India, terra di contraddizioni

Fino al 29 gennaio, in una grande mostra itinerante, sessanta opere e trenta artisti raccontano l’India contemporanea. Un Paese sospeso fra povertà e potenti forze di sviluppo. Al MAXXI di Roma va in scena l’arte indiana, e per una volta non si cede alla tentazione dell’esotismo.

Ravi Agarwal - Downand OutIII - 2000

Comincia dalla piazza l’impatto con l’arte del subcontinente. L’opera site specific di Harsha, un festone formato da 700 volti indiani, dipinto sull’impiantito con la tecnica della miniatura. Ma soprattutto, alzando gli occhi verso la vetrata del piano rialzato, dove si riflette l’installazione fotografica di Dyanita Singh. Pulsanti superstrade come torrenti di fuoco squarciano in diagonale la visione notturna di una città. Ecco l’icona della “Nuova India”, la cui purezza ancestrale sta cedendo il passo alle metropoli ibride di Delhi e Mumbai.
È un’immagine cruda e vera, quella in mostra, volutamente sfrondata da esotismi di genere. Ci si interroga sull’impetuoso boom economico di quel Paese mentre cresce il malcontento delle classi più misere; sui flussi migratori e sui legami tra comunità rurali e urbane; sul settarismo religioso, lo spirito di casta e la sacralità, in epoca di globalizzazione.
L’aspetto più interessante di tutti gli artisti”, afferma Julia Peyton Jones, curatrice della mostra insieme a Hans Ulrich Obrist, Gunnar B. Kvaran e Giulia Ferracci, “è che al centro del loro essere, del loro modo di guardare il mondo, c’è molta coscienza politica, molto impegno”.

Indian Highway - veduta della mostra presso il MAXXI, Roma 2011 - photo K. Tacconi

Così nel cuore del Maxxi campeggia il grande dipinto di Fida Husain – interprete carismatico dell’arte indiana scomparso lo scorso giugno – che evoca temi come gli attacchi terroristici nel 2008 a Mumbai. E ancora i microfoni oscillanti di Shilpa Gupta diffondono voci e aspirazioni in occasione dell’Indipendenza del ‘47, mentre la videoinstallazione di Amar Kanwar testimonia le violenze sulle donne durante i conflitti indo-pakistani.
Altrove, la denuncia sociale si trasforma in gesto ironico, come nella parodia sul “sesso sicuro” di Thukral & Tagra: “Cerchiamo di affrontare così problemi come l’Aids in un Paese in cui non se ne può parlare liberamente”, affermano. Più avanti la denuncia assume le sembianze scheletriche dell’auto-risciò di Jitish Kallat, riferimento all’essenza arcaica del Paese, ma anche alle attuali problematiche urbane: acqua, trasporti e inquinamento. L’opera dialoga con lo scenografico camion in tondini di alluminio, che “racconta di gente emigrata dai piccoli villaggi verso Bombay”, spiega l’autore Valay Shende, che “in quanto artista” ritiene “di avere una responsabilità verso la società alla quale appartiene”.

Indian Highway - veduta della mostra presso il MAXXI, Roma 2011 - photo K. Tacconi

Anche la sacralità si tinge di suggestioni ecologiste, nell’installazione site specific dei Desire Machine Collective che riproduce i suoni di una foresta miracolosamente protetta dalla comunità. Spunti che si fanno più evidenti nella costruzione di Sheela Gowda, bidoni riciclati di catrame, dove i minuscoli fori divengono cielo stellato, o anche nell’inquietante stanza realizzata da Hema Upadhyay con scarti di auto, fogli di alluminio, copertoni e pezzi di metallo. Non mancano riflessioni sull’identità dell’India, nel lavoro di Subodh Gupta, e sulla tradizione, come nelle pregevoli tavole smaltate di Nalini Malani.
Nel complesso le opere – che sembrano aver assorbito la lezione occidentale integrandola in maniera originale con il sistema composito orientale – hanno in comune, come ben sintetizza Giulia Ferracci, “la forza dialogica che caratterizza questo mondo, sia nella sua storia che nella vita economica, politica e sociale”.

Lori Adragna

Roma // fino al 29 gennaio 2012
Indian Highway
a cura di Julia Peyton Jones, Hans Ulrich Obrist, Gunnar B. Kvaran e Giulia Ferracci
MAXXI
Via Guido Reni 4a
06 39967350
[email protected]
www.fondazionemaxxi.it


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Lori Adragna
Lori Adragna nata a Palermo, vive e lavora a Roma. Storico dell’arte con perfezionamento in simbologia (Arte e simboli nella psicologia junghiana). Critico e curatore indipendente, dal 1996 organizza mostre ed eventi culturali per spazi privati e pubblici tra cui: Museo Nazionale d’Arte orientale di Roma; Villa Piccolomini, Roma; Museo D'Annunzio, Pescara; Teatro Palladium, Università Roma Tre; Teatro Furio Camillo, Roma; Palazzo Sant’Elia, Palermo; Museo di Capodimonte, Napoli; Complesso monumentale di San Leucio, Caserta; Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma. In veste di consulente editoriale e artistico ha collaborato inoltre per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (realizzando cataloghi e mostre nel Complesso monumentale di S. Michele a Ripa). I suoi testi sono pubblicati su enciclopedie, libri, cataloghi, in Italia e all’Estero. Scrive come free lance per numerose riviste specializzate nel settore artistico.