Italiani a Londra. Piero Manzoni e Azimut

Dopo la grande retrospettiva newyorkese del 2009, Larry Gagosian continua a celebrare Piero Manzoni. Questa volta negli spazi londinesi, fino al 7 gennaio, si “ricostruisce” la straordinaria vicenda di Azimut.

Piero Manzoni - Corpo d’aria - 1959-60 - Fondazione Piero Manzoni, Milano in collaborazione con Gagosian Gallery, New York - photo G. Ricci-A. Guidetti

La galleria Azimut e la quasi omonima rivista “Azimuth” furono fondate nel 1959 a Milano da Enrico Castellani (Castelmassa, 1930) e Piero Manzoni (Soncino, 1933 – Milano, 1963). Esperienza breve, intensa e radicale che lascerà segni profondi nella cultura artistica del Novecento; come il percorso di Manzoni. Due soli numeri per la rivista (settembre 1959 e maggio 1960), ma i giovani “curatori” riusciranno a coinvolgere sia personalità già affermate, come Lucio Fontana e Gillo Dorfles, sia soprattutto le nuove generazioni di artisti e intellettuali, da Vincenzo Agnetti a Yves Klein, fino agli esponenti del Gruppo Zero di Düsseldorf, pubblicando testi o immagini di autori per loro comunque “attuali”, da Kurt Schwitters a Jasper Johns, e molti altri.

Inaugurazione della mostra Linee di Piero Manzoni alla Galleria Azimut - Milano, dicembre 1959 - photo U. Lucas

La galleria Azimut, piccolo seminterrato nel centro di Milano, proporrà in otto mesi di programmazione ben tredici mostre, molte delle quali con artisti presentati nella rivista. La mostra inaugurale (4 dicembre 1959) sarà la monografica delle “linee” di Manzoni, con testo critico di Agnetti in catalogo. Linee tracciate su fogli di carta di dimensione variabile poi arrotolati e chiusi in cilindri neri su cui sono riportati autore, lunghezza e data; ontologia del tempo e dello spazio. I suoi bianchi (o “neutri”) Achrome, con materiali e formati eterogenei, diventano manifestazione dell’“essere totale”. Vero laboratorio di idee la collettiva dal respiro internazionale La nuova concezione artistica (4 gennaio 1960), legata al secondo numero della rivista. Anche l’ultima esposizione (21 luglio 1960) sarà di Manzoni, la mostra-evento Consumazione dell’arte Dinamica del pubblico Divorare l’arte, dove l’artista farà mangiare ai visitatori uova sode “firmate” con la sua impronta digitale. Ricerche già concettuali e performative.

Manzoni: Azimut - veduta della mostra presso la Gagosian Gallery, Londra 2011 - photo Dave Morgan

Manzoni: Azimut è una mostra di alto profilo. Nella sede londinese della Gagosian Gallery in Davies Street l’allestimento riprende (senza sterile filologismo) l’atmosfera frenetica dello spazio milanese, luogo di giovani artisti carichi di urgenza sperimentale. Sono presenti quasi tutte le categorie delle opere manzoniane, sintesi di ironia dissacrante e profondità filosofica (Achrome, Linee, Corpi d’aria, Uova scultura, Merda d’artista), tra cui molti lavori storici, come l’Achrome (1958-59) pubblicato sul primo numero di “Azimuth”, e tre “linee” esposte nella personale del 1959; oltre ad alcuni documenti d’epoca, vi è una selezione di opere di artisti italiani che hanno condiviso tale esperienza, quali Agostino Bonalumi, Castellani e Dadamaino; mirabile un Concetto spaziale, Attese (1959) di Fontana, “nume tutelare” delle giovani generazioni. Il catalogo diventerà un prezioso strumento di studio: include la ristampa anastatica dei due numeri della rivista e la traduzione integrale in inglese dei suoi testi, lettere e documenti inediti; un rigoroso saggio di Francesca Pola ricostruisce il percorso di questa straordinaria vicenda culturale.

Gaspare Luigi Marcone

Londra // fino al 7 gennaio 2012
Manzoni: Azimut
GAGOSIAN GALLERY
17-19 Davies Street
020 74933020
[email protected]

www.gagosian.com


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Gaspare Luigi Marcone
Gaspare Luigi Marcone (1983; vive a Milano). Artista e curatore, dopo un periodo di studio alla Goethe Universität di Francoforte (D) si è laureato in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano (2006) dove è stato collaboratore del Dipartimento di Storia dell’Arte (2007-2010). Ha pubblicato contributi accademico-scientifici, testi critici e curato mostre su artisti quali Bern&Hilla Becher, Irma Blank, Erik Dietman, Gilbert&George, Roman Opalka, Claudio Parmiggiani, Anne e Patrick Poirier, Eva Sørensen, David Tremlett e altri. Ha curato la mostra monografica di Anne e Patrick Poirier Il giardino della memoria. Progetto per una necropoli contemporanea al Museo MADRE di Napoli (2011). È collaboratore di riviste di arte e cultura contemporanea quali “Artribune”, “Nuova Meta”, “Titolo”. Ha esposto in mostre personali e collettive a Bologna, Milano, Torino, Verbania.