenti di Rome (Pantheon, noon effect) ricreano il ricordo della percezione del grande oculus del Pantheon. L’esito è un’installazione impalpabile e leggera, costituita da cerchi raggianti che, come coronamenti luminosi, si stagliano su uno sfondo bianco dominato da veli azzurri.
In questo modo, Spencer Finch riesce a congelare un hic et nunc capace di conservare nella memoria un battito. Un’impressione. Un fremito.

Elisabetta Masala

Roma // fino al 27 gennaio 2012
Spencer Finch – Rome Project
a cura di Ludovico Pratesi
ERICA FIORENTINI
Via Margutta 17
06 3219968
[email protected]
www.ericafiorentini.it


  • alessandra Facciani

    non sono molto d’accordo su questo commento, per il mio modesto parere che poi non vuole essere una critica,perchè appare forzato, nell’ interpretazione di Velàzquez, la trasformazione del rosso ecc..non è sempre necessario attribuire una interpretazione dell’ ispirazione artistica ..i tubi fluorescenti per quanto interessanti di forte impatto, più del Pantheon ricordano i cerchi delle Olimpiadi, sono sicura che lo pensa anche Agrippa..
    grazie comunque per l’informazione puntuale corretta e sapiente che la vostra rivista di ottima qualità sa fornire. Alessandra Facciani