Mondrian e la ricerca dell’armonia

Algido asceta o realista avanguardista? Intangibile, eterno, immutabile, elegante. Piet Mondrian, l’artista olandese più amato, è in mostra al Vittoriano di Roma fino al 29 gennaio.

Piet Mondrian - L’armonia perfetta - veduta della mostra presso il Vittoriano, Roma 2011

Quando si parla di arte astratta, il terreno comune parte quasi sempre da una negazione. L’intenzione precede il sentimento e non ci si preoccupa quasi mai di riprodurre la realtà, anzi.
Gli ultimi anni dell’Ottocento, invece, vedono Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 – New York, 1944) dipingere paesaggi en plein air dal carattere fortemente impressionista. Assolutamente figurativi. Già intorno al 1910, però, a Donburg inizia a raccogliere le teorie simboliste. E affascinato dalla personalità di Cézanne, abbraccia definitivamente le dottrine cubiste mettendole in pratica. Opere apparentemente semplici le sue, prive di linee diagonali e curve, si trasformano gradatamente in creazioni monocrome, dove si alternano esclusivamente linee verticali e orizzontali. Di indole mistica quanto razionale, ha saputo sempre mantenere una regolare tensione. Il percorso espositivo al Vittoriano evidenzia chiaramente questa graduale e continua metamorfosi, che lo porta dal cupo naturalismo a una più netta divisione dei volumi. Pur sfuggendo a ogni definizione e muovendosi ai limiti con semplicità ed eleganza, Mondrian dà vita a capolavori senza tempo.

È questo è il suo maggiore contributo al mondo dell’arte, il suo marchio di fabbrica. E così la bellissima serie di alberi, punto focale della seconda sezione della mostra, dimostra come il processo di semplificazione abbia inciso non solo sulla sua produzione pittorica, ma anche su quella dei suoi contemporanei che in maniere differenti lo hanno imitato. Linee spigolose danzano armoniosamente con linee rette, lo sfondo si annulla senza nessuna pretesa di illusioni prospettiche o inganni ottici che tanto avevano caratterizzato la pittura sino ad allora. La ricerca dell’armonia perfetta inizia così, prendendo vita attraverso l’astrazione delle forme, la riduzione del disegno alle linee compositive, l’equilibrio dei colori. Figure geometriche perfettamente incastrate fra loro, con tonalità ripetute, rappresentano un lento processo di interiorizzazione dell’idea concettuale. E tutto culmina nell’ultima sezione, forse quella più caratteristica, nella quale il mutamento ha raggiunto il suo apice compositivo e il ritmo altalenante della musica jazz, a lui tanto cara, prende vita attraverso il filtro dell’essenzialità.

Piet Mondrian - L’armonia perfetta - veduta della mostra presso il Vittoriano, Roma 2011

Dipinti di piccole dimensioni, apparentemente semplici ma in nessun modo casuali. Linee mai troppo spesse e mai troppo lunghe, colori vivaci ma sempre nelle declinazioni primarie, danno vita a quello stile unico, riconoscibile, che ha influenzato la moda, il design e gettato le basi di un nuovo plasticismo bidimensionale. “Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte”.

Michele Luca Nero

Roma // fino al 29 gennaio 2012
Piet Mondrian – L’armonia perfetta
a cura di Benno Tempei
Catalogo Skira
COMPLESSO DEL VITTORIANO

Via di San Pietro in Carcere
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Michele Luca Nero
Michele Luca Nero (Agnone, 1979), figlio d’arte, inizia a dipingere all’età di sei anni. Una passione ereditata dal padre, Francesco, insieme a quella teatrale acquisita dal nonno, Valentino, poeta e drammaturgo riconosciuto a livello internazionale. In pochi anni ha curato e realizzato numerose mostre, tra cui alcune personali. Un successo di pubblico che lo ha accompagnato anche nelle performance teatrali, non senza un'esperienza come ufficio stampa. Appassionato di cultura e società ma dotato di uno spiccato senso critico. Curioso, perfezionista, esteta. Forse a causa della sua innata passione per la musica, per la quale vanta oltre ad una laurea in etnomusicologia, anche studi musicali di pianoforte. Ha maturato esperienze nell'insegnamento e nella trascrizione musicale apportando un decisivo contributo alla salvaguardia del patrimonio di tradizione orale delle melodie della sua terra di origine. Vivace sperimentatore nel campo della pittura è alla costante ricerca di sempre nuovi linguaggi espressivi. Sostenitore del collage cerca da sempre di unire tradizione e modernità, con un ricorrente accenno al mondo del sacro, sua costante ossessione. La formazione teatrale ha influito notevolmente sulla sua concezione del corpo (figura), dello spazio e della materia. Nelle sue opere prevale sempre un carattere deciso, vuoi nel colore che nella definizione del soggetto: eleganza nella postura, espressività delvolto. Ha frequentato un corso di mimo e uno di portamento e passerella. In qualità di illustratore ha pubblicato “Matteo e il viaggio nel meraviglioso mondo dei libri” (2009) e “Gigì le coiffeur et la maison de beauté” (2011) per la Edigiò. È direttore responsabile del magazine CU.SP.I.D.E. (cultura, spettacolo, intrattenimento, divagazioni artistiche, etno-gastronomia). Dal 2011 fa parte dello staff redazionale di Artribune.