La pittura? È un firmamento

La GAM di Torino ospita “Firmament” di James Brown, primo appuntamento del progetto “Dialoghi”. Nove enormi rappresentazioni dell’universo restituiscono una sontuosa fascinazione per l’infinito, dando vita a un confronto con alcune opere della collezione permanente. Fino al 12 febbraio.

James Brown - Color Study 5

Nel XVI secolo Giordano Bruno fece scalpore discorrendo di un universo infinito composto di “innumerabili stelle, astri, globi, soli e terre [che] sensibilmente si veggono, ed infiniti raggionevolmente si argomentano”. Com’è noto a tutti, tacciato di eresia, fu condannato al rogo, ma le sue lucidissime visioni riecheggiano ancora oggi, a più di quattrocento anni di distanza dalla sua esecrabile esecuzione, nell’opera di filosofi, scrittori e artisti.
Osservando le immense tele che compongono la mostra Firmament del pittore americano James Brown (Los Angeles, 1951) non si può non rintracciare quella stessa fascinazione estrema per l’universo infinito, quasi un’ossessione, di cui erano intrisi i testi del grande filosofo nolano. L’attenzione al dettaglio è maniacale – gli “innumerabili” puntini, uniti l’uno all’atro da un’infinità di minute linee tracciate a matita sul lino bianco, danno vita a griglie che giocano con la percezione visiva dello spettatore disegnando costellazioni immaginarie, apparentemente più complesse di quelle reali – e sorprende soprattutto se rapportata a dipinti che superano i tre metri di altezza e i cinque di larghezza.

James Brown e Danilo Eccher alla mostra della GAM, Torino 2011

A rendere ancor più completa la mostra ci pensano i lavori preparatori, che testimoniano della meticolosa scelta di forme e colori e che vengono affiancati da una decina di opere estrapolate dalla collezione del Museo – da Jean Arp a Morandi, passando per Medardo Rosso e Giorgio Belloni –, incensata per la sua sorprendente profondità dallo stesso Brown in sede di conferenza stampa, tanto da decidere di entrare a farne parte donando una propria opera. Alcuni dei confronti proposti dalla mostra sono più riusciti di altri – su tutti quello tra l’Autoritratto d’inizio Novecento di Felice Carena e il settimo studio della serie Color Form, che del primo sembra la perfetta traslazione astratta – ma nel complesso il risultato non poteva essere migliore per il primo capitolo dell’interessante progetto Dialoghi, che porterà, ogni anno, un affermato artista del panorama contemporaneo a confrontarsi con la collezione permanente del museo torinese.

Andrea Rodi

LEGGI ANCHE:
James Brown allo Studio Raffaelli di Trento

Torino // fino al 12 febbraio 2012
James Brown – Firmament
a cura di Danilo Eccher
GAM – GALLERIA D’ARTE MODERNA
via Magenta 31
011 4429518
[email protected]
www.gamtorino.it


CONDIVIDI
Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.