Manatthan, Italia, Favelli

Flavio Favelli trasforma Cardi Black Box nel Manhattan Club. Tende purpuree, poster, mobili vecchi, neon dai colori caldi e richiami all’Italia degli anni ‘70 e ‘80. A Milano, fino al 21 gennaio.

Flavio Favelli - Manatthan Club - veduta della mostra presso Cardi Black Box, Milano 2011

La volontà di ricreare un mondo passato di cui si ha nostalgia. Non necessariamente migliore o perfetto, come indicano i fili penzolanti dei neon e l’errore ortografico nel titolo della mostra. Piuttosto, quello che ha connotato la storia personale di Flavio Favelli (Firenze, 1967) condizionandone la poetica attuale. Nella main gallery alcune parole ricorrenti indicano i temi cari all’artista, declinati sotto forma di poster e luci al neon: sono il Sandokan dello sceneggiato televisivo e un vecchio porno che oggi fa quasi tenerezza. Salendo le scale, un odore stantio ci accompagna in uno spazio dominato da un enorme tappeto logoro. Alle pareti, opere realizzate con minuzia grazie alla sovrapposizione di carte di cioccolatini o figurine Panini. Chissà come rimarranno male coloro che vedranno appiccicata nei collage la figurina agognata per completare la propria raccolta…

Marta Cereda

Milano // fino al 21 gennaio 2012
Flavio Favelli – Manatthan Club
CARDI BLACK BOX
Corso di Porta Nuova 38
02 45478189
[email protected]

www.cardiblackbox.com


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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.
  • Dulcolax

    favelli me lo ricordo ai tempi del Link, l’ultima coSa che avrei voluto è vederlo esporre nella galleria della figlia di Berlusconi! Che tristezza, che senso di tradimento. Poteva essere un artista vero, invece ha scelto di diventate un artista di regime, e per questo non può essere perdonato!