G&G e l’arte per tutti

Cartoline, cartoline e ancora cartoline… Strumento di comunicazione, ma soprattutto da collezione, specie se a firmarle è il duo Gilbert & George. Immagini di bandiere, torri, cani e messaggi di servizi erotici a pagamento tracciano l’elenco delle “Postcard Pictures” dell’impertinente coppia inglese. Dove tutto, anche la pacchiana cartolina, dà voce al mondo moderno. A Torino fino al 4 marzo 2012, alla Pinacoteca Agnelli.

Gilbert & George - The Urethra Postcard Pictures - Pinacoteca Agnelli, Torino 2011

Il lavoro delle ex singing sculptures Gilbert (San Martino, 1943) & George (Plymouth, 1942) è sempre sfacciato. Irriverenza e impertinenza sono infatti diktat del loro vocabolario. Al di fuori delle regole e del conforme, e traducendosi in azioni che vedono il duo sin dagli esordi come sculture viventi, o ai più recenti pattern dipinti, la loro ricerca ha sempre elevato a opere d’arte i materiali cosiddetti di scarto, apparentemente commerciali, o negletti secondo la tradizione artistica (non ultimo identificandosi con lo stato di emarginazione dell’East End londinese degli anni ‘70, quartiere in cui la coppia decise di operare).
Attraverso un arco temporale di circa quarant’anni, cioè dal 1971 con le prime Postcard Scupltures – foto e flyer con riflessioni sulla loro poetica e il connubio arte-vita inviate a galleristi e collezionisti – la Postal Art di Gilbert & George, che non coincide con Mail Art, si arricchisce nel tempo della cospicua serie Postcard Pictures. Completata nel 2009, la raccolta presentata alla Pinacoteca Agnelli è un nucleo di circa 130 pezzi: un corpus che palesa un’idea di collezione, secondo la quale, cioè, una banale cartolina, come del resto un francobollo o una farfalla, rappresenta uno degli oggetti preferiti dagli appassionati del genere.

Gilbert & George - The Red Boxers - coll. privata

Prive di questa cornice, dove il collezionismo costituisce uno dei temi di indagine dell’istituzione stessa, le Postcard Pictures apparirebbero piatte, mute e a tratti noiose. Nel loro insieme, invece, diventano testimoni di un periodo segnato dal passaggio del privilegio della forma al contenuto, per arrivare, in ultimo, al solo e breve messaggio. L’architettura formale su cui è costruito l’impianto di The Urethra Postcard Art, titolo che esplicita i riferimenti a una sorta di ri-educazione sessuale nei Paesi occidentali, segue lo schema ricavato dalla Teosofia, la scienza occultista che mira a una comparazione tra diverse religioni.
Tra i simboli sessuali adottati, ogni opera si basa sulla composizione di tredici cartoline identiche sistemate in modo da ottenere un rettangolo a raccolta di un solo elemento centrale. È dunque una sorta di uretra-occhio quella che si ripete, moltiplicando immagini stereotipate di una Londra kitsch (dal Tower Bridge al tipico pub, al cambio della guardia) ancora in cerca di promesse. La serie di annunci per prestazioni erotiche a pagamento, infatti, racchiude implicitamente una propensione alla redenzione, senz’altro reificata, ma in un certo senso necessaria per la salvezza emotiva del singolo.

Gilbert & George - Jack Pants - 2009

Distribuite a livello di massa, anche se oggi l’invasione di social network e chat di ogni genere ha superato l’invio postale in luogo di una comunicazione altra – a cui i due artisti non sembrano guardare, forse perché virtuale e dunque senza tracce come la carta stampata – le Postcards costituiscono per Gilbert & George la rivendicazione democratica dell’arte. Art for all è così quell’arte a disposizione di tutti, dove ogni soggetto può diventare oggetto.

Claudio Cravero

Torino // fino al 4 marzo 2012
Gilbert & George – The Urethra Postcard Art
a cura di Mirta D’Argenzio
PINACOTECA AGNELLI
Via Nizza 230
011 0062713
www.pinacoteca-agnelli.it


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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.