Interrogando la materia

La scultura non è rappresentazione ma interrogazione. Ciò che sorge dall’ignoto dopo una lotta estenuante con la materia. Tutta la carriera di Eduardo Chillida in mostra alla Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence. Fino al 13 novembre.

Eduardo Chillida - Peine del viento XVII - 1990 - coll. Famiglia Chillida, San Sebastián

Tra sculture, ceramiche, dipinti, disegni, acqueforti e porcellane, sono 206 le opere di Eduardo Chillida (San Sebastian, 1924-2002) esposte alla Fondation Maeght di Saint-Paul de Vence. Una retrospettiva che è anche un “ritorno” dell’artista in un luogo a lui caro. Fu l’allora direttore della Galerie Maeght infatti che, nel 1950, quando Chillida era agli esordi, scelse due delle sculture dell’artista spagnolo per la sua collezione. Le opere esposte oggi provengono dalla Fondazione stessa, ma anche dalla famiglia Maeght, dalla famiglia Chillida e da importanti prestiti privati.
Le sculture di Chillida hanno un impatto percettivo che le porta subito a confrontarsi con concetti come lo spazio e il corpo. Negli spazi esterni della Fondazione le opere si stagliano sulle terrazze e sui prati: Arco de la libertad (1993), un’opera in acciaio alta due metri o Mesa de Omar Khayyam III (1983) sempre in acciaio Corten, una sorta di tavolo con un ricamo/richiamo alla scrittura araba, sono solo alcuni esempi. E se all’esterno le sculture sembrano rincorrersi, all’interno è come visitare un atelier molto ordinato, un percorso tra disegni, studi, collage e sculture in legno, ferro, acciaio, alabastro e granito, molte delle quali mai esposte in precedenza.

Eduardo Chillida - veduta della mostra presso la Fondazione Maeght, Saint-Paul de Vence 2011

Mentre nella prima parte dell’esposizione siamo di fronte a una sistemazione cronologica delle opere – disegni e i primi lavori scultorei – man mano che si procede nelle tante sale del museo le opere si trovano riunite anche per materiali e per temi, ben rappresentando l’evoluzione del lavoro di Chillida, che si dispiega nell’arco di più di cinquant’anni. Intorno agli anni ‘60, quando torna nelle sue terre basche lasciando Parigi, oltre al ferro e al legno compie incursioni verso nuovi materiali, come l’alabastro. Queste opere, tra le più suggestive della mostra, tutte Sin Titulo del 1965, dimostrano con quale decisione Chillida abbia cercato di superare l’opacità della materia cercando di donargli la luminosità.

Claudio Cucco

Saint-Paul de Vence // fino al 13 novembre 2011
Eduardo Chillida
a cura di Ignacio Chillida
FONDATION MAEGHT
Chemin des Gardettes 623
+33 (0)4 93328163
[email protected]

www.fondation-maeght.com


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Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.