The sound of silence

Presenze, assenze, risonanze. Per riconfigurare i rapporti tra l’ambiente e ciò che contiene, e ritrovare nel suono la traccia del tempo. Capita così, a Genova, che la galleria si trasformi in un “iperstrumento” da accordare. Il colpevole è Marco Lampis, da Chan fino al prossimo martedì.

Marco Lampis – Come accordare una stanza – 2011 - veduta dell’installazione presso la Galleria Chan Arte, Genova - photo Francesco Cardarelli

Marco Lampis (Cagliari, 1976; vive a Berlino e Cagliari) non è un sound artist tout court. E, più che l’armonia, ricerca l’empatia. “Strumenti” da modulare sulla stessa vibrazione il corpo, lo spazio ed elementi propri della scultura minimal. Dal punto di partenza – i 4’33” di John Cage – alla creazione di un silenzio-presenza, l’allestimento mostra come dall’accidente possa nascere il rafforzativo concettuale. Il diapason da collocare originariamente in verticale puntella in orizzontale lo stretto vano della galleria, premendo da un lato sul freddo del vetro, dall’altro sul caldo della cera (tra le analogie, in ordine sparso Melissa Kretschmer, Domenico Bianchi, Lawrence Carroll e Gregorio Botta). Atmosfera vintage per le foto in catalogo, che documentano l’attività nello studio londinese. Una ricerca in fieri.

Anita Pepe

Genova// fino al 22 novembre 2011
Marco Lampis – Come accordare una stanza
CHAN ARTE
Via Sant’Agnese 19r

[email protected]
www.chanarte.com


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Anita Pepe
Insegnante e giornalista pubblicista, Anita Pepe è nata a Torre del Greco (Na). Ha pubblicato il suo primo articolo nel 1990. La laurea in Lettere presso l’Università di Napoli “Federico II” l’ha indirizzata verso una formazione prevalentemente storica; si è avvicinata al contemporaneo per motivi professionali, collaborando per oltre dieci anni con quotidiani, periodici e websites. Ha scritto testi critici per mostre e interventi in spazi privati e istituzionali. Blogger a tempo indeterminato, non riesce a sottrarsi alle tentazioni del nazionalpopolare, politica inclusa. Avrebbe tanto voluto scrivere una minibiografia più cool, e si scusa per non esserci riuscita.
  • cassiusclay

    Meraviglioso il titolo della mostra, se poi davvero di diapason e di armonia si tratta, questo è un lavoro estremamente poetico, almeno concettualmete. Forse Marco Lampis ce la farà a diventare un artista contemporaneo. Almeno lui, finalmente…

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