Scrigni ticinesi. E non sono banche

Il meglio delle collezioni dei musei di Lugano in mostra, in attesa del Lac nel 2013. Al Cantonale (fino al 29 gennaio) i grandi temi dal Seicento all’Ottocento, al Museo d’Arte (fino all’Epifania) accostamenti inediti tra antico e contemporaneo.

Joseph Mallord William Turner - Veduta della gola di Faido - 1842 ca. - Museo Cantonale d’Arte

Una volta di più, i musei di Lugano danno prova di classe, rigore e inventiva. Con una mostra in due sedi, Tesori a Lugano, il Cantonale e il Museo d’Arte espongono le loro collezioni in vista dell’apertura del Lac, nel 2013, il grande museo in costruzione sul lungolago.
La sezione al Cantonale, sotto il titolo Dal Barocco alle soglie della modernità, propone una carrellata divisa per secoli e temi. Rosse le pareti per il Seicento, azzurre per il Settecento, ocra per l’Ottocento. Anche questi particolari in apparenza banali danno il senso di un ordine mentale che dai curatori si trasmette ai visitatori.

Pier Francesco Mola - Giovane suonatore di viola da gamba - 1635-66 ca. - Museo Cantonale d’Arte, Lugano

Il percorso esplora intersezioni di temi e stili, proponendo opere che colpiscono inesorabilmente. Come nel caso del caravaggismo inusitato di Giovanni Serodine, dalle pennellate sferzanti impensabilmente libere ma nel contempo rigorose nel confluire nella struttura. O il realismo in cui arde il fuoco del Barocco di Pier Francesco Mola, e poi, nella sezione del Settecento, la sala tutta dedicata a Giuseppe Antonio Petrini. Le sue campiture piatte sono da riscoprire per la modernità estrema. Il risalto non è una questione di effetti, ma di un razionalismo che, nel delimitare, moltiplica l’intensità.
E poi, le opere ottocentesche di autori come Hodler, Ciseri, Cremona, Vela, che con sobrietà responsabile si dibattono tra echi di accademia, realismo e primi sprazzi di avanguardia. Un percorso speciale, la parola non è sprecata, in cui si inserisce – fuori mostra – l’Angelo incarnato (primi del Cinquecento) di Leonardo, una piccola opera su carta, ulteriore episodio di quel corpo a corpo col suo modello Salai, angelo-demone principe di un testardo rapporto pansessuale con la realtà.

Markus Raetz - Kopflose Mühle - 1993-2002 - Lugano, Museo Cantonale d’Arte (deposito dell’Associazione ProMuseo)

Al Museo d’Arte, con la sezione Consonanze – Dialoghi nel tempo si scatena la fantasia di associazioni libere, ma mai immotivate. Qui, la descrizione può procedere solo per esempi, ed ecco quindi i giovani di Rineke Dijkstra a confronto con le signorine Spinelli di Antonio Rinaldi, i vegetali di ferro di Consagra con le elucubrazioni semiastratte sulla natura di Klee, la neve di Edoardo Berta con quella astratta di Not Vital, la scultura di Vincenzo Vela nella stessa sala delle opere di Spalletti, Fontana e Colombo.
Lo ribadiamo: i musei italiani, e in particolare quelli milanesi, prendano esempio da quelli di Lugano.

 

Stefano Castelli

Lugano // fino all’8 gennaio
Tesori a Lugano.
Consonanze – Dialoghi nel tempo
a cura di Marco Franciolli e Cristina Sonderegger

Museo d’Arte –
Villa Malpensata
Riva Caccia 5

+41 0
588667214
[email protected]
www.mda.lugano.ch
Lugano // fino al 29 gennaio
Tesori a Lugano.
Dal Barocco alle soglie della modernità
a cura di Marco Franciolli ed Elio Schenini

Museo Cantonale d’Arte
Via Canova 10
+41 0919104780
[email protected]
www.museo-cantonale-arte.ch


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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.