Se fare arte non è facile…

Una sede tutt’altro che semplice da scovare. Una rassegna in quattro atti, collaborazione fra la Provincia di Roma e il CIAC di Genazzano. E un cofanetto che sarà pubblicato al termine della kermesse da Livello4, editore che all’arte guarda spesso e volentieri.

Non è facile - veduta della mostra presso Palazzo Incontro, Roma 2011

Non è facile sembra un monito che inizia dalla ricerca della sede della mostra – promossa dalla Provincia di Roma, in collaborazione con il Centro Internazionale di Arte Contemporanea di Genazzano -, nascosta in fondo alla Libreria Fandango di via dei Prefetti. Qui, in uno spazio “difficile” dal punto di vista espositivo, coabitano le opere di due grandi artiste scomparse – Kiki Smith e Nancy Spero – e le installazioni di tre giovani: il già lanciato Alberto Di Fabio, Simone Cametti e Caterina Silva. L’idea è costringere i visitatori ad “andare più in là del loro naso”, scovando il doppio senso delle opere, al di là delle loro forme riconoscibili e dei colori fortemente caratterizzanti. Di certo si riesce a strappare più di un sorriso e sguardi ammirati soprattutto per le “carte” di Di Fabio, caleidoscopica rievocazione di cielo e aria contrapposti.

Chiara Ciolfi

Roma // fino al 10 dicembre 2011
Non è facile
a cura di Claudio Libero Pisano
PALAZZO INCONTRO
Via dei Prefetti 22

www.provincia.roma.it


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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.
  • Aldo Iori

    La mostra non è nascosta ma visibile dalla strada con una vetrina e uno striscione sul palazzo con i nomi degli artisti. Certo, l’accesso è dalla sala di lettura del bar della bella libreria Fandango al piano terra del palazzo della Provincia che per la verità da anni promuove iniziative, alcune indubbiamente interessanti.
    La strada è nel cuore di Roma e quindi facilmente accessibile e limitrofa di importanti gallerie d’arte.
    Quel che è più difficile da comprendere è il perchè di una scelta, di un affiancamento tra artisti e se l’evento è inserito in un progetto o sporadica vetrina ad uso di interessi mercantili. Forse un’istituzione territoriale potrebbe superare la consolidata abitudine di porre delle opere (un po’ mortificate dalla collocazione in un vano lungo e male illuminato -concordo con Chiara Ciolfi sulla ‘difficoltà’ dello spazio: un retroscala con pavimento e rifiniture da retroscala) alla visione di un vasto pubblico abbandonandole e non permettendo la crescita dell’osservatore con uno sguardo che accompagni alla comprensione di artisti e di opere di qualità, piuttosto che all’accettazione di qualcosa che non tutti sono tenuti a conoscere ma che forse lo vorrebbero. La logica e le modalità devono essere differenti da quelle del privato.